Una foto, un gruppo di persone che si danno appuntamento e uniscono le loro forze per rimediare ad una catastrofe, cittadini che si mobilitano, si rimboccano le maniche e fanno comunità per il bene della propria terra. Ci sono immagini che viste con occhio superficiale sembrano normalissime e che invece a loro modo diventano qualcosa di straordinario, e a loro modo assumeranno una valenza ancora più significativa tra qualche anno, quando le osserveranno le future generazioni e ne potranno cogliere il senso di ciò che era avvenuto nei giorni precedenti a quella foto e di quello che è stato fatto poi.
Vi abbiamo raccontato la lodevole iniziativa dei primi interventi di pulitura straordinaria della baia di Mazzaró, che ha visto protagonista l’Associazione Taormina Fishing Club, la cui opera ha consentito di liberare un angolo suggestivo della città da tonnellate di rifiuti scaraventati sulla spiaggia dalla furia del Ciclone Harry, dalla mareggiata che ha devastato tutto il litorale e non ha risparmiato nemmeno Mazzarò. Un evento epocale la cui violenza e capacità distruttiva, non a caso, è stata definita dai pescatori del luogo come uno tsunami.
Domenica 8 febbraio 2026 siamo andati dai quei cittadini che si sono riuniti per ripulire Mazzarò. Era doveroso dare loro voce e spazio, ma prima ancora complimentarsi con questa gente, generosa e esemplare. Stringere le mani a tutti, uno per uno. Tutti e nessuno escluso. Era giusto tributare un plauso sincero perché quello che abbiamo osservato da vicino è un vero gesto d’amore per il proprio territorio. L’amore oltre la tempesta. Sotto il fango, l’anima indomita di Taormina.
A mani nude al cospetto di una montagna di rifiuti, dentro una meravigliosa baia ridotta dalla Natura a un “cimitero” di devastazione e scarti di ogni genere. Ma questi cittadini non si sono persi d’animo e hanno già liberato Mazzarò da tonnellate di rifiuti, lì dove la sabbia nemmeno si vedeva più e le onde hanno fatto scempio di un lembo di paradiso sfregiandolo e riducendolo a teatro di un inferno.
La bellezza di Mazzarò è stata violentata da una mareggiata e tuttavia l’energia vibrante di questi volontari ha emanato un desiderio caparbio di ridare vita e lustro a questa baia.
Tante volte, assai prima dei fatti del Ciclone Harry, abbiamo sottolineato come la bellezza di Taormina e il suo fascino eterno e immortale, non vengano accompagnati adeguatamente da elementi che potrebbero renderla più forte e prospera, non solo sul piano economico ma prima ancora su quello umano, etico e sociale. Troppo spesso da queste parti viene meno la capacità di fare comunità, prevalgono invidie e rancori, veleni, personalismi e doppiogiochismi. Ancora più acclarato è il fallimento della classe politica che ha amministrato Taormina negli ultimi decenni e di quella che la governa anche oggi. Quella stessa politica che dovrebbe accompagnare per mano Taormina, invece la considera un “bigliettino da visita” per se stessi, il volante di un vaporetto per pochi eletti. Ma poi ci vuole altro per volare alti.
E allora quella immagine della gente di Mazzarò fa la storia. E’ un affresco potente di cittadinanza attiva da cui deve ripartire Taormina. Ripartire non per il bisogno di fare semplicemente un’altra prossima stagione estiva ma per costruire l’avvenire della città, cambiare passo nel modo di essere e di viversi, di condividere il tempo, le storie e le sfide, i problemi e le opportunità, i sogni e i traguardi raggiungibili.
Mazzarò ferita s’inchina a una Mazzarò che, poco alla volta, ricomincia a splendere. Il fango della mareggiata s’arrende all’onda di ritorno della comunità. E’ il paradigma di una rinascita che si declina dentro la cornice di una immagine, così semplice eppure così potente. Una lezione di dignità della gente di mare. Il futuro di Taormina ha un cuore che batte forte oltre i palazzi. Dalla spiaggia di Mazzarò parte un messaggio straordinario di speranza, che va compreso e coltivato. Il dopo Ciclone va esplorato nei suoi tratti essenziali, nei gesti che curano le ferite dei luoghi, li rimodellano e li restituiscono al proscenio del mondo.
La Natura è grande e noi, di fronte a quell’enormità, non siamo niente. La Natura dominatrice si è scatenata e l’uomo non ha potuto far altro che osservarne impotente il suo spettacolo più feroce e terrificante. Ma poi il moto delle onde s’è placato ed è iniziato il secondo tempo, con un battito corale di cuori che ha aspettato si placasse quell’ira e s’è ripreso la scena. I volontari hanno sfidato il contrasto scioccante di fango e devastazione che ha profanato la bellezza abituale di un luogo iconico. Alla fine i volontari hanno ribaltato l’inerzia della realtà. Eccolo il messaggio che non passa inosservato e dà un senso ai luoghi e alle cose: da soli siamo troppo piccoli e chi è convinto del contrario e di farsi bastare il proprio Io è fuori strada. Insieme si possono scrivere pagine di storia importanti, impensabili, come questa. Il destino di ogni vita e l’orizzonte di una comunità sono nelle mani di chi non si arrende ma soprattutto nel coraggio di chi si unisce.


