TAORMINA – Quando sono già trascorsi 4 anni dalle ultime elezioni e mancano soli 11 mesi al ritorno alle urne, a Taormina si fa sempre più nera la crisi dell’opposizione, che non trova la quadra, non riesce a fare sintesi fra le sue varie correnti, si nasconde dietro i soliti “riti” del calendario e non trova una candidatura a sindaco sulla quale convergere in modo unitario e senza veleni, rancori e competizioni personali.
C’è stato il passo indietro dell’allora candidato sindaco Salvo Cilona (sconfitto da Mario Bolognari e che pure aveva preso allora in quella tornata elettorale più voti di una lista – la propria – che aveva deluso e tradito le attese di questo fronte politico) ma quella sconfitta non è stata ancora oggi metabolizzata e l’attuale minoranza brancola nel buio.
Il tavolo politico di partenza che un anno fa aveva provato a mettere in piedi un’alternativa di governo si è disgregato, anzi frantumato. Nunzio Corvaia ha deciso nel marzo 2021 di entrare in maggioranza ed oggi è in Giunta, Cilona come detto ha fatto un passo indietro e ha dato disponibilità un’altra candidatura, ipotizzando una convergenza nel caso specifico sull’ex sindaco Mauro Passalacqua. Per il resto si è formato nei mesi scorsi un altro tavolo politico, con Eligio Giardina, Antonio D’Aveni e Andrea Raneri, altri tre potenziali candidati sui quali però – anche in questo caso – non si sono create le convergenze necessarie per unire e aggregare su una di queste candidature. Non a caso in quest’ultimo tavolo (del quale fanno parte anche Bruno De Vita e Cesare Tajana) c’è già chi si è mosso su altri fronti, come nel caso di Andrea Raneri, che pare intenzionato a sancire un’intesa con Mario D’Agostino e con il gruppo politico che punta sulla candidatura a sindaco del chirurgo taorminese.
Tra le fila dell’opposizione ognuno, insomma, va per a propria strada e sin qui nessuna di queste strade sembrano portare alla possibilità di ottenere il successo e spodestare l’attuale Amministrazione, a prescindere dal fatto che si ricandidi Bolognari o che ci sia una discesa in campo di D’Agostino.
Rimane l’ultima chance, che è quella di un azzeramento totale delle attuali posizioni ma i vari attori non desistono e non arretrano rispetto alle proprie ambizioni personali. E neanche il vento di maestrale che tira sulla politica e si è già manifestato nelle varie tornate di voto svoltesi in altri comuni ha dato uno scossone e fatto capire che la gente è stufa e non si appassiona più ai soliti balletti.
L’unica via che, sull’onda dei soliti personalismi, sinora pare aver imboccato l’opposizione è quella di una Caporetto bis, con lo spettro all’orizzonte di un’altra sconfitta che stavolta potrebbe anche rivelarsi anche peggiore di quella del 2018.


