TAORMINA – Si è votato nella domenica appena trascorsa per i ballottaggi in 65 comuni italiani, per un numero complessivo di elettori che supera i 2 milioni. Affluenza definitiva al 42,2%, in calo rispetto al 54,11% del primo turno.
Si tratta, in sostanza, di un altro chiaro segnale degli elettori, che non vogliono più neanche andare alle urne perché si sentono delusi e così disertano ormai sistematicamente l’appuntamento con il voto. Era successo anche in occasione delle elezioni amministrative di due settimane fa, quando al primo turno in diversi comuni sono stati eletti sindaci in assenza della presenza ai seggi della metà degli elettori aventi diritto. Ancora più eclatante era stato l’astensionismo per i Referendum.
Il partito del “Non Voto” avanza e di questo passo si rischia un trend analogo ed un calo significativo dei votanti anche per le elezioni comunali del 2023 a Taormina, dove ad 11 mesi dal voto si gioca a nascondarello sulle candidature a sindaco, i vari attori non trovano il coraggio esplicito di uscire allo scoperto e ci si nasconde, complessivamente, dietro le solite frasi fatte “è presto”, “altrimenti ci bruciamo”, “poi dopo l’estate vediamo”, “bisogna aspettare le Regionali”.
I cittadini aspettano di capire chi si farà avanti, quali sono le idee e quale sia visione di città (se una esiste) e quali prospettive per il territorio. Non è più tempo di chiacchiere e filastrocche, dopo due anni di pandemia e nel momento di una ripresa in atto e tuttavia minacciata dal caro-prezzi e da fattori contingenti come la guerra. La gente si aspetta risposte e concretezza. Ma soprattutto nessuno sente il bisogno dei soliti teatrini che spingono gli elettori a starsene a casa.


