TAORMINA – E’ rimasto abbandonato e cade a pezzi, forse un giorno tornerà ad essere qualcosa e ad ospitare l’ufficio di qualcuno. Per adesso l’edificio comunale di Via Don Bosco che fu per tanti anni sede di servizi come l’acquedotto e la protezione civile rimane chiuso ed inagibile. Quello di Via Don Bosco n.27 non è un immobile come tanti altri: è il cimitero del Comune di Taormina. Dentro quelle stanze c’è il fallimento inesorabile, per alcuni insopportabile ma innegabile, di un ventennio di politica e potere a Taormina.
Fa una certa impressione ogni volta trovarsi a passare da quella strada e osservare il silenzio glaciale che avvolge le mura, le finestre e la porta di quello che per tanti anni è stato lo storico complesso guidato da Giovanni Coco. Questo edificio ha, di fatto, concluso la sua parabola nel 2018, nel momento stesso in cui andò in pensione Giovanni Coco, il dirigente del Comune di Taormina che lì aveva lavorato per tanti anni e in quelle stanze sovrintendeva i vari servizi comunali.
Poi Coco, in tragiche circostanze, si tolse la vita l’8 agosto 2020 nelle acque di Giardini Naxos e ancora oggi tanti taorminesi, transitando dalla Via Don Bosco, rivolgono lo sguardo, anche per un solo istante, a quel complesso che a lungo è stato al centro della vita del funzionario scomparso e del via vai di tanti cittadini ed amministratori. In Via Don Bosco si recavano quelli che dovevano pagare le bollette e ci andavano anche politici (e non solo loro) che prima si sono seduti nella stanza del dirigente e poi hanno avuto una gran fretta di dimenticarlo e di scrollarsi di dosso la scomoda e pericolosa etichetta di “amici di Giovanni”.
Ci sono legami che si masticano ma sui quali non si dovrebbe mai sputare. Taormina però è uno dei quei posti bellissimi e con un’aria di opportunismo, dove la memoria a volte s’accorcia, l’ipocrisia cancella il resto. Ci si preoccupa di lavarsi in fretta la coscienza e di lasciarsi tutto alle spalle.
In fondo, gli ex uffici di Via Don Bosco altro non sono che il paradigma calzante e la parabola più impietosa di un posto che un tempo in tanti frequentavano e dove si andava per chiedere “cortesie” al buon Giovanni Coco. Poi ci si è vergognati in fretta, molto in fretta, di averlo frequentato ed essergli stato accanto in tanti momenti. Quei locali fatiscenti, con un tetto che prima o poi crollerà, sono stati dimenticati, esattamente come è stato abbandonato a suo tempo al proprio destino colui che per tanti anni ha diretto gli uffici di Via Don Bosco. Nel vortice di questa simmetrica ipocrisia paesana sono finiti quelli che, a vario titolo, hanno trovato uno che ha pagato per tutti. Alcuni si sono improvvisati smemorati di Collegno, altri hanno fatto i finti tonti, altri ancora sono diventati ciechi di Sorrento. Tutti hanno atteso che passasse la tempesta e che il tempo seppellisse i ricordi scomodi. Intanto il Comune è al dissesto, le bollette non si riscuotevano ieri e ancora oggi mancano 30 milioni di euro all’appello, la piscina è defunta, il cimitero fa una gran pena, la raccolta rifiuti ha i soliti problemi irrisolti.
Il Comune di Taormina, al consuntivo 31 dicembre 2020, ha chiuso con 10 milioni di euro di bollette d’acqua non incassate e nessuno trova il coraggio di spiegare ai taorminesi come sono andate le cose e come vanno ancora adesso. Si è detto e si è voluto far credere che il problema fosse il singolo, qualcuno che certamente qualcosa ha sbagliato, mentre il punto di non ritorno è stato ed è il fallimento di un sistema di potere paesano che ha mortificato Taormina e i taorminesi con la sua inadeguatezza, ha fallito sul piano umano e morale prima ancora che su quello politico. Il sistema ha tirato dritto e non si è assunto nessuna responsabilità, scaricandole tutte sull’agnello sacrificale di una stagione amministrativa
Nessuno ha mai chiesto scusa e ci si è nascosti dietro la scusa di comodo del “non voler interferire con il lavoro della magistratura”. La stessa magistratura che sulla storia di Via Don Bosco non è mai stata aiutata dagli smemorati del palazzo taorminese.
E adesso il tempo è andato. In Via Don Bosco è sceso un silenzio che non ha più voce ma ha memoria e qualcosa significa. In quella strada, accanto all’ex oratorio salesiano, c’è il cimitero del Comune di Taormina. La morte è stata per qualcuno sollievo e liberazione da un peso. Per altri è diventato il “regalo” di un mantello sceso all’improvviso, che si è portato via le ombre nel buio. E che, però, non può bastare per ammantarsi in eterno la coscienza.
EC


