TAORMINA – Esiste un posto nel mondo dove c’è un parcheggio da 75 posti auto che è costato 5 milioni di euro e ha pure l’ingresso in piena curva? Esiste un luogo dove un cantiere si ferma per diversi anni e il progetto poi viene cestinato perché c’è un unicum storico da tutelare, che però rimane abbandonato all’acqua e al vento e dimenticato per altri 20 anni? La risposta è che – ahinoi – queste cose accadono eccome a Taormina e forse possono succedere soltanto qui.
Era il lontano 2002 quando la Soprintendenza bloccò il progetto per un parcheggio a Porta Pasquale per l’avvenuto ritrovamento di un mosaico d’epoca tardo-romana. Si sa che in tutta quella zona che porta al centro di Taormina se si scavasse si troverebbero probabilmente tanti altri reperti, fatto sta che le Belle Arti imposero lo stop a quei lavori e il cantiere è rimasto paralizzato per diversi anni perché quelle pietre andavano tutelate a tutti i costi e senza un’intesa su quell’unicum non ci sarebbe stato modo di realizzare nessun parcheggio.
A quel punto eccola la genialata che si è consegnata di diritto alla storia delle più grandi boiate avvenute a Taormina da un paio di decenni ad oggi. No al parcheggio da 300-400 posti, che bello o brutto avrebbe avuto una sua utilità a maggior ragione ora in tempi di turismo “mordi e fuggi”, ed ecco invece che è stato partorito un progetto in stile né carne né pesce, un posteggio a piani con 75 posti e sotto uno spazio che avrebbe dovuto custodire e valorizzare il reperto storico con una teca di vetro a protezione. Risultato: il parcheggio Porta Pasquale oggi è un monumento all’inutilità, dove 75 posti auto non servono a niente e spesso si imbucano per giunta i “portoghesi”. L’unicum è stato dimenticato da tutto e da tutti, a partire dalle Belle Arti, che hanno preteso questa ibrida bruttura.
Per dirla in salsa siculo-francese: il Porta Pasquale è stata una minchiata “hors catégorie” che non andava fatta a quelle cifre e in quella modalità, e meno che mai per assecondare passivamente i comodi altrui.
Un modo per rimediare forse ci sarebbe: buttare giù questa bruttura e demolirla, prima o poi, e ripartire da zero con un altro progetto e un’altra idea che abbia un senso e una logica che manca nel corpo attuale: il problema è che a Taormina certe cose sono pura utopia perché manca il coraggio di fare tabula rasa e – bene che vada – servirebbero almeno altri 20 o 30 anni prima che un’operazione del genere possa diventare realtà.


