“Già da ieri Giorgia Meloni avrebbe dovuto pretendere le dimissioni di Delmastro e invece, rivolgendosi a me, ha detto ‘l’ho appreso dai giornali’ e ha aggiunto ‘questo dovrebbe farci riflettere su un certo modo di fare giornalismo’. Io credo che questo debba far riflettere piuttosto sul suo modo di scegliere i sottosegretari alla giustizia”. Così la segretaria del Pd, Elly Schlein, anche lei ospite dell’edizione speciale del Tg La7 “Sì o No”. “Delmastro era già stato condannato per aver rivelato delle informazioni segrete per usarle contro di noi in aula e ha mentito su questa vicenda, perché pare che – anche dopo la condanna in appello di questo signore condannato per essere prestanome del clan Senese – dalle foto che sono emerse oggi, abbia continuato a frequentare quel locale. Lui ha fondato una società con la figlia diciottenne di un uomo che era già stato indagato per mafia e che poi è stato condannato per mafia. È possibile che un sottosegretario alla Giustizia fondi delle società senza sapere con chi le sta fondando?”, si chiede.
“Dalla prima conferenza stampa che io ho fatto, appena questa pessima riforma è stata approvata in Parlamento, ho detto che noi non avremmo politicizzato, ma che mi aspettavo che sarebbero stati il governo e Giorgia Meloni a farlo. È andata esattamente così: noi abbiamo fatto tutta una battaglia sul merito, chiedendo un voto contro una riforma sbagliata per i cittadini”, ha detto. “Credo che il governo che abbia spiegato perfettamente quali sono i suoi obiettivi: il governo pensa che chi prende un voto in più alle elezioni non debba essere giudicato come accade a tutti i cittadini. Questo è un governo che pensa di poter decidere chi fa il giudice e chi no, a seconda che gradisca o meno le sue decisioni”.
“Una separazione delle funzioni si poteva rafforzare, se avessero voluto farlo con una legge ordinaria, ad esempio prevedendo due concorsi separati. Il problema è che questa riforma ha un altro obiettivo, quello di spaccare e sorteggiare il Consiglio Superiore della Magistratura, che è l’organo a cui i nostri costituenti hanno affidato un compito delicatissimo, quello di garantire l’indipendenza dei giudici, che però non tutela i giudici, tutela tutti i cittadini”, ha ribadito. “Per noi l’indipendenza della magistratura è un principio fondamentale da difendere”, spiega. “Oggi il CSM è uno, è elettivo ed è autorevole: con questa riforma viene spaccato in tre, sorteggiato e quindi è più debole. E tra l’altro con un sorteggio che è asimmetrico, perché la parte che oggi è eletta dai giudici sarebbe sorteggiata a caso tra 9.000 giudici in Italia” mentre “la parte che oggi è eletta dal Parlamento sarebbe sorteggiata, ma da un elenco votato dal Parlamento dove c’è una maggioranza politica. È chiaro che la politica si tiene una parola in più, è chiaro che peserà di più, non di meno, nel rapporto con i togati”.
“È la prima volta nella storia repubblicana che una riforma costituzionale esce dal Parlamento esattamente come è entrata, perché il governo l’ha blindata e non ha accettato di cambiare nemmeno una virgola, non soltanto con gli emendamenti delle opposizioni, ma nemmeno con emendamenti di deputati e senatori della maggioranza”, ha aggiunto Schlein. “Non c’è stata nessuna volontà di dialogo, nel momento in cui hanno messo mano a sette articoli della Costituzione”, ricorda. “La giustizia si può migliorare, ma non migliora mettendo i giudici sotto il controllo del governo, che è evidentemente quello a cui mira. Questa riforma non tocca i nodi problematici della giustizia in Italia, non rende più veloci i processi, non assume il personale che manca e non stabilizza nemmeno i 12.000 precari della giustizia che il governo rischia di lasciare a casa da giugno”.
“Di certo se vincerà il sì, tenteranno di andare avanti anche su un’altra riforma costituzionale, quella del premierato, che va nella stessa direzione di accentrare il potere sempre di più nelle mani di chi sta al governo, a scapito delle prerogative del Parlamento e anche di quelle del Presidente della Repubblica, che per noi non si toccano. Se ci sono i tempi? Dipende dalle priorità che si dà al governo. La sorella della presidente Meloni ha detto che le priorità quest’anno sarebbero state la legge elettorale e il premierato, non il fatto che si aspetti un anno e mezzo per una gastroscopia o che ci sono 4 milioni di lavoratori che non arrivano neanche alla fine della settimana”, ha concluso.


