Itaca, l’isola greca di omerica memoria, per il secondo anno consecutivo vede all’opera i volontari delle Ong “Healthy seas” and “Ghost diving” che puliscono i fondali marini. Dove, ci dicono, si trova di tutto. Le reti dei pescatori sono all’ordine del giorno ma non è tutto. Una decina di anni fa, due aziende di allevamento ittico hanno chiuso senza preoccuparsi di recuperare i resti. Che sono finiti in mare. Una bomba ecologica.
Veronica Mikos, direttrice della ong ‘‘Healthy seas’’ conferma: “Ci troviamo di fronte a uno scenario incredibile, si tratta di un tristissimo crimine ecologico. Finora dovevamo far fronte a reti fantasma, le reti dei pescatori abbandonate o perse che sono così dannose per la vita animale sottomarina. Quello che invece abbiamo qui è un’azienda fantasma, tutte le strutture dell’itticultura sono state abbandonate”.
Nessuno se n’è preoccupato per anni, né a livello locale né a livello nazionale. Le foto postate da alcuni abitanti hanno attirato l’attenzione della Healthy seas che conta 12 volontari di diverse nazionalità (tra gli altri olandesi, britannici, greci, libanesi, ungheresi.
Pascal Van Erp è il fondatore di Ghost diving: «La vera sfida è la quantità e il peso delle reti da pesca. Operiamo a una profondità di 20, 30, 35 metri. Profondità che di per sé non è pericolosa ma si tratta di un importante lavoro di squadra proprio per la mole di roba da portare in superfice. Bisogna fare in modo che non si sfaldi e ricada nuovamente sotto”.
Fonte: Euronews


