“Restare o partire? Il futuro dei giovani siciliani”, è il titolo e tema di un incontro pubblico organizzato da Forza Italia e tenutosi a Giardini Naxos, a Villa Daphne, alla presenza dell’europarlamentare di Forza Italia, Marco Falcone e del deputato nazionale Tommaso Calderone.
Tra i relatori Nunzio Corvaia (segretario FI a Taormina), Livia Bonacini (responsabile nazionale Formazione FIG), Gorgui Diagne (vice segretario vicario regionale FIG Sicilia), Santi Coniglio (segretario provinciale FIG Messina) e Adele Scibilia (segretaria FIG Taormina).
“È stato un incontro stimolante – spiega Adele Scibilia – perché ha raccolto le testimonianze e le opinioni di persone provenienti da background differenti, ciò ha reso il dibattito più vivo e più personale. Il tema trattato è stato quello della cosiddetta fuga di cervelli, si è trattato nello specifico di quelle che possono essere le prospettive future per riportare i giovani talenti a scegliere la Sicilia per costruire il loro futuro, quelle che sono le difficoltà per ottenere questo risultato e come poter superarle. Il titolo dell’incontro di è volutamente provocatorio: “Restare o partire? Il futuro dei giovani siciliani”.
“È una domanda semplice solo in apparenza. In realtà racchiude una delle questioni più importanti che la nostra regione è chiamata ad affrontare: la capacità di trattenere, valorizzare e attrarre il proprio capitale umano. Parlare di giovani oggi significa parlare di sviluppo economico, di competitività, di innovazione, di qualità delle istituzioni e, soprattutto, di prospettive. Perché il futuro di un territorio non si misura soltanto attraverso gli indicatori economici, ma anche dalla possibilità che offre ai propri cittadini, e in particolare ai più giovani, di costruire un progetto di vita senza essere costretti a cercarlo altrove. Ogni anno migliaia di ragazze e ragazzi lasciano la Sicilia. Lo fanno per frequentare un’università, per iniziare un percorso lavorativo, per specializzarsi o semplicemente perché ritengono che qui sia sempre più difficile trasformare le proprie competenze in opportunità concrete”.
“Naturalmente partire non è un errore. Vivere esperienze in altre città o in altri Paesi significa confrontarsi con realtà diverse, acquisire competenze, sviluppare nuove idee e crescere sia professionalmente che umanamente. La mobilità, soprattutto in un contesto europeo, rappresenta un valore e una risorsa. Il problema nasce quando partire non rappresenta più una possibilità, ma diventa una necessità. Quando un giovane non sceglie di lasciare la propria terra perché desidera farlo, ma perché ritiene di non avere alternative”.
“In questo caso non siamo più di fronte a un normale fenomeno di mobilità, ma a una progressiva perdita di capitale umano, di competenze, di energie e di idee. Una perdita che produce effetti profondi non soltanto sul presente, ma anche sulle prospettive future della Sicilia, perché ogni giovane che non riesce a realizzarsi qui rappresenta un potenziale contributo che il nostro territorio perde in termini di crescita economica, innovazione, imprenditorialità e partecipazione civica. Per questo motivo la vera domanda non è se sia meglio restare o partire”.
“La vera domanda è: quali condizioni deve creare la Sicilia affinché ciascun giovane possa scegliere liberamente il proprio futuro? Non esistono soluzioni semplici né risposte immediate. Tuttavia, proprio per questo, è fondamentale aprire momenti di confronto seri, nei quali si possa dialogare e contribuire insieme alla costruzione di una strategia condivisa. L’obiettivo di oggi non è limitarci a descrivere un problema che conosciamo già tutti. Vogliamo provare a ragionare sulle possibili risposte, consapevoli che il futuro della Sicilia dipenderà anche dalla capacità della nostra classe dirigente di creare le condizioni affinché i giovani possano scegliere di costruire qui il proprio percorso di vita, senza che il talento sia costretto a cercare altrove le opportunità che dovrebbe trovare nella propria terra. L’auspicio è che nel tempo in questa terra si assembli una società in cui i giovani possano rappresentare sempre più il presente e non il futuro”, conclude Adele Scibilia.


