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Giallo di Via Poma, svolta dopo 36 anni: preso il Dna a 8 persone

Possibile clamorosa svolta nelle indagini sul giallo di Via Poma. Il delitto di Simonetta Cesaroni, a 36 anni, dall’efferato omicidio della ragazza, potrebbe trovare finalmente una risposta sull’identità del killer.

Cinque donne e tre uomini mai indagati sino a questo momento vengono attenzionati dagli inquirenti della Procura di Roma. Si tratta di professionisti sui quali si cerca di accertare la posizione con riferimento alla tragica fine di Simonetta, massacrata a 29 anni con 29 colpi di arma da taglio, il 7 agosto 1990 in un condominio di Via Poma. C’è stretto riserbo sui nuovi sviluppi dell’inchiesta, che riguarderebbe professionisti sinora rimasti estranei all’inchiesta.

Il Dna di otto persone, come detto cinque donne e tre uomini, è stato analizzato e comparato con alcuni profili genetici estratti dai reperti sequestrati nell’ambito dell’indagine sull’omicidio. Due delle persone al centro dei nuovi accertamenti sarebbero persone vicine a chi lavorava in Via Poma. La famiglia di Simonetta torna a sperare in una svolta. Oltre alle analisi del Dna sono stati verificati gli alibi e sono state anche effettuate delle testimonianze incrociate.

Nel dicembre 2024 il Gip aveva respinto la richiesta di archiviazione avanzata dalla Procura di Roma e disposto una serie di nuovi accertamenti. Attualmente il fascicolo è ancora contro ignoti.

Simonetta Cesaroni venne uccisa a metà pomeriggio presso gli uffici dove lavorava, tramortita da un colpo al colpo e poi fatta oggetto di un massacro con 29 colpi. Presumibilmente il suo assassino usò un tagliacarte. Nell’ufficio di Via Poma dove venne commesso il delitto non c’erano segni di effrazione, a conferma che Simonetta apri la porta a qualcuno che conosceva e che l’ha poi colpita a morte. Oppure il killer forse possedeva le chiavi.

Il primo sospettato fu il portiere dello stabile, indagato, scarcerato e prosciolto in via definitivo dall’accusa, e che alla fine si è suicidato gettandosi in mare a Taranto. Il fidanzato di Simonetta Cesaroni venne anche lui indagato per una traccia di saliva sul corpetto della ragazza e la sua arcata dentaria era stata ritenuta compatibile con il segno di un morso fotografato sul seno della vittima. Condannato in primo grado e assolto in Appello, l’uomo fu completamente scagionato in via definitiva in Cassazione.

Ora l’inchiesta torna in primo piano e la Procura di Roma potrebbe arrivare al nome dell’assassino di Simonetta Cesaroni.

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