Matteo Renzi ha rilasciato un’intervista al quotidiano “Il Foglio”. Il leader di Italia Viva lancia la sfida al premier Giorgia Meloni.
“Noi abbiamo fatto partire Italia viva nel 2019 – ha dichiarato Renzi a Claudio Cerasa -, quando Salvini era in mutande al Papeete. Allora dissi: facciamo l’accordo coi grillini, ma cerchiamo di equilibrare con una forza riformista perché può darsi che il Pd non sia in grado di fare da contraltare. Dare il via libera a quel governo mi è costato un casino dal punto di vista umano: erano passati pochi mesi dall’arresto dei miei genitori e in Senato un paio di grillini mi fecero il segno delle manette. Arresto che oggi si dimostra che fosse assolutamente ingiusto. Però io penso che la politica non sia fare l’interesse personale, ma quello del paese. A chi mi dice che cambio idea… se c’è una cosa che io non ho cambiato è l’idea sui contenuti. Ho le stesse idee di quand’ero presidente del Consiglio. Cosa cambia? Il contesto: nel 2019 c’era un governo guidato da un grillino e per noi era obbligatorio rendere più forte l’area riformista fondando Italia viva. Poi è accaduto che il Pd, che pure aveva rotto con i grillini, ha scelto di mettere un veto su di noi nel 2022. Questa grande strategia dei veti. A quel punto abbiamo fatto il Terzo polo. Quando si sono create le condizioni di un’oggettiva novità politica, quella di Elly Schlein – non c’entra niente la partita di calcio, il racconto semplicistico ex post: la settimana prima lei aveva fatto un’intervista alla Stampa dicendo di voler vincere contro la Meloni, togliendo i veti. A domanda esplicita, ci stai a rimuovere i tuoi veti sul passato per ragionare di futuro affinché vadano a casa… quelli che abbiamo descritto fino a qualche istante fa? Noi abbiamo risposto: andiamo a vedere. Chi scrive che Renzi si è autoproposto per il centrosinistra non ha capito nulla. Noi abbiamo ricevuto una richiesta di Elly Schlein e abbiamo detto ok: giù le carte, andiamo a vedere. Questo è fare politica. Perché quando vedi che il Terzo polo, per i veti di qualcuno, non elegge rappresentanti in Europa in un momento in cui l’Europa ne avrebbe avuto bisogno, non sei più riformista se insisti a dire sto con i miei, pochi, buoni, per eleggerne zero. Perché il riformismo, amici cari, è cambiare le cose: non sentirsi in pace con la propria coscienza. Sporcarsi le mani vuol dire andare a vedere. Dopodiché non ce l’ha ordinato il dottore. Come si chiama questo campo? Per me nuovo centrosinistra, sono affezionato a questa idea perché qui sono nato. Quello di cui sono certo è come non si può chiamare: “zoo di Pistoia”. Cos’è? È quello di una canzone celebre di Jannacci: vengo anch’io, no tu no. C’è qualcuno, in quella parte del campo, che pensa si faccia politica dicendo no tu no. Mettendo i veti. Lo fanno i grillini. E, spiace dirlo, lo fa anche qualcuno del campo riformista o presunto tale. Che vive di veti perché immagina la politica come un rapporto tra antipatia e simpatia. Quando si è trattato di andare a fare il governo con Conte, lui non era il mio best friend – e non lo è nemmeno adesso. Ma serviva al paese. E l’abbiamo fatto”.
“Questa questione dei veti è imbarazzante, ma non è un problema nostro: noi ci stiamo, quando ci chiamano, a ragionare sui contenuti. Se qualcuno ci chiedesse “cancellate tutto quello che avete fatto in questi anni”, noi diremmo di no. Sui temi siamo pronti a discutere. Se il Pd ha voglia di discutere, ci stiamo. E mi pare che a Pesaro la risposta sia stata incredibile: dicevano che non ci sarebbe stato nessuno, alla fine gli stand della Festa dell’Unità restituivano i soldi perché avevano finito il cibo. Tant’è che ho chiamato Ricci: il 10 per cento potresti darlo a Italia viva, su”.


