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Naxos 2026, De Luca sdogana Puccio sindaco e il “Maradona juventino” parte all’assalto della fascia

Cateno De Luca sdogana la candidatura di Salvo Puccio a sindaco di Giardini Naxos e il diretto interessato rompe gli indugi, si auto-lancia a sua volta sognando quel “posto al sole” politico che, di fatto, già accarezza da tempo ogni giorno a Messina, in affiancamento al sindaco “ufficiale” Federico Basile. Stavolta all’orizzonte, in palio, c’è una fascia tutta per lui.

Così nelle stesse ore in cui in riva allo Stretto potrebbero maturare le tanto chiacchierate dimissioni di Basile, il direttore generale di Palazzo Zanca esce allo scoperto e non si nasconde più sulla possibilità, che sa quasi di certezza, di una sua discesa in campo a Giardini Naxos.

Puccio rivendica di essere giardinese e di potersela giocare in casa. Fa sapere che, dopo una vita da tecnico, vorrebbe assaporare il sapore di una nuova sfida con un ruolo politico. Una legittima ambizione in linea col piglio vanesiano che accompagna il dg. La riflessione di Puccio presumibilmente sarà giunta a compimento già nei mesi scorsi, tra le stanze del palazzo municipale di Messina. E’ lì che, come detto, le dinamiche sono state e sono sin qui abbastanza simili a quelle di Taormina. Due palcoscenici politici a specchio, perché in entrambi i casi c’è un sindaco eletto, Basile da una parte e De Luca dall’altra, e poi accanto ci sono altri due sindaci non eletti a svolgere sostanziali mansioni di pari grado. A Messina c’è il dg Puccio, a Taormina c’è Massimo Brocato. Guidano la macchina amministrativa e sempre più spesso appaiono anche in pubblico. De Luca li vuole protagonisti.

Puccio ha pure detto in queste ore che una sua candidatura a Giardini Naxos gli sarebbe stata “chiesta” a più riprese, per poi precisare che tuttavia De Luca sarebbe stato “contrario”. Poi ha aggiunto che allo stato attuale ci sarebbe una “discussione aperta”, e d’altronde ci sta, visto che la candidatura dovrebbe scelta con una piattaforma ed il relativo voto degli iscritti.

Alla fine della fiera Cateno De Luca sceglie, Cateno De Luca decide e tutto il resto è poesia. Here we go, ecco l’uomo della provvidenza. Muti e pipa. L’incoronazione vedrà allineati tutti i deluchiani. Tanto più se il candidato è Salvo Puccio, pupillo e fedelissimo inseparabile del leader di Sud chiama Nord. In realtà l’emozione della nomination e il brivido della competizione hanno un pò confuso Puccio, che racconta di “contrarietà” di De Luca e che ci sarebbe ancora da “convincerlo” su questa candidatura, quando anche la Nike di Naxos sa che le cose stanno all’opposto.

E, d’altronde, nei giorni scorsi era stato De Luca stesso a preannunciare che avrebbe incontrato il “Maradona della pubblica amministrazione”. E qui, a proposito, senza offesa per nessuno, speriamo intanto che nelle prossime uscite si possa coniare un altro nome di battaglia per la corsa di Puccio, con altri paragoni calcistici o riferimenti epici, perché a noi che il Maradona quello vero lo abbiamo conosciuto davvero, non appassiona troppo questo accostamento. Tanto più perché il buon Salvo Puccio, sindaco in pectore di Naxos, è pure juventino. Chiamatelo Messi, Ronaldo, Vlahovic, Openda o come volete, ma non nominiamo il nome di Dio(s) invano.

Ironia a parte, Puccio ora ci crede, ci ha preso gusto, a suon di post e incontri pubblici, in cui De Luca da buon “papà” politico sta cercando di farlo esercitare al contatto con i cittadini e di inventare la nuova prossemica di una candidatura da colorare di novità ma non semplicissima da far passare. Qualche giorno fa c’è già stato un test pubblico al molo di Schisò. C’è da lavorare e da “svezzare” il nuovo ruolo politico di Puccio. Un conto è la realtà di Messina e parlare al mondo dal Salone delle Bandiere, un’altra storia sono le piazze di provincia dove il contatto popolare è molto più ravvicinato e lì si decide tutto. Lo sa benissimo Cateno, chiamato al compito di plasmare il suo candidato e farlo planare dai tre metri sopra il cielo, verso un volo a misura d’uomo. Sul piano della conoscenza delle carte il geologo potrà essere bravo e preparato e su questo non entriamo nel merito, ma poi l’elettorato paesano è fatto di altra pasta e le protagoniste del territorio sono le varie “donna Peppina” che guardano ad altri aspetti essenziali, se ne infischiano dell’arca di scienza dei tecnicismi, non sanno una mazza di cosa sono i fondi, i piani, le leggi, gli atti e le chiacchiere complicate di palazzo. Il popolo sceglie in primis per la simpatia e l’empatia con la gente. E quella o la si ha o non la si compra al supermercato.

Non sarà facile superare questo scoglio ma in fondo Puccio ce la può fare, perché De Luca ha già fatto altri “miracoli” in materia di candidature inventate dal nulla. E nella consapevolezza di questa difficoltà si è mosso d’anticipo su quella che poteva essere una candidatura di Puccio o (prima opzione) quella di Danilo Lo Giudice. Uno è giardinese ma poco conosciuto sul territorio, l’altro è di Santa Teresa di Riva. Da qui la mossa scaltra di De Luca di creare subito un’aggregazione, creare una base di consenso, togliere terreno agli altri, a prescindere, e poi alla fine piazzare il colpo di teatro con l’annuncio: “Annuntio vobis gaudium magnum: habemus Papam! Salvo Puccio!!”.

Dall’altra parte sono più confusi che persuasi e nel solito mucchio frenetico di auto-candidati non si intravede neppure la scaltrezza di mettersi insieme, chiudersi in una stanza e fare sintesi su un nome unico. Insomma gli antideluchiani stanno lavorando ad oltranza per De Luca, con uno straordinario impegno che potrebbe spianare la strada a Puccio. Un pò come accade in quelle tornate di voto in cui il popolo non si entusiasma ma si adegua rispetto ai volti in campo e cerca in qualche modo di ripiegare.

E’ uno scenario che potrebbe finire per consegnare le chiavi di Palazzo dei Naxioti al gruppo di De Luca. Un film già visto a Taormina. Puccio, intanto, parte all’attacco, si prepara al “battesimo” ufficiale della carriera politica e accetta la sfida titanica di scendere in strada e prodigarsi tra sorrisi e strette di mano. Via la divisa del tecnico, il “Maradona juventino” molla i palazzi, sbarca tra la gente e comincia una nuova vita, nel ruolo del sindaco in pectore. Stavolta non più “ombra”. Sarà soltanto un sogno d’inverno oppure è l’alba di una consacrazione di primavera? Chissà, lo decideranno i giardinesi.

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