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Meloni sprinta: nuova legge elettorale e voto anticipato. Cambia tutto per Regionali, Messina e Taormina

Giorgia Meloni apre il 2026 con la volontà di accelerare l’iter della nuova legge elettorale. Un passaggio chiave che porta dritto nella direzione del voto anticipato per le Politiche del 2027. La maggioranza a Roma cerca l’intesa su proporzionale con il premio fino al 60%, resta il nodo delle preferenze e si va verso un confronto con l’opposizione. Il cambio di passo sul dossier per la legge elettorale significa che in un modo o nell’altro la quadra con l’opposizione la si troverà. E’ solo una questione di tempo.

“La proposta – come già anticipato da Repubblica – si svilupperà intorno a un proporzionale con premio di maggioranza: del 55% dei seggi per chi ottiene almeno il 40% dei consensi, fino al 60% se la coalizione raggiunge il 45%. La soglia di sbarramento definita al 3% per tutte le forze politiche dentro e fuori dalle coalizioni. E un’ultima questione tecnica: l’ampiezza dei collegi plurinominali, da confermare o rivedere alla luce dell’ultimo censimento”.

L’intenzione è quella di muoversi adesso, senza aspettare il referendum di primavera sulla giustizia. Una tempistica scollegata, non a caso, perché l’orientamento è quello di modificare la legge elettorale per proiettarsi verso una previsione anticipata delle Politiche. Nel 2022, come si ricorderà, si era votato il 25 settembre 2022, con l’election day che aveva riguardato le Politiche e le Regionali. Con la legge elettorale in progress, si va verso una diversa programmazione delle Politiche che non verrebbero calendarizzate a settembre del 2027 ma già in primavera, a giugno. E c’è di più, perché la tentazione è quella, a quel punto, di accorpare le Politiche non soltanto con le Regionali, che verrebbero allo stesso modo anticipate alla medesima data, ma anche con le Amministrative. Un election day totale.

In Sicilia sono in tanti ad avere già la consapevolezza che anche per le Regionali si voterà in anticipo e d’altronde la situazione politica a Palermo è già instabile di per sé e lo ha confermato in maniera eloquente il fine anno turbolento concluso con la maratona all’Ars per la legge di stabilità.

La prospettiva di un election day con Politiche, Regionali e Amministrative nella stessa data, potrebbe imporre nuove scelte da qui a breve nei Comuni dove il voto è vicino. Il caso più significativo è quello dei palazzi municipali dove c’è il monocolore di Cateno De Luca, che sta giocando la sua partita per non farsi mettere all’angolo dai due poli e intende ricandidarsi alla presidenza della Regione, così in questa fase sta cercando di scomporre le attuali coalizioni per costruirne una in cui possa essere lui il candidato.

L’election day si avvicina e a Roma, negli ambienti politici che contano, questa prospettiva viene già considerata una certezza. Se così andranno le cose, da queste parti, è molto probabile o quasi certo che a Messina si andrà a votare prima della scadenza naturale del 2027, quindi già nella primavera del 2026. De Luca lo ha capito, anzi lo sa da un pezzo ed è partito a spron battuto in largo anticipo, alla sua maniera, perché le dimissioni anticipate del sindaco Federico Basile sono più di una semplice ipotesi.

Attenzione anche a cosa potrebbe accadere a Taormina. De Luca ha l’esigenza di giocare la sua partita per le Regionali senza interferenze e senza caricarsi di impegni concomitanti e il passato lo ha già dimostrato. A maggior ragione stavolta che si giocherà tutto. Per questo Messina va verso il voto anticipato e bisogna pure vedere cosa accadrà a Taormina, dove il mandato amministrativo scade nel 2028 e attualmente il sindaco è proprio Cateno De Luca. L’election day targato Meloni della primavera 2027 può cambiare tutto anche a Taormina.

Nella Perla dello Ionio il quadro – ribadiamolo, sempre in caso di voto per le Politiche nella primavera del 2027 – si comporrebbe di due scenari: se De Luca si ricandiderà alla presidenza della Regione, a quel punto si dovrebbe dimettere da sindaco, e per esattezza entro gennaio del 2027. Diversamente, in assenza di una corsa alla presidenza della Regione, De Luca potrebbe anche candidarsi per l’Ars e rimanere sindaco di Taormina, quindi essere rieletto al Parlamento Siciliano e proseguire il mandato da primo cittadino sino alla naturale scadenza.

In tutto questo si inserisce un fattore che non è un dettaglio: appare impensabile o perlomeno molto improbabile che, in caso di election day nella primavera 2027, De Luca decida di portare Taormina ad elezioni anticipate proprio in quella stessa data in cui si terrebbero le Politiche, le Regionali e le Amministrative, come d’altronde già dimostra la chiara volontà di tirare fuori Messina dal “calderone” delle Amministrative del 2027.

Attenzione, dunque, agli incastri politici all’orizzonte che partiranno da Roma e che a pioggia investiranno anche la Sicilia e, di riflesso, pure Taormina.

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