A cento anni dalla nascita di Marilyn Monroe, il mondo continua a interrogarsi sul segreto di un fascino che sembra non conoscere il trascorrere del tempo. Nata a Los Angeles il 1° giugno 1926 con il nome di Norma Jeane Mortenson, Marilyn è diventata molto più di una star del cinema: è un simbolo universale della cultura del Novecento, un volto immediatamente riconoscibile che ancora oggi rappresenta Hollywood nel suo momento di massimo splendore.
La sua storia personale, tuttavia, è ben diversa dall’immagine scintillante che il pubblico ha imparato a conoscere. L’infanzia fu segnata da difficoltà familiari, da continui spostamenti e da una profonda instabilità affettiva. Proprio da queste esperienze nacque la determinazione che l’avrebbe accompagnata per tutta la vita. Dopo aver iniziato a lavorare come modella, Marilyn attirò l’attenzione degli studios cinematografici e intraprese un percorso che, nel giro di pochi anni, l’avrebbe portata a diventare una delle attrici più famose del mondo.
Negli anni Cinquanta la sua ascesa fu rapidissima. Film dopo film, Marilyn conquistò il pubblico grazie a una combinazione unica di bellezza, carisma e talento comico. Opere come Niagara (1953), Gli uomini preferiscono le bionde (1953) e Come sposare un milionario (1953) contribuirono a trasformarla in un fenomeno internazionale. In particolare, il ruolo di Lorelei Lee in Gli uomini preferiscono le bionde fissò nell’immaginario collettivo l’immagine della bionda affascinante e irresistibile che avrebbe accompagnato la sua carriera.
Il successo raggiunse il suo apice con Quando la moglie è in vacanza (1955), film passato alla storia per la celebre scena dell’abito bianco sollevato dal vento proveniente da una grata della metropolitana. Quell’immagine, una delle più famose della storia del cinema, contribuì a consacrare definitivamente Marilyn come icona mondiale. Dietro il personaggio costruito dagli studios, però, c’era una donna che desiderava essere riconosciuta per le proprie capacità artistiche. Per questo motivo si impegnò a perfezionare la propria formazione, studiando recitazione e cercando ruoli più complessi. Film come Fermata d’autobus (1956) e Il principe e la ballerina (1957) mostrarono un’interprete più matura e consapevole, capace di andare oltre gli stereotipi che l’avevano resa celebre.
Il capolavoro della sua carriera arrivò probabilmente nel 1959 con A qualcuno piace caldo, considerato ancora oggi una delle più grandi commedie cinematografiche di tutti i tempi. Accanto a Tony Curtis e Jack Lemmon, Marilyn diede vita a un personaggio indimenticabile, dimostrando una straordinaria capacità di mescolare comicità, sensualità e vulnerabilità. Negli ultimi anni della sua vita interpretò anche Facciamo l’amore (1960) e Gli spostati (1961), un film particolarmente significativo perché scritto dal marito Arthur Miller. Quest’ultima opera, segnata da un’atmosfera malinconica e crepuscolare, viene spesso considerata il testamento artistico di un’attrice che cercava nuovi percorsi espressivi.
La morte improvvisa, avvenuta il 4 agosto 1962 a soli trentasei anni, contribuì a trasformare Marilyn Monroe in una leggenda. Da allora la sua figura è stata oggetto di libri, documentari, film, mostre e studi che hanno cercato di comprendere la complessità di una donna spesso schiacciata dal peso della propria fama. Tra gli uomini che segnarono maggiormente la sua vita vi fu il campione di baseball Joe DiMaggio, che Marilyn sposò il 14 gennaio 1954.
Il matrimonio durò appena nove mesi, ma il legame tra i due rimase profondo anche dopo il divorzio. A un secolo dalla nascita, Marilyn Monroe continua a esercitare una straordinaria influenza sull’immaginario collettivo. Il suo volto, riprodotto infinite volte nell’arte, nella fotografia, nella moda e nella pubblicità, è diventato uno dei simboli più riconoscibili del Novecento.
Eppure il motivo per cui continua a essere ricordata non risiede soltanto nella sua bellezza. Marilyn rappresenta anche il desiderio di affermare la propria identità al di là delle etichette, la ricerca di autenticità dietro la maschera della celebrità e la fragilità nascosta dietro il successo.


