HomeEditorialiL’ultimo battito di Domenico: una tragedia atroce, una dignità senza fine

L’ultimo battito di Domenico: una tragedia atroce, una dignità senza fine

La cronaca, a volte, smette di essere solo un freddo resoconto di fatti per farsi tragedia nel suo senso più spietato, lasciando addosso un senso di impotenza e di ingiustizia difficile da elaborare, impossibile da accettare. La morte del piccolo Domenico, il bambino di soli due anni a cui era stato trapiantato un cuore “bruciato”, non è una notizia: è un urlo silenzioso che scuote le coscienze.

Alle ore 9:20 di sabato 21 febbraio 2026, il cuore di Domenico ha smesso di battere all’ospedale Monaldi di Napoli. Fa impressione dover anche solo immaginare quel momento e raccontare la scena di un bambino di soli 2 anni che riceve un’estrema unzione. L’ultimo disperato abbraccio collettivo a una creatura che se ne va quando ancora l’attendeva un’intera esistenza da vivere.

In questa vicenda, dove l’inchiesta per omicidio colposo vede ora sei sanitari iscritti nel registro degli indagati, il dato tecnico e quello umano si intrecciano in modo atroce. Quel muscolo cardiaco, che avrebbe dovuto regalare una nuova vita e che invece si è rivelato compromesso, è ora sotto sequestro. Saranno gli “accertamenti tecnici irripetibili”, come ha precisato con fermezza l’avvocato della famiglia, a dover chiarire come sia stato possibile un errore di tale inaudita portata. Non vi è dubbio che se qualcuno ha sbagliato, dovrà assumersene tutte le responsabilità e risponderne alla giustizia, se una giustizia tra i comuni mortali davvero esiste.

Ma oltre le perizie e i sequestri delle salme, al di là di ciò che poi avverrà nei risvolti giudiziari, quel che oggi resta e che colpisce profondamente di questa sconvolgente vicenda è la straordinaria dignità dei genitori del bambino. In un momento in cui la rabbia potrebbe oscurare ogni cosa e prendere il sopravvento, Patrizia, la madre di Domenico, ha scelto la strada della luce e della memoria. La strada più difficile.

“Mio figlio è diventato un angioletto e io farò in modo che non venga dimenticato”, ha dichiarato davanti ai microfoni. Nelle sue parole non c’è solo la richiesta di una verità necessaria e dovuta, ma la volontà di trasformare un dolore insopportabile in speranza per gli altri: la nascita di una fondazione a nome di Domenico per aiutare i bambini in attesa di trapianto. Dall’ingiustizia di un figlio che muore, la missione di salvare altri bambini.

Fare giustizia è un atto dovuto non solo alla memoria di Domenico, ma alla fiducia che ogni cittadino deve poter riporre nel sistema sanitario. L’uomo non è infallibile e mai lo sarà ma non è pensabile che un bambino debba fare questa fine, in un modo così assurdo. Il dono prezioso di una vita non può essere sprecato e buttato via così. E, mentre la politica esprime cordoglio e la magistratura muove i suoi passi necessari, un intero Paese segue attonito e sgomento il finale drammatico di questa storia amarissima.

La lezione più grande a tutti noi arriva proprio da quella madre che trova la forza di guardare oltre l’obitorio. Uno sguardo lucido e generoso oltre lo schiaffo più infame del destino. Una forza d’animo straordinaria, una reazione che deve farci riflettere e capire il senso più profondo della vita.

Tra giovedì e venerdì, quando la comunità locale si stringerà attorno alla famiglia per l’ultimo saluto, non si celebrerà solo il rito di un funerale, ma l’impegno ineludibile a non lasciare che l’orrenda fine di Domenico rimanga soltanto un numero dentro una statistica di malasanità. Mai più un altro Domenico. E’ un dovere verso questo bimbo, è l’obbligo di arrivare alla verità che non servirà a riportare in vita il piccolo ma è l’unica medicina possibile per alleviare le sofferenze di una famiglia a cui è stata strappata per sempre la felicità di un figlio.

E allora Domenico – da qualche angolo lassù – non sarà solo un ricordo, ma il respiro di un angelo che donerà speranza a ogni bambino che, ancora oggi, aspetta un miracolo per continuare a sognare. Domenico vivrà in ogni battaglia che la sua Fondazione combatterà, trasformando le lacrime di oggi nel coraggio di domani, affinché nessun altro piccolo guerriero debba mai più pagare il prezzo di un destino così ingiusto.

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