HomeEuronewsListe Copasir: "Rischiamo di tornare ai tempi più bui della storia d'Italia"

Liste Copasir: “Rischiamo di tornare ai tempi più bui della storia d’Italia”

C’è chi parla di liste di proscrizione e neomaccartismo, riguardo al rapporto del Copasir sui filorussi in Italia in prima linea con l’invasione dell’Ucraina.

Una lista di persone che, secondo il Comitato parlamentare per la sicurezza nazionale, fungerebbe da cassa di risonanza della propaganda russa infarcita di fake news.

Ad anticipare il rapporto è stato un articolo pubblicato sull’edizione domenicale del Corriere della Sera: “Influencer e opinionisti, ecco i putiniani in Italia”, corredato dalle foto dei presunti megafoni della propaganda russa: dall’ex presidente 5 stelle della Commissione Esteri del Senato Vito Petrocelli all’ex candidato leghista nel 2019 Claudio Giordanengo, passando per Maurizio Vezzosi, collaboratore per L’espresso e Limes.

La reazione della FNSI è stata dura. Il sindacato dei giornalisti chiede al Copasir di fare chiarezza, cioè rendere noti i nomi, il prima possibile. Anche perché, se si tratta di giornalisti a libro paga, l’ordine di categoria deve prendere le contromisure. “Se si tratta di persone di cui si riesce a dimostrare i legami con la Russia, i legami con le agenzie filoputiniane, se si riesce a dimostrare addirittura che questi sono sul libro paga di queste agenzie, è un conto”, afferma Raffaele Lorusso, presidente della Federazione nazionale stampa italana (Fnsi), a Euronews: “Se invece queste liste sono state stilate semplicemente sulla base di opinioni espresse, questo non sarebbe sicuramente accetabile: non si può schedare chi la pensa diversamente perché significherebbe tornare ai tempi più bui della storia d’Italia”.

Il presidente del Copasir, Adolfo Urso (Fdi), ha specificato al Foglio che il rapporto dell’intelligence sulla disinformatia filorussa, su cui invero il Copasir indaga da molto tempo, è arrivato successivamente all’articolo partorito in via Solferino. Urso non smentisce l’esistenza del rapporto. Ribadisce, anzi, che la macchina della disinformatia russa è “Attiva da almeno 10 anni” ed ha già agito con efficacia durante la pandemia.

Fonte: Euronews

ARTICOLI CORRELATI

POTREBBE INTERESSARTI

SEGUICI SUI NOSTRI SOCIAL

35,880FansLike
14,200FollowersFollow