L’Emilia Romagna è in ginocchio e anche li si sta verificando, in tutta la sua forza dirompente, quello che è già accaduto in altre regioni italiane e che continuerà purtroppo ad accadere in tutto il Paese. Da Nord a Sud la gente perde la vita o si ritrova senza casa. Le comunità pagano il conto di un’Italia che è stata stuprata da abusivismi, speculazioni di ogni genere e lavori farlocchi. Il prezzo da pagare diventa sempre più caro.
L’amara verità è che le politiche ambientali in Italia sono sulla bocca di tutti ma nei fatti non le porta avanti nessuno. E la Natura si riprende tutto quello che l’uomo le ha tolto. I drammatici fatti dell’Emilia Romagna mostrano il quadro allarmante ed impietoso di uno stivale disarmato di fronte alle piogge. La reti per il deflusso delle acque non funzionano, canali e strutture dedicate vanno in tilt, la cementificazione ha invaso anche spazi che non dovevano essere toccati e non esiste una regimentazione degna di essere chiamata tale.
Dopo Forlì, Faenza, Cesena e Lugo tocca ora a Ravenna che potrebbe essere l’epicentro della disastrosa alluvione che da tre giorni sconvolge i nove Comuni della Bassa Romagna. La città dal pomeriggio di ieri, venerdì 19 maggio, è totalmente circondata dall’acqua. Molti i quartieri sommersi, oltre 27mila le persone sfollate, o barricate nei piani alti degli edifici. La statale Adriatica è ridotta a un fiume: il traffico paralizzato stenta a contrastare la corrente.
Al momento la superficie di territorio del Comune di Ravenna evacuata è pari a 10.873 ettari, cioè circa il 16% dell’intero territorio comunale, per una popolazione residente di 14.220 persone (pari a circa il 9% del totale). Nelle scorse quattro notti il sistema di accoglienza messo in campo, spiega il Comune, ha fatto registrare 1.200 pernottamenti in 60 strutture alberghiere; mentre per quanto riguarda gli hub di protezione civile, si sono avvicendate quasi 3.000 persone.
“È il giorno peggiore – il grido del sindaco Michele De Pascale – non sappiamo se e dove riusciremo a fermare l’acqua. Per tutti è obbligatorio abbandonare le proprie case fino al termine dell’emergenza”. Migliaia di abitanti, a bordo di gommoni, trattori e fino a dove possibile in pullman, raggiungono i centri d’accoglienza aperti nel PalaCosta e al museo Classis. Venti le strade interrotte attorno alla città. Evacuate le frazioni di Piangipane, Santerno, Borgo Faina, Fornace Zarattini e Case Sparse, oltre al paese di Russi.
Il dramma che oggi si vive in Emilia Romagna farà anche stavolta notizia per un paio di giorni e poi sparirà dalle cronache nazionali. Il passato e il presente non insegnano nulla e ci si ferma alle lacrime: quelle vere delle vittime e quelle di coccodrillo di chi dovrebbe salvaguardare i cittadini ma non lo fa. Al solito la prevenzione rimarrà un teorema di Pitagora e la messa in sicurezza lascerà spazio all’estate che arrivando. Sino alle prossime piogge e ad altre tragedie.


