La politica taorminese ha perso: De Luca è l’alibi dei dissestanti

La politica taorminese ha perso: De Luca è l’alibi dei dissestanti

22 Novembre 2022 Off Di RedazioneTn24

TAORMINA – Tutti fermi ad aspettare se Cateno De Luca si candiderà o no a sindaco di Taormina. Basterebbe questa premessa per rendere impietosamente l’idea di come si è ridotta la politica taorminese. Prima del 26 settembre scorso lo avevamo già detto e scritto con estrema chiarezza che questa classe politica locale ha dimostrato in termini iper-conclamati di non essere all’altezza di una città che meriterebbe (e merita) molto di più.

Poi la sera del 26 settembre scorso è bastato quell’annuncio della discesa in campo dell’ex sindaco di Messina per scatenare il panico, 30 giorni che per alcuni versi andrebbero analizzati da un’equipe di psicoterapeuti. Ad un tratto è partita una sequenza frenetica di riunioni all’insegna delle più disparate strategie “ad muzzum ad minchiam“, candidati che sino al giorno prima gonfiavano il petto e ad un tratto si sono squagliati, altri ancora che sono stati buttati via come una lattina di birra. E poi altri che si sono detti pronti a fare i “partigiani” per salvare la patria. Ma salvare Taormina e difenderla da chi? “Difficile” (mettiamola così…) capire certe logiche in una città dove i predoni si sono già presi tutto e di più già da un pezzo.

Nella Taormina che è una capitale del turismo, meta di grande bellezza che accoglie Un milione di turisti, ma con una piccola mentalità ancora da paesello degli Anni 50, si è persino arrivati all’apoteosi del ridicolo con l’idea della politica cittadina di mettersi tutta insieme, maggioranza e opposizione. Tutti insieme appassionatamente, gente che da sempre se ne dice di ogni e si guarda in cagnesco e all’improvviso si è resa disponibile a baciarsi e sposarsi. C’era da contrastare lo “straniero”, manco fossimo in uno di quei film americani dove bisogna sconfiggere il mostro di turno e le forze del bene (giustamente) si coalizzano. Qui stavano per unirsi, invece, le forze del dissesto, quelli che hanno portato Taormina al default finanziario il Comune più ricco della Sicilia, quel dissesto “figlio di nessuno” sul quale adesso tutti vanno avanti con nonchalance, facendo i finti tonti, anzi i “finti tonni” come nella nota espressione di una nota commedia italiana.

Mano nella mano, nudi alla meta, verso le elezioni del prossimo anno, col listone unico o tutto al più con la partita casalinga in Corso Umberto tra scapoli e ammogliati, in questo caso lo scenario più che possibile se De Luca dovesse tirarsi indietro per motivi legati ai suoi problemi di salute.

Il punto è proprio questo: la politica taorminese ha giochicchiato sino all’election day del 25 settembre, con le solite puttanate di paese all’insegna del “poi vediamo”, “è troppo presto”, “per ora sono solo chiacchiere da bar”, sull’onda di una serie di auto-candidature da TSO. Altrove i candidati si decidono serenamente un anno prima, o perlomeno 8-9 mesi prima, e si fa un minimo di progettualità seria su cosa si intende fare del territorio. Qui si va avanti a nascondarello e, con il voto in agenda in primavera, la scelta trasversalmente condivisa dall’allegra compagnia è quella di arrivare a Pasqua o magari oltre, fiutare il carro vincente, mischiare le carte con un pò di cambi di casacca in extremis e poi inneggiare al cambiamento. Ma quale cambiamento?

Ad onore del vero, va detto che l’attuale sindaco di Taormina, ci ha provato stavolta ad annunciare la sua candidatura (ricandidatura) con ampio anticipo e prima delle elezioni Regionali ma si è trovato davanti uno sbarramento ed è stato arginato dal “fuoco amico”. La sua stessa maggioranza lo ha frenato, perché “se hai i numeri ti puoi candidare, altrimenti deve farti da parte”. E si parlava di un sindaco che non è l’ultimo arrivato e, al netto di chi sia poi con lui o contro di lui, si è candidato 3 volte e ha vinto altrettante volte. Un capolavoro di autolesionismo, quello dello stop a Bolognari, che praticamente ha spalancato le porte a De Luca, rischiando di impiccare in un colpo solo sia la maggioranza stessa che l’opposizione, ancora più confusa e sprofondata in uno stato comatoso che va avanti ormai da 4 anni.

Adesso, con De Luca defilato per i suoi problemi, si è passati dalla “maratona spiritica” delle riunioni anti-De Luca ad un appiattimento totale perché il nemico è ai box. Si dorme più rilassati, quasi su un guanciale. Ma la politica taorminese, in realtà, è messa così male da non saper creare un’alternativa a De Luca e a chiunque altro, non sa fare qualcosa di meglio dei soliti teatrini paesani che abbiamo visto sinora? Si è ridotta a sonnecchiare e attendere le scelte di qualcuno, senza la capacità e il coraggio di andare avanti comunque e fare la propria parte a prescindere? Zero fermento, zero personalità, zero idee per Taormina. Nessuno scatto di orgoglio, nessun sussulto o cambio di passo anche in segno di rispetto dei taorminesi. L’attesa delle scelte di De Luca è l’alibi perfetto di una classe politica di dissestanti che naviga a vista tra spocchia, presunzione e permalosità, e che soprattutto non si rassegna a realizzare che qualcosa forse non ha funzionato se un Comune come Taormina è andato al dissesto. A meno che il dettaglio di 66 milioni di debiti e 30 milioni di tributi non riscossi non siano opera dei Puffi e di Peppa Pig.

Per la serie: aspettiamo l’8 dicembre e che si sciolga il mistero dell’Immacolata. Se l’invasore riappare e si candida ci mettiamo tutti insieme, se non si candida alla fine ci facciamo – belli, tranquilli – due liste e ci giochiamo in famiglia l’ennesima elezione che consegnerà alla storia vincitori che non cambieranno nulla.

Ma sì, perché poi al taorminese è inutile fare grandi discorsi: interessano i suoli pubblici e la lotteria degli interinali e per il resto, basta che funziona la stagione estiva, va benissimo così. Come sempre. Tutto il resto è la solita danza delle chiacchiere.