Prosegue l’iperattivismo social di Cateno De Luca, impegnato nel tentativo di restare protagonista della scena politica siciliana mentre va alla ricerca di uno spazio per le prossime elezioni Regionali. Il parlamentare di Fiumedinisi è soprattutto concentrato sull’arduo compito di provare a recuperare consensi rispetto ai sondaggi che lo danno al 9%, lontanissimo dall’exploit del 2022. Sullo sfondo c’è l’avanzata sempre più impetuosa di Ismaele La Vardera, che giorno dopo giorno erode voti e si prende quel campo politico anti-sistema che negli anni recenti era stato terra di conquista proprio per l’attuale sindaco di Taormina.
La rincorsa di De Luca fa i conti con lo spettro dell’ascesa di La Vardera e s’incrocia con i due poli. Da una parte il centrodestra, con il quale aveva cercato un’intesa (romana) gli ha chiuso le porte dopo il voto della mozione di sfiducia a Schifani e poi le tensioni e le accuse che hanno caratterizzato la bagarre sulla legge di stabilità all’Ars. Dall’altra parte c’è la diffidenza del centrosinistra ad imbastire un patto con un alleato che prima si era avvicinato al campo largo, poi ha rivolto lo sguardo verso il centrodestra e ora ha riaperto di nuovo a sinistra, ma soprattutto spinge per una candidatura alla presidenza della Regione che le segreterie romane non sono disposte a concedergli.
Da qui il tentativo di De Luca di provare a scomporre il quadro con il suo Governo di Liberazione. Vuole cavalcare l’onda del caos del dopo-manovra all’Ars e cerca di spaccare quel che si può frantumare. Divide et impera, un manuale in cui De Luca è da sempre maestro indiscusso. Il passaggio che va di pari passo è la costruzione, goccia a goccia, del racconto mediatico di un’altra era alle porte. La storyline politica della liberazione della Sicilia che parte da Fiumedinisi e Caltagirone.
“Oggi ricominceremo a scrivere la storia della Sicilia e non solo. Il caminetto è pronto per accogliere gli illustri ospiti che giungeranno a Fiumedinisi da tutta la Sicilia per definire il manifesto di Caltagirone. Il nostro obiettivo è quello di liberare la Sicilia dal Pizzo Legalizzato imposto dalla malapolitica e dalla burocrazia parassitaria. Il Governo di Liberazione inizierà il suo percorso nei tre giorni che stiamo organizzando a Caltagirone 16 e 17 Gennaio a porte chiuse per la definizione delle singole tematiche ed il 18 mattina l’appello pubblico ai Liberi e Forti”.
Così scrive oggi De Luca, che alimenta la sua narrazione del “Governo di Liberazione” come fossero le pagine di un libro e lo fa mettendo tutta la pressione possibile ai destinatari all’ascolto e alla lettura del messaggio. Vuole dare un segnale di protagonismo e di centralità rispetto al suo ruolo in bilico per la partita del 2027. Un graffio a quello scenario dominato dai due poli che, in realtà, vorrebbero relegarlo ai margini della contesa.
La lunga corsa per le Regionali s’incrocia con l’esigenza prioritaria, da parte di De Luca, di difendere la “roccaforte” Messina, dove il fronte anti-De Luca vorrebbe organizzarsi per scardinare il monopolio del monocolore Sud chiama Nord. “Se sei competitivo non c’è equilibrio politico che tenga”, ha dichiarato ieri in conferenza stampa De Luca, alzando un muro a difesa del fortino, a suon di bordate bipartisan (“da destra e da sinistra hanno violentato la città”) e aggiungendo: “Ogni competizione è storia a sé”.
Ma la frase più significativa è stata un’altra: “Guai a sottovalutare gli avversari, quando mi hanno sottovalutato è stato il momento che ha portato chi mi sottovalutava a suicidarsi con le sue stesse mani”.
Il punto è che stavolta s’è affacciato all’orizzonte un problema più ostico da affrontare: una perdita di consensi e prima ancora un decremento strutturale di fiducia da parte dei siciliani rispetto a quel De Luca furoreggiante che nel settembre 2022 si era arrampicato al 25%. Oggi quel voto anti-sistema se lo è preso Ismaele La Vardera, di cui il mentore politico era stato De Luca. Non a caso Scateno ha spedito frecciate all’allievo e vuole contendere all’ex iena il trono dell’anti-sistema.
I sondaggi vanno sempre presi con estrema cautela ma quello SWG dei giorni scorsi racconta un trend eloquente: La Vardera sarebbe al 14% con il suo movimento Controcorrente, De Luca al 9% con Sud chiama Nord. Banalmente basterebbe fare la somma per ottenere quello che fu il risultato tre anni fa di De Luca alle Regionali. Poi è chiaro ed è vero che ogni elezione fa storia a sé.
Fatto sta che De Luca si sta giocando il tutto per tutto, adesso e subito. Sta stringendo i tempi perché il tempo stesso che scorre e porta ai prossimi appuntamenti elettorali è una clessidra che preoccupa non poco il leader di Sud chiama Nord.
De Luca è pronto all’arena e alla prova muscolare sui palchi, vuole far vedere di avere una cilindrata diversa rispetto agli altri, passa da Sud chiama Nord a Ti Amo Sicilia per innovare il tema della sfida, anche se poi canta la stessa messa. Ha un bisogno enorme di fare sapere che è lui il più bravo di tutti e che dove c’è lui le cose cambiano. Frusta chi si adagia e s’adombra se qualcuno eccepisce qualcosa, dice “abbiamo fatto un’impresa” ma in realtà vuole dire “ho fatto un’impresa” e questo è un messaggio all’ambiente per marcare la differenza e far capire che c’è un prima di lui e un dopo di lui.
La sfida di De Luca, alla De Luca, è iniziata. Basteranno la sovra-esposizione mediatica, la retorica trionfalistica dei successi amministrativi e la crociata di liberazione della Sicilia per riconquistare i siciliani?


