HomePoliticaIncompresi e smemorati ma vogliono fare il sindaco a Taormina

Incompresi e smemorati ma vogliono fare il sindaco a Taormina

TAORMINA – Ci sarebbe quasi da sorridere se non ci fosse da piangere nell’assistere, non da oggi ma da tempo ormai, alla contesa per le candidature a sindaco a Taormina. Un posto meraviglioso che però non è una metropoli ma una piccola cittadina di neanche 11 mila abitanti, eppure uno di quei luoghi che ispirano le ambizioni e le velleità personali a tal punto da far emergere più candidati di quanti non ce ne siano di solito a Roma piuttosto che a Milano o Napoli o a Palermo (giusto per avvicinarsi di più a casa nostra).

A Taormina c’è un bel gruppone di persone (in verità le solite) che sono anche bravi professionisti nel loro mestiere e che, tuttavia, ogni cinque anni si ostinano a dare vita ad una competizione in cui nessuno fa un passo indietro e ci si fa, invece, avanti a tal punto da mettere la questione sul piano personale. Per la serie: “Chi non sostiene la mia candidatura ha chiuso con me, anzi quasi quasi gliela faccio pagare e mi alleo con Tizio e in ogni caso a Sempronio non porterò un voto. Sceneggiate in salsa paesana.

Legittimo ambire alla sindacatura, anche alla presidenza del Consiglio e della Repubblica. Tutto è concesso, niente è negato nella vita e soprattutto in democrazia. Ma, in fondo, la realtà racconta altro.

Si pensa che amministrare una città sia come trattare il pesce dell’acquario. Gli dai un po’ di mangime e tutto va.

A tutti questi simpatici amici, tuttavia, basterebbe in fondo chiedere come mai il Comune di Taormina sia finito al dissesto finanziario un anno fa. Ma soprattutto ci sarebbe da chiedersi come mai il Capalc è ridotto alla vergogna da 30 anni, come mai la frana di contrada Lappio è lì da 19 anni, come mai la scuola Vittorino da Feltre è chiusa da 18 anni, come mai le torrette della Villa comunale sono chiuse da 30 anni. O come mai l’ex Circolo del Forestiero è chiuso da quasi 30 anni. E tante altre cose ancora in cui non si parla di problemi rimasti irrisolti da due giorni ma da 20 o 30 anni. Tutte vicende in cui bisognava fare saltare i tavolini e scatenare l’inferno per trovare una soluzione.

Oltre ogni giustificazionismo e il comodo piano inclinato dello scaricabarile, insomma, qualcosa non è andato bene sino a questo momento e non è un discorso di colpa dei singoli ma di responsabilità generale. Immaginiamoci con quelle e tante altre situazioni a regime, quali valori aggiunti avrebbe Taormina in termini sociali ed ambientali, economici ed anche occupazionali.

A questo punto il minchione di turno dirà “ma io non c’entro”, “io non ero lì, “lui era là”, “io non ho fatto quello”, “lui faceva quell’altro ruolo”. Ma se andiamo a vedere tutti i vari candidati alla sindacatura di Taormina il problema riguarda tutti (sindaci, assessori, consiglieri e chi più ne ha, più ne metta) e non è esente da colpe nessuno. Chi più, chi meno, non è il singolo ma il sistema che sin qui ha fallito.

I singoli, però, evidentemente non possono considerarsi dei fenomeni e dovrebbero realizzare che vedere quelle criticità irrisolte da 20 o 30 anni non può non creare imbarazzo e non ci si può voltare dall’altro parte e fare i finti tonti, o i “finti tonni” come diceva qualcuno. Un conto è caricarsi una comunità sulle spalle e un’altra storia è fare i capi-popolo in spiaggia e gonfiare il petto al bar della signora Giovannina. Forse abbiamo dei figli segreti di Albert che sono incompresi, di sicuro sono piuttosto smemorati. E anche abbastanza paraculi.

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