HomePoliticaImposta di soggiorno, maxi-aumento a Taormina? Meloni fa infuriare gli albergatori

Imposta di soggiorno, maxi-aumento a Taormina? Meloni fa infuriare gli albergatori

Altro scossone in arrivo sull’imposta di soggiorno. Il governo Meloni pensa di rimodulare e soprattutto decretare un aumento per il balzello dell’ospitalità nelle strutture alberghiere ed extralberghiere. Lo scenario non piace agli albergatori anche perché il gettito della tassa maggiorata potrebbe essere dirottato alla raccolta e allo smaltimento dei rifiuti, non più soltanto agli interventi nel settore del turismo. In una nota arrivata nella serata di ieri, lunedì 5 agosto il ministero del Turismo ha voluto fare una precisazione, per quanto di sua competenza: “Non si sono ancora concluse le interlocuzioni con le associazioni di categoria e gli altri attori istituzionali in vista di una possibile proposta di modifica della disciplina dell’imposta di soggiorno. Il dialogo proseguirà a settembre”.

La questione, ovviamente, interessa da vicino anche Taormina, capitale del turismo siciliano e meta dove nel 2023 il Comune ha introitato circa 4 milioni di euro da questa imposta. Ed è una cifra, già da capogiro, che potrebbe ulteriormente crescere sino a 5-6 milioni, facendo lievitare l’incasso per i conti di Palazzo dei Giurati. E ora sembra prospettarsi un maxi-aumento che verrebbe “incoraggiato”, nel caso specifico, anche dalle caratteristiche di un territorio che vede la presenza di diverse strutture dedite all’accoglienza di lusso.

L’imposta di soggiorno potrebbe essere estesa a tutti i 7.904 comuni italiani che vorranno applicarla, mentre oggi la possono applicare solo i capoluoghi, le unioni di comuni e i comuni turistici. Ci sarebbe anche una rimodulazione degli importi: fino a 5 euro nel caso di costo del pernottamento inferiore a 100 euro, fino a 10 euro per una stanza tra i 100 e i 400 euro, fino a 15 euro per una sistemazione tra i 400 e i 750 euro, e si salirebbe ad un massimo di 25 euro al giorno negli alberghi extralusso (oltre 750 euro a notte). Inoltre, gli incassi verrebbero destinati non solo ad interventi nel settore del turismo, ma anche a raccolta e smaltimento dei rifiuti.

Federalberghi non fa mistero della sua posizione: gli operatori dell’industria dell’ospitalità “non condividono la proposta di aumentare ulteriormente la tassa”. Anche perché “sono trascorsi solo pochi mesi da quando, in vista del Giubileo, il tetto massimo è stato elevato del 40%, passando da 5 a 7 euro per notte e per persona ed è stata introdotta la possibilità di utilizzarla per coprire i costi della raccolta rifiuti, snaturando le finalità dell’istituto”. Con la nuova modifica, spiegano gli albergatori, per una camera in un hotel a tre stelle dal prezzo di 100 euro si pagheranno fino a 10 euro per notte, “come se da un giorno all’altro il peso dell’Iva, che è pari al 10%, venisse raddoppiato”.

E sempre Federalberghi chiede al governo di “imporre una corretta disciplina di bilancio agli enti locali, anziché fornirgli gli strumenti per peggiorare la situazione”. Anche Confindustria Alberghi fa muro contro la norma allo studio, perché le strutture recettive non possono essere “un mero bancomat per i comuni”.

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