Mentre i palloncini delle statistiche ufficiali volano in alto per celebrare oggi il governo più longevo della storia repubblicana, Giorgia Meloni è attesa al varco da uno scenario politico che sembra decisamente disegnare una prospettiva che va oltre la cortina fumogena dei festeggiamenti.
La Premier e leader di Fratelli d’Italia incassa il record politico di durata del suo esecutivo ma si ritrova a gestire un paradosso che rischia di diventare una trappola fatale: una leadership personale forte e indiscussa al vertice del centrodestra che poggia su una coalizione in via di progressivo e silenzioso disfacimento e che sembra necessitare di un rinnovamento che non c’è e non si intravede all’orizzonte. Dietro la facciata dell’unità e dei primati numerici, il panorama che si stende oltre Fratelli d’Italia assomiglia sempre più a un campo minato, dove i partner storici rischiano di trasformarsi nei primi liquidatori del progetto di centrodestra così come lo abbiamo conosciuto.
La crisi strutturale degli alleati non è più un tabù da retroscena, ma un dato di fatto. Da un lato c’è una Lega in perenne apnea identitaria, con un Matteo Salvini che sembra ormai prossimo a perdere le chiavi di un partito logorato dal “tradimento” del Generale, Roberto Vannacci, prima accolto come punta di diamante nel Carroccio e che poi ha lasciato Salvini per creare un suo partito che sta erodendo consensi proprio alla Lega. Dall’altro lato, Forza Italia si muove in un limbo post-fondativo guidato da Antonio Tajani, la cui leadership moderata ha colmato la vacation nel momento della scomparsa di Silvio Berlusconi ma appare a molti come un traghetto temporaneo destinato ad essere rottamato subito dopo lo spartiacque delle elezioni del 2027.
Meloni rischia di doversi caricare interamente sulle proprie spalle la sfida al centrosinistra e di trovarsi, nel frattempo, al comando di un esercito dove i generali alleati arretrano o cambiano pelle, lasciando scoperto il fianco destro.
Proprio su questo fianco scoperto prende forma la vera spada di Damocle della legislatura: la figura destabilizzante di Vannacci. Con i sondaggi che lo accreditano stabilmente attorno a un pesante sette e mezzo per cento e il consolidamento del suo movimento “Futuro Nazionale”, il Generale non rappresenta più una semplice anomalia ma un magnete elettorale spietato per i delusi del centrodestra e per una fetta non indifferente degli astensionisti. Il meccanismo di erosione è elementare nella sua dinamica e può risultare devastante nei suoi effetti. Attirando a sé il voto di protesta, quei delusi del sovranismo originario e l’elettorato più radicale che accusa la Premier di eccessivo pragmatismo europeo, Vannacci sta spaccando e svuotando il bacino del centrodestra, togliendo alla maggioranza la spinta propulsiva di cui ha bisogno per il voto del 2027.
La matematica politica, in questi casi, non fa sconti e non concede spazio ai teoremi. La polarizzazione del voto conservatore e la conseguente emorragia di consensi verso la creatura di Vannacci rischiano di spianare la strada allo scenario di un’affermazione del centrosinistra alle prossime consultazioni politiche. Non serve la sfera di cristallo per comprendere che il frazionamento a destra rimette in gioco le chance di successo del Campo Largo, seppure da quella parte non ci sia nemmeno un leader e non ci sia un programma identitario condiviso. Si sa che poi al resto ci pensano gli italiani che ad ogni elezioni cambiano e sperano che vada meglio della volta precedente, per poi restare delusi e cambiare ancora una volta.
Quanto possa durare un esecutivo progressista eterogeneo è un quesito legittimo, ma fa parte di un secondo capitolo che, paradossalmente, lo stesso Vannacci potrebbe aver già messo in conto e metabolizzato nel suo piano di crescita a lungo termine di Futuro Nazionale, che si incrocerà con la crisi già in atto della Lega (e quella in vista di Forza Italia) con le incertezze a cui andrà incontro pure Fratelli d’Italia dopo il voto, tanto più se dovesse vincere la sinistra. La festa di oggi a Palazzo Chigi, insomma, somiglia molto ad un brindisi sul ponte del Titanic: il record è storico, ma il ghiaccio si muove sotto lo scafo.


