HomeAperturaIl caso Orlandi fa tremare il Vaticano: sospetti sconvolgenti

Il caso Orlandi fa tremare il Vaticano: sospetti sconvolgenti

Il caso di Emanuela Orlandi rimane ancora irrisolto, eppure mai come in questo momento si ha la sensazione che qualcosa potrebbe presto o tardi accadere e che il muro alzato dal Vaticano potrebbe anche crollare. Che fine ha fatto la cittadina vaticana scomparsa il 22 giugno 1983 all’età di 15 anni mentre rientrava a casa dopo le lezioni di musica? Sino ad oggi si sono susseguite inutili ricerche e tanti depistaggi ma non c’è mai stata nessuna svolta nelle indagini sulla sorte della ragazza.

Il fratello di Emanuela, Pietro, però non si arrende e a rimettere il giallo al centro dell’attenzione è anche una strana concomitanza: il 31 dicembre 2022 è morto il Papa Joseph Ratzinger e dieci giorni dopo, il 9 gennaio 2023, il promotore della giustizia Vaticana Alessandro Diddi ha deciso di nuove indagini in relazione alla scomparsa di Emanuela. Ratzinger era il successore di Papa Wojtyla ma prima ancora era stato uno strettissimo collaboratore del Pontefice polacco.

Tutto ruota attorno ai silenzi inespugnabili della Santa Sede, che vanno avanti ormai da 40 lunghissimi anni.

Il caso Orlandi si inquadra, soprattutto, in un momento storico nel quale c’era stato il crack del Banco Ambrosiano, che si intreccia a sua volta con i soldi riciclati che venivano investiti in quell’istituto di credito dalla Banda della Maiana. Ed il maggiore azionista del Banco era l’Istituto per le Opere di Religione (Ior), diretto da mons. Paul Marcinkus. In una lettera del 5 giugno 1982 rilasciata dal figlio diversi anni dopo e ritenuta non autentica dal Vaticano, il presidente del Banco Ambrosiano, Roberto Calvi, scrisse anche a Papa Giovanni Paolo II cercando disperato aiuto. Il 18 giugno 1982 Calvi verrà ritrovato impiccato sotto il ponte dei Frati Neri (Blackfriars Bridge) a Londra. Aveva 16mila dollari addosso e mattoni infilati nelle tasche e all’interno dei pantaloni.

Occorre riannodare i fili della memoria per tornare all’inizio di agosto del 1980, in piena lotta al Comunismo, quando Karol Wojtyla scrisse all’episcopato polacco diverse lettere d’appoggio alle rivendicazioni operaie dei cantieri navali di Danzica e alla nascente Solidarność. Il Papa si schierò a difesa della confederazione nazionale di sindacati indipendenti guidata da Lech Wałesa, operaio dei cantieri Lenin. Papa Giovanni Paolo II era al fianco di Solidarność e lo sostenne attivamente.

Erano anni in cui il Vaticano era al centro di molteplici vicende di rilievo internazionale. Poi nel 1983 ci fu la scomparsa della cittadina vaticana Emanuela Orlandi e in tutte le ipotesi riguardanti il destino della ragazza ci sono sempre degli elementi che portano alla Santa Sede.

E un’amica della Orlandi in tempi recenti racconterà che la ragazza le avrebbe rivelato di essere stata importunata da qualcuno, poco tempo prima della sua scomparsa, ai Giardini Vaticani. “Quando mi è stata raccontata questa cosa – ha detto Pietro Orlandi -, ho pensato intanto che nel 1983 situazioni come la pedofilia nella Chiesa erano tabù. Un conoscente della gendarmeria mi ha raccontato che erano andati da quei tre-quattro cardinali che con le ragazzine… e loro hanno detto, guardando la foto di Emanuela “…no, con lei no…”. Ma era il 1983, potevano fare qualsiasi cosa e si sentivano le persone più sicure al mondo”.

Pietro Orlandi in una recente intervista concessa a Today.it ha analizzato i comportamenti sulla vicenda di Emanuela da parte degli ultimi tre Pontefici: Wojtyla, che era in carica in quel tempo, il successore Ratzinger e infine l’attuale Papa, Bergoglio.

“Wojtyla è quello che per primo ha fatto calare il silenzio e l’omertà su questa storia – ha spiegato Pietro Orlandi -. Il caso lo ha creato lui, parlando e dicendo che c’erano dei responsabili e lanciando un appello affinché Emanuela tornasse a casa viva. Parlava di “responsabilità di altre persone”, allontanando l’ipotesi della fuga. Nel primo bollettino dell’Angelus si leggeva “Oggetto: Sequestro di persona, il Papa si rivolgerà ai familiari di Emanuela Orlandi”. Con quella frase, pronunciata dalla finestra, lui in un attimo, se davvero c’era invece una pista interna al Vaticano, ha tratto vantaggio da questa storia perché subito si è fatto riferimento all’attentato da parte di Ali Ağca, e quindi è stato fatto un collegamento: cioè gli attentatori del Papa sono gli stessi che hanno rapito Emanuela per ricattare Wojtyla. Lui è diventato una vittima e anche il Vaticano è diventato una vittima”.

Nella serie su Netflix, Vatican Girl, il Papa Giovanni Paolo II ne esce malissimo: “Meglio di com’è nella realtà”, ha detto a tal proposito Pietro Orlandi con un messaggio pesantissimo verso il Papa polacco.

“Ratzinger, a sua volta, se n’è lavato le mani di questa vicenda. Nel suo Pontificato non ha mai fatto alcun cenno al sequestro di Emanuela. Era il braccio destro di Wojtyla e non può non sapere nulla di questa storia. Ma prima di andare via ha provato in qualche modo a cercare di mettere un punto a questa storia”.

“La Santa Sede ad certo punto era disposta a dare un fascicolo con dei personaggi che hanno avuto un ruolo, ma ha fatto capire che oltre quei nomi non si può andare”.

Secondo il fratello di Emanuela la posizione raggelante del Vaticano è che “la verità non potrà e non dovrà mai uscire”.

“Papa Francesco l’ho incontrato un paio di giorni dopo la sua elezione. Sono entrato nella Parrocchia di Sant’Anna. ero insieme a mia madre e ci disse che “Emanuela sta in cielo”. Lui ha alzato un muro più di altri, ma è conoscenza di quello che è successo”.

Ratzinger, poco prima della sua scomparsa, ha fatto predisporre a tre cardinali un dossier di 300 pagine su una serie di casi scottanti che riguardavano il Vaticano e lo ha consegnato lui personalmente a Papa Francesco. E’ plausibile che in quel dossier si faccia riferimento anche alla scomparsa di Emanuela Orlandi.

C’è una storia sulla quale il Vaticano non ha mai fatto chiarezza e riguarda il capo della banda della Maiana, Renato De Pedis, assassinato nel 1990 e incredibilmente sepolto nella basilica di Sant’Apollinare a Roma, di proprietà dell’Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica e gestita pastoralmente dal Vicariato di Roma, posizionata proprio accanto alla scuola di musica frequentata dalla ragazza.

Sarebbe stato De Pedis a rapire Emanuela quel 22 giugno 1983 ma per quale motivo? Lo ha fatto per conto di qualcuno o lui stesso ha voluto lanciare un messaggio con quel sequestro?

Il 14 maggio 2012, su disposizione dell’Autorità giudiziaria, fu aperto nella basilica di Sant’Apollinare il sarcofago di marmo contenente la bara di De Pedis: gli accertamenti permisero di identificare il corpo ivi contenuto con quello del criminale, escludendo la presenza del cadavere della Orlandi. Anche i vestiti che abbigliavano la salma erano i medesimi della sepoltura, descritti nei verbali dell’epoca. L’ispezione nella tomba di De Pedis permise anche di ritrovare all’interno della cripta, ma in un’altra stanza, circa 200 urne funerarie contenenti resti ossei risalenti a due – tre secoli fa. Eppure qualcuno sostiene che all’atto della riapertura della tomba di De Pedis quel loculo fosse “pulito come quando si passa in casa l’aspirapolvere”.

E allora tutto ruota attorno ad alcuni interrogativi che prima o poi dovranno trovare una risposta: chi ha rapito Emanuela Orlandi, perché lo ha fatto e quale ruolo ha avuto la Banda della Magliana ma soprattutto cosa c’entra esattamente il Vaticano, se c’è stato un coinvolgimento e perché i tre Pontefici hanno scelto tutti di trincerarsi in un silenzio tombale sul caso Orlandi. La cittadina vaticana è stata portata via per questioni economiche o la verità è legata a quell’episodio delle presunte molestie subite ai Giardini Vaticani? La famiglia di Emanuela continua ad attendere una risposta e Pietro Orlandi si è rivolto così a Papa Francesco: “Se la verità dovesse venire fuori senza il vostro aiuto e se si dovesse capire che c’è stata una responsabilità del Vaticano e avete cercato di nasconderla, a quel punto tutto il vostro mondo, che va avanti da duemila anni, crollerebbe”.

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