Giorgio Portera, genetista forense ed ufficiale in congedo dei Carabinieri RIS di Parma ha parlato a Quarto Grado, nella puntata del 28 novembre 2025, del delitto di Garlasco e della scena del crimine, dal movente alla dinamica della drammatica aggressione mortale a Chiara Poggi.
“Il delitto – ha spiegato il dott. Portera – è di impeto, violento, con forza e rabbia. Solitamente questi tipo di reati durano poche decine di secondi, con i vari colpi dislocati a seconda se il corpo sta fermo o si muove. Qui c’è stato uno spostamento dell’aggressore e di riflesso anche della vittima”.
“L’aggressore è quasi scontato, a mio avviso, che si sia sporcato – continua l’esperto -. Ci sono stati vari tipi di colpi. Almeno o due potrebbero averlo investito di riflesso. Ci sono stati diversi schizzi sul pavimento e sui muri”, ha aggiunto l’esperto in ricostruzioni della scena del crimine.
Portera si è poi soffermato sul segno di una mano sul pigiama della vittima: “Sul pigiama c’è il segno di una mano insanguinata e poteva soltanto essere quella dell’assassino che ha toccato quel pigiama. Si dice spesso che quel segno è stato cancellato ma non è possibile analizzare le impronte digitali su un tessuto. Non voglio dare una giustificazione ma, in termini scientifici, possiamo anche dire che non esiste una impronta, un dermatoglifo, un impronta dattiloscopica su un tessuto non è possibile analizzarla. Non si è perso alcun elemento. Il dna poteva rimanere ma è molto difficile che rimanga dna da contatto misto a sangue. E’ difficilissimo trovare la parte di chi è toccato. Questo elemento che si è perso, anche se fosse stato analizzato non avrebbe dato molti riscontri”


