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Garlasco, il mistero del tappetino

Nel mistero del delitto di Garlasco resta senza una risposta anche la scena rinvenuta dopo l’omicidio di Chiara Poggi nel bagno dell’abitazione. C’è infatti un tappetino che fu una delle prove utilizzate per condannare Alberto Stasi, in quanto ritenuto compatibile con il passaggio dell’assassino, che secondo la ricostruzione dell’epoca si sarebbe lavato le mani prima di fuggire.

Ma com’è possibile che non ci fossero tracce e quindi impronte di Stasi? E’ lui il killer ed è stato così “bravo” da non lasciare nessuna impronta sulla scena del delitto oppure il fidanzato di Chiara è stato incastrato?

Secondo i rilievi condotti dai carabinieri e la ricostruzione della procura di Pavia, guidata dal pm Fabio Napoleoni, nel lavabo furono trovati capelli lunghi e scuri, e nessuna traccia di sangue nello scarico. Da qui l’ipotesi che l’omicida possa non essersi lavato, ma semplicemente specchiato per controllare di essersi ripulito — forse utilizzando un asciugamano — prima di lasciare l’abitazione. Marzio Capra, consulente della famiglia Poggi, sottolinea che sul tappetino “devono essere fatti ulteriori approfondimenti per scrupolo, perché non ci si accontenta mai del primo esito. Per essere scientificamente attendibile, un risultato deve essere ripetibile. Anche perché ci sono minime tracce di un possibile inquinamento, non interpretabile né significativo”.

«Anche sul tappetino era stato già trovato il sangue di Chiara, che aveva confermato la ricostruzione del delitto e delle fasi immediatamente successive, con l’omicida che entra nel bagno», ricorda ancora Capra. “C’erano due campioni che avevano dato esiti dubbi. Ora sono state disposte nuove analisi che, per il momento, non modificano quanto già accertato”. Dai primi risultati non emergono infatti profili di Dna maschile.

“Si conferma quanto già emerso negli anni: il sangue, il tappetino, la spazzatura con il Fruttolo… tutto fumo”, ha osservato l’ex legale di Andrea Sempio, l’avvocato Massimo Lovati, che insieme alla collega Angela Taccia difendeva Andrea Sempio. “Ora si torna all’esame del Dna sotto le unghie di Chiara: da lì era partito l’incidente probatorio, ed è lì che si ritorna”.

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