Forza Italia si avvia verso una new era che partirà da Roma (con la benedizione di Milano…) per arrivare a cascata sino al profondo Sud. Una prospettiva che pare ormai ineludibile per ridare slancio al partito fondato da Silvio Berlusconi.
Gli azzurri hanno affrontato la fase più difficile di sempre dopo la scomparsa del Cavaliere, l’attuale segretario Antonio Tajani ha traghettato FI lontana dallo spettro incombente di una debacle, che attendeva al varco i moderati forzisti nel momento in cui non c’era in più l’anima, l’ispiratore e il gran cerimoniere del partito. Ora i Berlusconi, i figli Marina e Pier Silvio, lavorano ad una nuova fase per Forza Italia e vorrebbero recuperare terreno rispetto alla guida della coalizione che è passata in termini indiscussi a Giorgia Meloni e a Fratelli d’Italia, che nei sondaggi vola stabile al 30%. Da qui l’idea di immaginare un percorso con una nuova segreteria e un rinnovamento che potrebbe essere guidato da Roberto Occhiuto, governatore della Calabria e uomo apprezzato dalla famiglia Berlusconi. Stando a rumors sempre più insistenti Occhiuto sarebbe pronto a lanciare la sua corrente e poi l’assalto alla segreteria nazionale di Forza Italia, con la benedizione di Marina.
A quel punto si innescherà un effetto domino che coinvolgerà, come detto, i territori, le regioni. E la prima ad essere oggetto di riflessioni sarà la Sicilia. Da queste parti Forza Italia vale il 20% ed ha i numeri più alti in assoluto rispetto alle altre regioni italiane. Ma Occhiuto, se dovesse poi essere lui a prendere quota nello scenario del nuovo corso di FI, non avrebbe molti dubbi a rimettere gli equilibri in discussione perché non è un mistero che abbia un’altra visione rispetto all’attuale presidente della Regione, Renato Schifani, e lo stesso vale nei confronti del coordinatore regionale Marcello Caruso, “fedelissimo” del governatore. In Sicilia si andrà alle elezioni per il coordinamento e sarà una sfida tra l’ala “conservativa”, di quelli che stanno con Schifani, e quelli che vogliono un rinnovamento di Forza Italia. La posta in palio sarà doppia, perché in gioco ci sarà il coordinamento regionale di Forza Italia e poi la candidatura alla presidenza della Regione per il centrodestra. Schifani punta al bis e Tajani lo ha più volte rassicurato in tal senso, ma in Forza Italia ci sono altre correnti di pensiero. A spingere per un cambio di rotta al vertice del partito e della Sicilia è Giorgio Mulè, vicepresidente della Camera e uomo forte di FI, che gode di rapporti importanti con la famiglia Berlusconi. Sulla stessa linea di pensiero c’è Occhiuto, che proprio in Sicilia potrebbe decidere di dare il primo segnale della sua scalata in fieri ai vertici del partito.
La posizione di Caruso alla guida di FI in Sicilia è destinata ad essere messa in discussione. Il reggente azzurro viene considerato una figura di “continuità” ed eccessivamente “arroccato” sul piano di una difesa dell’attuale governatore, con un rapporto non altrettanto granitico con i parlamentari ma soprattutto distante dai territori. La prospettiva politica verso la quale si va in casa azzurra è quella che guarda ad una nuova stagione e ad altri attori protagonisti.
Forza Italia, se vuole cambiare passo, dovrebbe tenere un profilo più dinamico e più aperto ai territori, oltre i palazzi palermitani. Tanto più in quelle aree della Sicilia (ma non soltanto in Sicilia) dove la risposta all’allontanamento significativo della gente dai seggi elettorali dovrebbe essere quella di un partito più presente e più vicino alle comunità.
“Rinnovamento” è la parola d’ordine, dentro un percorso che punterebbe sui 50enni e 40enni di FI per dare una nuova spinta al partito. La Sicilia è un punto di forza e un’area strategica anche sul piano nazionale per Forza Italia, perché l’aspettativa di spingersi oltre il 10% sul nazionale e riproiettarsi verso percentuali più alte passa anche da un ulteriore rafforzamento del partito nell’isola. I Berlusconi vorrebbero puntare ad intercettare una parte di quella platea ormai impressionante degli astensionisti, delusi e disaffezionati alla politica. E il discorso vale soprattutto per i giovani. Ecco perché dare un segnale di discontinuità e ringiovanire i ranghi, nei vari ruoli di rappresentanza, diventa più di una tendenza, una necessità quasi ineludibile.


