Il caro-energia, anzi il salasso delle bollette, tiene in ansia gli italiani. L’autunno e l’inverno potrebbero diventare un incubo per milioni di persone, con le famiglie e le imprese che dopo due anni di pandemia e un barlume di speranza per ripartire ora rivedono il baratro per le dinamiche internazionali (e relative speculazioni) legate in primis al costo del gas.
L’emergenza energetica, ovviamente, è al centro della campagna elettorale. Il capo politico di Impegno Civico Luigi Di Maio propone “un decreto di emergenza non appena arrivati al governo da approvare subito. Un taglia bollette che consenta alle piccole imprese fino alla fine dell’anno di vedersi pagato dallo Stato l’80% delle bollette e che varrebbe circa 13,5 miliardi di euro”.
Sarebbe quasi da applaudire un’idea del genere se non fosse che l’artefice di questa proposta è l’ex capo del M5S che ha ormai una credibilità politica pari a meno di zero e la spara grossa per raccattare qualche voto in più in vista delle elezioni del 25 settembre.
Alla fiera delle promesse, a sua volta, si è iscritto il leader della Lega Matteo Salvini, che sostiene la necessità di fornire “aiuti subito, non aspettare ottobre”. Antonio Tajani, coordinatore di Forza Italia, ha chiesto un intervento urgente, aprendo alla possibilità di fare più debito: “Prima le famiglie delle regole di bilancio”. Ma Giulio Tremonti (FdI) – (che per capirci è l’ex ministro dell’Economia che a suo tempo non si è preoccupato di fermare sul nascere il raddoppio dei prezzi scattato nel passaggio della Lira all’Euro) – frena: “Scostamento sarebbe molto pericoloso”.
Il ministro allo Sviluppo Economico, Giancarlo Giorgetti, assicura che il governo affronterà il tema: “Non si tratta di fare spesa allegra, ma di pagare danni di guerra indiretti al sistema produttivo”. Per il leader di Azione, Carlo Calenda, all’orizzonte ci sono “due tsunami: quello energetico e quello finanziario”. Intato, è Intanto è stato fissato il Consiglio dei Ministri Ue dell’Energia che si terrà il 9 settembre.


