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De Luca, dalla “comfort zone” di Taormina all’uno contro tutti bis a Messina? Gli indizi e la tentazione

TAORMINA – Messina, Taormina e poi di nuovo Messina? La parabola politica di Cateno De Luca potrebbe riportare il parlamentare di Fiumedinisi di nuovo lì dove aveva spiccato il volo ed era poi riuscito a costruire l’impresa del 24% alle Regionali del 2022. 

Se ne parla con una certa insistenza già da tempo e quando si fanno tante chiacchiere qualcosa di vero poi alla base c’è sempre. Ad oggi probabilmente neanche lui ha certezza di cosa fare e come posizionarsi nello scacchiere, perché ogni mossa è legata a doppio e triplo filo alle incerte dinamiche di Roma e Palermo, che neanche una reincarnazione di Nostradamus potrebbe prevedere senza margine di errore. Sarà che quel sarà e vale per De Luca come per altri. A maggiore ragione dentro un’estate rovente e imprevedibile, che rischia di diventare il detonatore del ciclone politico che si si staglia all’orizzonte di Fratelli d’Italia. C’è da capire e da vedere cosa accadrà, e tra l’altro Fratelli d’Italia è pure la “parrocchia” politica che da mesi, dallo scorso anno ormai, è al centro di una trattativa romana con il partito di De Luca, Sud chiama nel Nord. 

Aspettando il 2027, De Luca prosegue l’avventura a Taormina, dove non lo ammetterà mai ma oramai si annoia e il palco gli sta stretto. Da quelle parti si è costruito una “comfort zone”, ha licenza politica di fare tutto e il contrario di tutto, il bello e cattivo tempo. Si è inventato pure la mossa del clone con il sindaco “ombra” Massimo Brocato all’indomani del voto per potersi concentrare sugli altri impegni. Insomma, nella politica locale non c’è nessuno a disturbarlo o neanche all’altezza di fargli il solletico. Oltre il fortino di Taormina, tuttavia, non è mai sparita dai radar Messina. Neanche per un istante. Il primo amore non si scorda mai. 

Il raccordo con il fedelissimo sindaco Federico Basile è costante, quotidiano. De Luca tiene tutti a rapporto, marca il terreno di Messina e non lo perde di vista perché la sua “palla di vetro” potrebbe riportarlo, presto o tardi, di nuovo da quelle parti. Tutto passa da Messina. E lui lo sa benissimo che nel calcolo delle possibilità o probabilità questa soluzione c’è tutta. E’ più di una semplice ipotesi. 

Il capintesta di Sud chiama Nord sta scrivendo il progetto della sua Fiumilandia e al contempo monta e smonta come i lego la bozza di trama del suo prossimo kolossal. La aggiorna di giorno in giorno, monta e smonta, la sceneggiatura politica del film in uscita nel 2027. L’anno cruciale in cui si giocherà tutto o perlomeno molto del suo destino politico.

E allora chissà che non prenda davvero quota il ritorno a Messina. Potrebbe anche scegliere di ricandidarsi a Taormina e sfatare il mantra consolidato dei “cinque anni, non un giorno in più” oppure tentare la stessa carta del bis in un contesto a lui più congeniale come Messina. Ricandidarsi nel “cimitero” politico di Taormina dove tutto al più l’unica insidia da affrontare potrebbe essere la delusione popolare di una comunità umorale, oppure delegare le vicende taorminesi ad un suo prescelto per catapultarsi a Messina e difendere uno contro tutti la roccaforte? Questo è il dilemma. E la seconda opzione sembra molto più stimolante di una permanenza a Taormina.

Gli indizi che potrebbero (ri)portare De Luca in direzione Messina non mancano e non si contano. Anche il vespaio politico e mediatico di questi giorni è stato affrontato direttamente al Salone delle Bandiere di Palazzo Zanca, dall’avamposto della prima linea messinese, con i colonnelli al suo fianco. Soprattutto ha rispolverato per l’occasione il “Cateno furioso”. Così sulle questioni di “Uomo 56”, le “mance”, i finanziamenti al partito e tutto il resto è entrata in azione la contraerea deluchiana in due conferenze stampa in cui va detto che il parlamentare di Fiumedinisi è stato abile a preparare la partita. Non ha avuto difficoltà a portare gli altri a spasso, esattamente lì dove lui voleva. Dentro l’arena in cui poi da sempre si esalta e centrifuga senza freni e senza peli sulla lingua quelli che ha di fronte.

Ad ogni modo c’è sempre da definire il ragionamento in piedi con il centrodestra ma anche il “Piano B”, che forse è anche qualcosa in più di un’alternativa. E avere un “Piano B” è sempre l’abc della politica. D’altronde è lapalissiano che De Luca non si fida del centrodestra come nello stesso identico modo il centrodestra non si fida di lui. Ognuno guarda all’altro con una possibile convenienza puramente numerica ma mettendo in conto che le parti potrebbero litigare all’indomani del matrimonio. Qui sarebbero pure le seconde nozze e già le prime erano finite male. 

Mai più una corsa solitaria è la sintesi della metamorfosi deluchiana di questa stagione politica. Ma se le alleanze si rompono che si fa? A Messina l’impressione, che sa di quasi certezza, è che De Luca stia replicando a specchio la strategia del 2022 immaginando in largo anticipo proprio lo scenario di una corsa solitaria in città per il suo partito. Allora ci fu il patto della “serenata” con Nino Germaná e oggi, al netto di eventuali smentite di rito, pare proprio che ci sia in atto qualche altra interlocuzione politica. De Luca si guarda attorno, a prescindere da chi sarà il candidato sindaco, che ad oggi è sicuramente di nuovo Federico Basile e nessun altro: poi domani il mondo cambia e magari potrebbe tornare in campo proprio Cateno De Luca in prima persona e a quel punto il buon Basile se ne farebbe ragione e potrebbe anche essere “premiato” ed essere riposizionato con una posizione di prestigio altrove, magari su qualche scranno parlamentare. In tutto questo c’è da riguadagnare terreno per Sud chiama Nord e De Luca ricomincia a girare la Sicilia. C’è da riconquistare campo dopo il crollo delle Europee 2024 e c’è pure da fronteggiare l’ex alleato Ismaele La Vardera che avanza con il suo nuovo movimento e si sta prendendo il “voto di pancia” dei siciliani. E la cosa non piace affatto a De Luca.

Nel frattempo, le varie nomine recenti al governo di Messina e pure a Taormina qualcosa dicono e le mosse di De Luca – lo si è detto – non sono mai casuali. E se due indizi fanno una prova, dai tre in sù si comincia a rasentare la presunzione di matematica certezza. A Messina qualcosa si muove e il ritorno di De Luca non sembra fantasia. Magari ci sono le solite voci di cortile e i teoremi di Pitagora (anche no). Di sicuro, come recita un bel detto della Liguria: “Sciúsciā e sciorbî no se pêu”. “Non si possono fare due cose contemporaneamente”. Delle due l’una, in coalizione o da soli, una terza via non esisterà e verrà il tempo delle scelte.

Ora la priorità del leader di ScN è proseguire la sintonia politica del momento con il presidente della Regione, Renato Schifani. Se poi le cose con il centrodestra non dovessero funzionare, De Luca non ha intenzione di farsi trovare impreparato. Sullo sfondo resiste ed è forte quella tentazione dell’uno contro tutti. Messina da blindare, Messina per rilanciarsi verso i sogni di gloria palermitani. Messina futura città del Ponte, necessaria per contare di più al tavolo delle trattative per le Regionali e le Politiche. Morale della favola: Messina, Taormina e ancora Messina, da Scateno a Cateno e poi di nuovo Scateno, andata e ritorno? Messina prima di tutto. E’ un pò come quel detto che non si sbaglia mai: “Tutte le strade portano a Roma”. A volte anche passando da Genova.

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