TAORMINA – Aspettando l’insediamento in sede del “Viceré” Massimo Brocato, Cateno De Luca rientra a Taormina e non perde occasione per ribadire che a Palazzo Corvaja almeno per il momento la cultura può passare in secondo piano, perché le sorti della Sicilia, ma prima di ogni cosa quelle dell’Impero del Nisi, sono la priorità assoluta. Tutto il resto è contorno.
Così arriva il video social mattutino del sindaco eletto di Taormina che, in attesa di consegnare le chiavi del palazzo al suo ormai pari grado, co-sindaco delegato, convoca le sue “truppe” per prepararle all’adunata di Caltagirone, prologo alla lunga campagna politica per le elezioni Regionali in agenda, nel 2027 o – chissà – già nel 2026.
“Sono a Taormina – esordisce De Luca (e la sua presenza in città è già una notizia, ndr) -, oggi è una giornata importante per la Sicilia. In questo palazzo, Palazzo Corvaia, tra poco inizierà una riunione definitiva per il programma del Centro Studi Ti Amo Sicilia che sarà presentato il 17 e il 18 di gennaio a Caltagirone. Oggi saranno definiti anche gli elementi principali del governo di liberazione”.
“In questo palazzo – prosegue il parlamentare di Fiumedinisi -, nel 1411, si riuniva il Parlamento siciliano. È stata una delle prime sedi del Parlamento siciliano. E a Taormina, nel 1944, un congresso importante del Movimento Indipendentista siciliano decise anche di costituire l’Evis, cioè quell’esercito di volontari, poi capitanato da Canepa che decise di passare alle azioni forti per tutelare la Sicilia e i siciliani“.
La concessione di Palazzo Corvaja al Centro Studi Ti Amo Sicilia è avvenuta con una regolare procedura amministrativa, correttamente espletata, che fa riferimento alla delibera di Giunta n.1 del 5 gennaio scorso (assente alla seduta il sindaco De Luca) e questo va detto, chiarito e sottolineato in premessa. Poi c’è l’analisi prettamente politica.
E qui, al di là di questo specifico seminario d’inizio anno e di una concessione del tutto legittima e pienamente regolare che non è oggetto della riflessione, De Luca, in sostanza, ribadisce con un messaggio non troppo subliminale che lui se ne infischia degli amarcord taorminesi e dell’invocazione di un utilizzo di Palazzo Corvaja conforme a quelle finalità culturali che la storia vorrebbe (anzi pretenderebbe). Da simbolo della storia siciliana a base delle ambizioni (mai nascoste) di De Luca, il passo si fa breve. Palazzo Corvaja si trasforma in un set dei sogni di grandezza dell’auto-proclamato “sindaco di Sicilia”. “Sogni mostruosamente proibiti”, li definiva il grande Paolo Villaggio in un celebre film.
Il nuovo copione del sindaco eletto pro-tempore di Taormina si concentra sulla parte che lo vede nel ruolo dell’Imperatore del Nisi e verte sulla narrazione da protagonista che dovrà portare avanti per un terzo assalto alla Presidenza della Regione dopo quelli del 2012 e del 2022.
Sulla scia delle vicende di Canepa, De Luca si carica e insegue l’incrollabile obiettivo di ritagliarsi uno spazio nella contesa delle prossime elezioni Regionali. “Volli, e volli sempre, e fortissimamente volli” diceva Vittorio Alfieri ed è il mantra che anima e agita i pensieri e fa da propellente alle tattiche del politico di Fiumedinisi che vuole a tutti i costi costruirsi un’altra chance per la competizione che deciderà l’erede di Renato Schifani.
In un calderone rovente e frenetico di piani e contropiani, dove da qui al giorno in cui si voterà per le Regionali, si vedrà di tutto e di più e si assisterà a tutto e il contrario di tutto, tra dimostrazioni di forza, siluri e zizzaniate a profusione per mettere confusione nello scacchiere e per cercare di scomporre il quadro odierno, Taormina è il set del kolossal deluchiano 2026-2027. Nessun altro luogo può dare la stessa visibilità.
Palazzo Corvaja sveste la sua funzione di sede istituzionale per assumere quella di quartier generale politico, e da qui a breve – a quanto pare – forse come sede di un’azienda speciale (la Patrimonio Taormina Spa). Per certi versi ci sarebbe quasi da sorridere se non ci fosse da piangere di fronte ad alcuni sviluppi della situazione, che movimentano la noia dell’inverno a Taormina. Ma il punto è che la postura istituzionale che bisognerebbe avere in certi contesti come Palazzo Corvaja e più in generale in un posto come Taormina sembrano essere diventati un dettaglio. Un puzzle da smontare dentro un proscenio da dominare. Con tanti saluti ai mormorii della comunità locale.
De Luca va per la sua strada e si diverte a centrifugare, a suon di colpo di spugna, gli schemi. Compresa l’identità di Palazzo Corvaja e di altri palazzi, ma più in generale è la Città di Taormina che sembra l’elastico scenografico di una cosiddetta “visione strategica” che sul filo della tensione monta e smonta le cose. Tutto è un variegato condensato di scelte controcorrente che ricercano un effetto dirompente. Nulla viene lasciato al caso. Taormina, tra annunci, sfide e adunate di truppe, è la ribalta di un kolossal monocolore. E non è poi così difficile accorgersi quanto si sia fatto stretto il confine tra la memoria di un teatro d’autore e l’eco di un teatrino d’annata.


