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Ccpm Taormina, i politici dal silenzio alla “processione”. Ma difendere i bambini è una cosa seria

TAORMINA – Prosegue la protesta delle famiglie dei bambini della Cardiochirurgia Pediatrica di Taormina, in presidio davanti all’ospedale San Vincenzo, per difendere il reparto che rischia la chiusura. E’ già trascorsa la prima settimana di presidio e dopo i primi quattro giorni di assenza totale e silenzio tombale, la politica comincia ad accorgersi della vicenda e cerca in qualche modo di mettere una pezza e mostrare un minimo di vicinanza ai genitori, pur senza riuscire a cancellare una figuraccia (l’ennesima) che è stata fatta e che continua a rimanere tale. E’ iniziata, infatti, la “processione” dei politici locali e regionali al San Vincenzo. Giusto il tempo di farsi vedere dalle famiglie e dispensare qualche rassicurazione di rito. Da destra a sinistra, di centro, sopra e sotto, l’intero arco costituzionale prova a farsi perdonare dai genitori dei piccoli pazienti. Che ovviamente ascoltano e si mostrano cordiali, ma che fessi non sono e sanno ben comprendere chi è stato davvero al loro fianco sinora.

Da giovedì scorso, giorno 5 della protesta, è iniziata un’altra fase nella narrazione della vicenda Ccpm. Ora la parola d’ordine è “Siamo con voi”. Fologorati sulla via di contrada Sirina ecco che si risveglia il popolo dei politici solidali. Gli stessi che hanno fatto una miriade di promesse da “marinaio” finite nel sacco della spazzatura allestito nel presidio dei genitori. In verità i sindaci dei 24 comuni del Distretto Sanitario 32 per la quasi totalità li stanno cercando ancora a “Chi l’ha Visto”. Probabilmente sono impegnati, chi a fare passerella al Taobuk, chi al mare a rinfrescarsi e farsi il bagno, chi a fare la grigliata in campagna nella Valle dell’Alcantara e chi altro ancora nella zona della Valle d’Agrò a pietire qualche spazio e situazione a Taormina dove la giostra dell’importazione di questi tempi gira veloce e c’è “latte”.

E allora via con la carrellata delle visite in ospedale. Dall’indifferenza alla “processione”, tutti dalle famiglie. C’è chi è stato cresimato al suo arrivato e preso, come si dice in belgradese, a “Frisca e Pirita”: D’altronde serve sensibilità e umanità vera. E queste cose o ce le hai o non ce le hai. La via di mezzo non è contemplata.

Qualcun altro ha portato i pasticcini, qualcuno la frutta, altri ancora il caffè. Aspettiamo pure i taralli e le caramelline. E ha ragione una mamma che ci precisa: “Forse pensano che qui stiamo facendo uno sciopero della fame, non il presidio per salvare il reparto dei nostri figli”.

Poi il paradosso di chi è arrivato a Taormina per firmare la petizione (bene) e si batte il petto ma ancora adesso (male, malissimo) va in altre sedi ad auspicare lo spostamento del Ccpm a Messina o Catania. Via con le foto di gruppo insieme ai genitori, i selfie motivazionali, i video per sentirsi un po’ protagonisti e i post con l’aiutino dell’intelligenza artificiale e chi più ne ha più ne metta. Ci sarebbe quasi da sorridere se non ci fosse da piangere. Ma pazienza, il livello quello è.

In un Paese civile – repetita iuvant – non ci sarebbero stati tutti questi teatrini e la vicenda del Ccpm sarebbe stata chiusa e risolta subito, in qualche giorno e senza alcuna esigenza di fare un presidio o di accendere i riflettori mediatici, semplicemente con estrema celerità procedurale. Qui imperano le sceneggiate, prima bisogna superare il decreto Balduzzi, poi facciamo la proroga ma ci vuole la deroga, poi è necessario il “cappello” amministrativo, pari o dispari, Messina o Catania, però vediamo che dice Palermo ma intanto sentiamo che ne pensa Roma. Figuriamoci se dovesse arrivare la notizia che tutti auspichiamo della conferma del Ccpm a Taormina, che sarebbe una cosa bella ma da considerare giusta e doverosa normalità e che, già immaginiamo, qualcuno tenterà di mettere sul piano dell’evento di Capodanno e quindi farla passare come un miracolo storico.

E’ un po’ come quella barzelletta del bambino che sogna cosa vuole fare da grande e si rivolge al padre dicendo: “Papà, sto prendendo in considerazione una carriera da comico”. E il Padre gli risponde: “Al cinema o in politica?”.

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