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Catena Fiorello e la Taormina che non c’è più: “La realtà ci vuole tutti omologati”

TAORMINA La scrittrice Catena Fiorello, fa una riflessione sul nuovo volto di Taormina, un tempo rifugio prediletto di artisti, scrittori e viaggiatori in cerca di bellezza autentica, e che oggi si presenta con un volto profondamente mutato.

“Siete stati di recente a Taormina? Cosa ne pensate? Che vi pare della città da qualche anno a questa parte? Intendo, il nuovo volto della perla dello Jonio vi piace? Turismo di lusso, eleganza, alberghi da sogno, questa nuova immagine la trovate adeguata alla sua fama? Sono curiosa di conoscere i vostri pensieri, senza ipocrisie.”

L’invito alla sincerità non è rimasto inascoltato. Tra i commenti, uno in particolare ha colpito nel segno: una fotografia cruda della Taormina odierna, dove il Corso Umberto – cuore pulsante della città – si è trasformato in un centro commerciale a cielo aperto, affollato di boutique di lusso che nulla conservano dello spirito originario. I negozi storici? Resistono solo se hanno la fortuna di non dover pagare affitti esorbitanti. Il turismo di élite evocato da molti si limiterebbe a muoversi tra hotel a cinque stelle e vetrine griffate, senza toccare le radici profonde di Taormina, i suoi monumenti, la sua anima.

Catena Fiorello, che alla città ha dedicato il suo prossimo romanzo ambientato nel 1958 – frutto di anni di ricerche e studio – ha risposto con amarezza, ma senza retorica.

“Per chi come me ha passato tre anni sui libri, oltre a quello che già sapevo, per scrivere il mio nuovo romanzo ambientato proprio a Taormina, non può che essere d’accordo. Però poi bisogna fare i conti con la realtà. E la realtà ci vuole tutti omologati e genuflessi al dio denaro. Servirebbero persone e amministratori visionari, lungimiranti, e colti, ma colti nel profondo, per non farsi affascinare dalle tante sirene che bussano alla porta. Per cui, la vedo dura a mettere in pratica i nostri sogni. Dura assai”.

Dietro la malinconia delle sue parole, si cela però una chiamata alla responsabilità collettiva: Taormina, come tante città d’arte italiane, rischia di diventare una cartolina senza anima, venduta al miglior offerente. Ma la sua storia, se custodita e raccontata con autenticità, può ancora offrire un’alternativa al turismo “mordi e fuggi” e all’omologazione globale. In fondo, forse, il vero lusso è proprio questo: preservare l’identità, anche quando conviene di più dimenticarla.

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