L’accelerazione impressa dal Governo alla riforma della legge elettorale e la conseguente volontà di anticipare il voto per le Politiche alla primavera del 2027, contestualizzandolo nel “calderone” infernale di un election day con le Regionali e le Amministrative, tratteggia nuovi scenari anche in Sicilia e i riverberi politici ora possono arrivare anche a Taormina.
L’orientamento del premier Giorgia Meloni scaturisce anche dai sondaggi che danno il suo partito al 30% e nei quali regge il gradimento degli italiani per la leader di Fratelli d’Italia. Meloni non vuole disperdere quel consenso e intende votare a giugno del prossimo anno, anziché a settembre.
Lo ha realizzato già da un pò anche Cateno De Luca, attuale sindaco di Taormina e possibile candidato alla presidenza della Regione Siciliana. Il leader di Sud chiama Nord ha come priorità assoluta la costruzione di un percorso che possa portarlo ad un nuovo assalto alla prima poltrona di Palazzo d’Orleans, dopo quelli del 2012 e del 2022. Tutto il resto viene ampiamente dopo nei pensieri e nei piani del parlamentare di Fiumedinisi.
A questo punto le dinamiche romane diventeranno il detonatore delle trame siciliane. Se De Luca si ricandiderà alla presidenza della Regione, mollerà in anticipo la fascia di sindaco a Taormina (dove il mandato scade nel 2028). Altrimenti potrebbe farsi rieleggere all’Ars e proseguire il suo mandato di primo cittadino. Ma, come detto, il vero problema – non semplice da superare – è che De Luca non ha nessuna intenzione di far coincidere il voto delle Politiche, delle Regionali e delle Amministrative con il ritorno alle urne della sua “roccaforte” Messina e nemmeno del suo “Ducato” di Taormina.
Su Messina la via è tracciata, la soluzione c’è già ed è quella del voto che pare destinato ad andare in scena nella primavera di questo anno appena iniziato. La prova del nove, la linea di confine, sarà proprio questo mese di gennaio in cui si vedrà se il sindaco “deluchiano” Federico Basile proseguirà il mandato o se invece si dimetterà.
Più complessa la prospettiva a Taormina, dove De Luca sta costruendo il suo bunker politico e c’è il “talismano” delle partecipate appena costituite, che devono crescere, fare la loro strada e gestire tutto quello che può essere gestibile. De Luca da un lato è già proiettato in maniera totale sulle Regionali del 2027 e non è casuale il modello politico ormai consolidato di “Taormina – Città dei due sindaci”. C’è il primo cittadino ufficiale che lavora giorno e notte per la sua cruciale partita politica palermitana, gira la Sicilia, va a Roma e poi torna a Taormina per una presenza a spot al palazzo municipale nelle occasioni che contano. E c’è un sindaco delegato – Massimo Brocato – che rappresenta un pò un unicum della storia Repubblicana: non è mai stato votato dagli elettori eppure è lui il reggente plenipotenziario, per volontà fiduciaria dello stesso sindaco eletto. De Luca ha affidato il Comune di Taormina a Brocato, consegnandogli la fascia sul piano della gestione amministrativa quotidiana dell’ente e mantenendo per sé la cabina di regia, i blitz e la visibilità all’esterno, ma, dall’altra parte, non ha nessuna intenzione di mollare ora le chiavi di Taormina.
Oggi più che mai Taormina è un avamposto strategico se non vitale in una fase in cui cadono o vacillano altri “feudi” del monocolore deluchiano. Taormina resta preziosa per il prestigio che garantisce la sindacatura qui, è un’addizione mediatica e politica da tenere blindata nella volata per le Regionali, per non indebolire la corsa di ScN e del suo leader. E poi, intanto, a giugno si voterà a Giardini Naxos, dove De Luca punta forte sulla “presa” della città e la considera un prolungamento naturale dei piani amministrativi già avviati nel Ducato di Taormina. Senza contare che far diventare anche Naxos un monocolore deluchiano rappresenterebbe un tonico per Sud chiama Nord verso le Regionali 2027.
Morale della favola: a Roma la Meloni si prepara a ribaltare lo scenario politico nazionale e anche quello siciliano. Da queste parti De Luca aspetta le decisioni finali che matureranno nella Capitale e sapendo che poi una scelta dovrà farla pure su Taormina ma sa già bene due cose: la prima è che si voterà in anticipo e con l’election day, la seconda è che lui farà il possibile e l’impossibile per rimanere aggrappato alla roccaforte Messina e al Ducato di Taormina. Da quel doppio fortino, al di là degli effetti speciali di Caltagirone e delle suggestioni su Sturzo e Garibaldi, passa una larga parte della chance di Cateno De Luca di non finire all’angolo, dove centrodestra e centrosinistra lo vogliono relegare.


