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“Alternativi a ScN”, deflagra la bomba che spinge De Luca al ritorno a Messina

Nella giornata post-Immacolata arriva da Messina una notizia che potrebbe imprimere una svolta per i prossimi appuntamenti con le elezioni Amministrative e mette le basi per innescare un effetto domino tra le dinamiche politiche del capoluogo e quelle di Taormina.

Cateno De Luca si allontana dal centrodestra e prova il riavvicinamento al centrosinistra, lo ha detto con chiarezza nel suo intervento all’Ars del 2 dicembre scorso e, per tutta risposta, il centrodestra annuncia che a Messina non sosterrà la ricandidatura del sindaco in carica, il deluchiano Federico Basile. Non a caso De Luca si era già portato avanti e aveva preparato il terreno al cambio di rotta, lanciando in anticipo la corsa di Basile e poi uscendo allo scoperto con il suo appello palermitano al campo largo.

“Noi stiamo lavorando per un candidato del centrodestra. Vorrei che fosse chiaro. All’ordine del giorno non vi sono ipotesi di alleanze con Sud chiama Nord. Federico Basile sarà il candidato di ScN”, ha dichiarato Antonio Barbera, coordinatore cittadino di Forza Italia in un’intervista al direttore di Tempo Stretto, Marco Olivieri. Non a caso a Barbera è stato anche chiesto: cosa accadrebbe nell’eventualità – che nel frattempo si allontana – di un’alleanza tra ScN e il centrodestra a livello regionale: “Sono percorsi diversi. Se noi assecondiamo su questo ragionamento siamo fuorviati“.

A questo punto sono in tanti a pensare che De Luca potrebbe forzare la mano e stringere i tempi per portare Messina al voto già nel 2026, con un anno d’anticipo, per avvantaggiarsi sugli avversari.

Ma il punto sembra un altro: De Luca staccherebbe a gennaio la spina all’Amministrazione Basile – ammesso che poi le cose vadano davvero così – per andare fino in fondo con la candidatura di Basile oppure potrebbe decidere di rompere gli indugi e scendere in campo lui?

Tanti, troppi, indizi portano verso la prospettiva, quasi ineludibile, di una ricandidatura di De Luca a Messina, con il riposizionamento in un altro contesto per Basile. De Luca è in difficoltà su tutti i i fronti, soprattutto in ambito regionale è di nuovo isolato perché la manovra di avvicinamento al centrosinistra non sta trovando le sponde sperate, e il centrodestra ha preso atto di questo ennesimo cambio di fronte. Eloquente lo scontro duro di questi giorni tra De Luca Fratelli d’Italia e anche la pesante presa di posizione della Lega.

E allora De Luca ha bisogno di uno scossone, una scintilla. La chance per giocarsi il tutto per tutto e scrollarsi di dosso i fantasmi dei disastri dell’ultimo biennio può essere soltanto una ricandidatura, di De Luca, alla De Luca, a Messina. Uno contro tutti sul suo terreno congeniale dell’arena contro i “poteri forti”. Lì dove era iniziata la sua scalata con la conquista di Palazzo Zanca nel 2018 e poi verso il clamoroso 25% delle Regionali 2022. Messina è lo spartiacque per le Regionali 2027, perché è chiaro che De Luca deve difendere la roccaforte e sa che il “buon” Basile non ha il profilo politico per andare in guerra e neanche la postura di chi deve ruggire e andare in battaglia. Nel 2023 Basile aveva ereditato gli ottimi risultati dell’Amministrazione De Luca e aveva beneficiato del periodo d’oro del leader che aveva lavorato bene con una Giunta che lo aveva accompagnato in un quadriennio proficuo ed incisivo. Al prossimo giro a Messina sarà una tornata elettorale diversa, l’attuale esecutivo non gode di un largo consenso e si presenterà al voto in un clima meno favorevole. Ecco perché tutto porta nella direzione di una discesa in campo di De Luca, che potrebbe uscire allo scoperto e lanciarsi in una sfida totale per imbastire un tentativo di rilancio in grande stile a Messina. Messina è la tentazione di De Luca, richiamo fatale che può diventare il biglietto da visita per provare a riprendersi la scena e presentarsi di nuovo da protagonista, e non da comprimario, al gran “ballo” delle prossime elezioni Regionali.

In questo gioco ad incastri, un eventuale ritorno di De Luca a Messina, di riflesso, aprirebbe le danze di una nuova contesa politica a Taormina, dove tornerebbe contendibile in anticipo la fascia tricolore. Il consenso a Taormina per l’attuale sindaco è in caduta libera ma De Luca qui già prepara la sua successione e può ancora sfruttare una polizza vivifica: il vantaggio rispetto alla scarsa competitività della locale area politica anti-deluchiana, che – al netto dei furori social – rimane divisa e aggrappata alle sventure politiche del sindaco, senza un candidato forte e capace di compattare il fronte avverso al Ducato del Nisi.

Tutto insomma può ancora accadere, le varie ipotesi sono sul tavolo e lo scenario può cambiare a distanza di giorni, ore e istanti. Di sicuro De Luca proverà a non farsi mettere all’angolo e ha dimostrato a più riprese di saper venire fuori e riemergere, come pochi altri, dai momenti difficili. Lancerà il suo “Governo di Liberazione” per compattare le fila e alzerà i toni, poi tornerà a dialogare con la strategia dei “due forni” e si riposizionerà, perché sa che stavolta riprendere la via di una corsa solitaria fuori dai poli è una soluzione troppo rischiosa e lo spettro che incombe è quello di trovarsi ai margini della partita. C’è un tempo per l’arrembaggio “Divide et impera”, alla fine però arriva sempre (o quasi) quello del compromesso.

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