HomePoliticaA Taormina sostituiamo il Consiglio comunale con "A te il microfono"...?

A Taormina sostituiamo il Consiglio comunale con “A te il microfono”…?

TAORMINA – Dopo un anno di legislatura (o consiliatura, come preferite) a Taormina si sono visti 16 minuti di opposizione, i primi e probabilmente gli unici sino a chissà quando. Un sussulto nel deserto sahariano della politica taorminese è andato in scena domenica sera ma non in Consiglio comunale.

A regalarci una parentesi di confronto a viso aperto e senza i soliti convenevoli e il solito perbenismo edulcorato di palazzo, sono stati Tony Pennisi ed Ernesto Fichera, il primo un imprenditore e l’altro una guida turistica. Lasciando perdere i toni, che ad un certo punto sono anche travalicati e si sono spinti oltre (vedi caso La Giara), e al di là insomma degli annessi e connessi del momento, A te il microfono, programma in salsa taorminese di deluchiana produzione, ha fatto vedere perlomeno 16 minuti arroventati che riconciliano con i tempi andati di una politica dove si vedeva una dialettica degna di nota e che è sprofondata ormai nel decadentismo di un appiattimento totale. Specchio riflesso di una città dove il Consiglio comunale ha una vitalità pari ad un torneo prozac di tresette dei bradipi in una casa di riposo.

De Luca ha sfidato i “leoni” e tutti i vari oppositori ufficiali, con in testa gli auto-candidati a sindaco (di se stessi), come era prevedibile, sono rimasti a debita distanza nella tana del Monte Vanesio, con la tastiera in mano e lo specchio nella sacca. Come se in piazza Duomo ci fosse il pericolo di essere sbranati, non si sa bene da chi. All’appuntamento si sono presentati un paio di cittadini, tutti apprezzabili e meritevoli, che hanno posto questioni più o meno interessanti ma tutte veritiere: come la spazzatura che galoppa in alcune strade, altre arterie dove i mezzi entrano ed escono sfasciando tutto indisturbati, e poi il caos all’orizzonte per i lavori della nuova ferrovia a Trappitello. E poi sono arrivati, loro, Pennisi e Fichera, a ravvivare una serata che in verità rischiava di diventare una replica in carta carbone del Consiglio comunale di giovedì scorso.

“A te il microfono” e Pennisi si è lanciato all’attacco nel (vano) tentativo di rimettere in piedi la gara d’appalto per La Giara, che l’Amministrazione ha deciso di annullare, per poi dismettere lo storico night e consegnarlo al Parco di Naxos. Un’idea di tutta questa storia ce la siamo fatta ma non entriamo nel merito, in ogni caso lo scontro tra De Luca e Pennisi (che nel 2022 era stato anche candidato nella lista Autonomia Siciliana con De Luca alle elezioni Regionali) è diventata il momento più discusso, certamente il più acceso, della serata. L’imprenditore all’attacco e il sindaco a replicare per le rime.

E poi è stato il turno di Fichera, che anche lui non si è fatto pregare, è andato dritto al punto e non ha fatto convenevoli: “Non voglio offendere nessuno ma Taormina ha bisogno di un sindaco e io spero che lei ritorni a fare il sindaco, va stemperato intanto il clima di scontro che c’è in città, serve un sindaco a tempo pieno, che sia il sindaco di tutti”. E ancora: “Non si può fare una guerra al cittadino, se ci sono evasori si vedrà nelle sedi opportune ma in diversi casi ci sono somme che non verranno recuperate perché non erano dovute, eppure la gente ha dovuto fare lunghe file. E poi l’imposta di soggiorno è una tassa di scopo e va utilizzata anche per le piccole cose”.

Tutto inizia con uno scontro e finisce con una cordiale stretta di mano, con De Luca che ha sentenziato: “Al di là delle scintille iniziali, lei ha ragione, io però sono qui da 12 a mesi e ho dovuto affrontare cose mai affrontate prima, siamo in una fase nuova e abbiamo eliminato anche qualche truffa. Ho ereditato un disastro, c’è stato un dissesto e purtroppo qui i tributi non si pagavano e mancavano 10-15 milioni di euro ogni anno. Ho avuto le mie assenze ma, il tema non è l’assenza fisica, è il metodo e anche senza di me sono state fatte le cose”.

“Oltre le scintille e i confronti aspri, questo serve per la democrazia”, ha detto De Luca a conclusione di questo appuntamento, che sembra un paradosso. Doveva essere un’autocelebrazione fatta in casa di quelli che governano, è diventata una ribalta per i cittadini che non sono d’accordo, perlomeno per quelli che hanno avuto il coraggio di metterci la faccia e hanno preso la parole. Sul piano politico, invece De Luca ha sfidato gli oppositori e gli assenti hanno sempre torto, quindi ancora una volta ne ha messo a nudo la pochezza estrema e a poco serve la scusa del “non potevo andare, c’erano in piazza solo i sostenitori del sindaco”. Gli anti-Cateno hanno perso l’occasione per dimostrare che esistono e che la loro attività politica non comincia e finisce sotto la stella polare del nulla. Era notte fonda e resta buio pesto per quelli che parlano di alternativa politica ma non comprendono di essere linfa vitale per De Luca stessa con l’improponibilità della propria pochezza, cultori ad oltranza del rito trito dell’autoproclamarsi candidati a sindaco a suon di sterili minchiate.

De Luca ha aggiunto: “Taormina è una comunità che ha voglia di rialzarsi”. Ma la strada – a nostro avviso – è ancora lunga, lunghissima, perché c’è una comunità che vive di livori e perenne conflittualità e nella quale ognuno va per la sua strada. La politica locale, che dovrebbe guidare e provare a unire la comunità stessa non è neanche all’anno zero. Un tempo c’era una maggioranza e una opposizione, oggi a Taormina esiste soltanto chi è con De Luca e chi è contro De Luca, chi è con lui e lo beatifica senza dire Pio, anche se è presente una tantum in città e senza mai opporsi al capo se sbaglia come può accadere a tutti i comuni mortali, c’è chi è contro di lui sempre e a prescindere per fatto personale e solo perché disprezza il fatto che sia lui il sindaco di Taormina. Nel mezzo c’è chi non ha capito se stare da una parte o dall’altra, a seconda di dove soffia il vento. E la sintesi, in fondo, è proprio il Consiglio comunale dove c’è chi prende la parola solo per dichiarare fedeltà politica al primo cittadino, chi interviene in modalità mezzo mezzo, chi scatenerebbe l’inferno ma predica nel deserto e nel complesso regna sovrano un clima clericale da spin off del Sottovoce di Marzullo. Meglio abolirlo e sostituirlo con A te il microfono? Fatevi una domanda e datevi una risposta…

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