TAORMINA – Si appresta a finire nelle aule di tribunale il braccio di ferro tra l’Azienda Servizi Municipalizzati di Taormina e il direttore generale, Salvatore Spartà, nominato (l’1 luglio dal Cda di Asm e poi il 12 luglio dal Consiglio comunale) e poi revocato il 9 agosto sempre dal Cda prima ancora del suo insediamento. Il professionista aveva scritto nei giorni scorsi una nota all’indirizzo dei vertici dell’Amministrazione comunale e dell’azienda, nonché al Civico consesso, rappresentando la situazione e la propria posizione.
La richiesta di Spartà, che rivendica di avere tutti i requisiti necessari per ricoprire la posizione in oggetto, era stata quella di “valutare le deduzioni e a porre in essere gli atti conseguenziali di verifica e/o autotutela per quanto di rispettiva competenza, atteso che la deliberazione in oggetto (quella cioè di revoca della nomina, ndr) – secondo Spartà – è palesemente illegittima”. Non c’è stata, però, almeno sino a questo momento una risposta a quella nota di Spartà, che a questo punto pare intenzionato a portare il caso davanti ai giudici.
Il professionista potrebbe ricorrere al Tar di Catania o più probabilmente rivolgersi al Giudice del Lavoro. Si tratta di una “spada di Damocle” sull’azienda che potrebbe prendere forma già da qui a breve. In particolare, sulla vicenda dovrà comunque prendere posizione il Consiglio comunale, che il 12 luglio aveva votato la nomina di Spartà, dando seguito a quella che era stata l’indicazione del Consiglio di Amministrazione di Asm. Ora che il Cda ha esitato una successiva delibera, nella quale si riporta, invece, che il dg incaricato “non risulta essere in possesso dei prescritti requisiti e pertanto non può essere assunto presso Asm, con la qualifica di direttore generale”, a questo punto il Consiglio comunale dovrà tornare a trattare il caso e decidere sulla ratifica di quest’ultima decisione, a quel punto sconfessando quindi – analogamente a quanto fatto dal CdA – la prima determinazione.
Al momento Asm rimane senza un dg e Spartà pare intenzionato a dare seguito a quanto aveva scritto agli organi politici cittadini, ponendo la questione “con espressa riserva di ogni più ampia azione a tutela, penale, civile e amministrativa”.


