Quando siamo ormai arrivati a giugno continua a tenere banco il rebus di un centrodestra siciliano che non trova la quadra definitiva in vista delle prossime elezioni regionali. Giorgio Meloni, la leader del primo partito del centrodestra in Italia, si è già espressa con estrema chiarezza: non ci sono dubbi, il candidato alla presidenza della Regione sarà l’attuale governatore Nello Musumeci.
La ricandidatura di Musumeci per FdI è una scelta che non si discute, lo sanno bene anche i centristi e in fondo lo inizia a capire anche la rappresentanza siciliana della Lega, che al netto dei malumori di Matteo Salvini, è perfettamente consapevole che non esiste nessuna alternativa alla ricandidatura di Musumeci. Pensare di inventarsi un altro candidato dall’oggi al domani sarebbe non soltanto una mossa perdente ma ancor prima una manovra di palazzo che non piacerebbe ai siciliani.
Salvini flirta con Cateno De Luca, ma se poi dovesse tirare la corda, c’è il serio rischio che il Carroccio siciliano si vada a svuotare il giorno dopo, perché in casa Lega, i rappresentanti isolani del partito lo sanno bene che la strada è tracciata: o si va con Musumeci per vincere o si va contro di lui e si perde confezionando il “Crocetta bis”, un suicidio politico – se non peggiore – come quello del 2012, quando scese in campo anche Gianfranco Miccichè e l’operazione Grande Sud fu un regalo alla sinistra e all’elezione di colui che sino al 2017 riuscì a confezionare un record mondiale di assessori cambiati e cinque anni di disastri biblici senza precedenti a Palazzo d’Orleans.
A proposito di Miccichè, a questo punto, diventa lui la figura spartiacque della vicenda. O forse non è proprio così. In sostanza, la Lega brontola e si arrocca sull’Aventino ma è destinata a dare il via libera a Musumeci, c’è da vedere invece cosa faranno Miccichè e Forza Italia. Il presidente dell’Assemblea Regionale Siciliana al momento dice di voler percorrere altre strade e lo ha dichiarato più volte con toni piuttosto pesanti ma c’è un dato non secondario: mezza Forza Italia vuole la ricandidatura di Musumeci. E allora conviene andare allo strappo finale solo per fare un “regalo” alla sinistra o a Cateno De Luca? Il perimetro del consenso attorno a Musumeci è largo e non concede troppi margini di manovra per un supplemento di fuoco incrociato né per invenzioni politiche last minute.
I sondaggi di questi giorni raccontano che se il candidato di centrodestra sarà il presidente uscente Musumeci, quest’ultimo vincerebbe sia contro un candidato generico dell’asse giallo-rosso (40,7% vs 34,0%), sia contro i tre potenziali candidati di tale asse: il presidente uscente sarebbe infatti davanti sia a Cancelleri (45,8% vs 26,8%) che a Fava (43,3% vs 32,0%) che a Caterina Chinnici (39,7% vs 35,5%, e in questo scenario il vantaggio di Musumeci non verrebbe nemmeno scalfito se la Lega si sfilasse dalla coalizione del presidente uscente per sostenere De Luca).
Musumeci è percepito dai siciliani come il più competente sulla scena, rivendica il diritto a ricandidarsi e lo fa sulla base del consenso che ancora oggi ha tra la gente. Più in generale, tra Musumeci e Chinnici il 37% dei siciliani preferisce il presidente uscente, il 32% l’europarlamentare del PD e il 24% nessuno dei due ma con una larga platea di indecisi che per buona parte sarebbe aperta a valutare il consenso a Musumeci (il rimanente 7% non sa o non risponde).
Ecco perché, alla fine del giro di giostra, la via maestra del centrodestra sarà quella di compattarsi e sostenere ancora Musumeci. L’elettorato gli riconosce di aver governato con onestà e con un quinquennio in cui ha fatto i conti con l’eredità dei disastri crocettiani e poi anche una pandemia. Musumeci è un leader apprezzato, è riuscito a resistere alle ricorrenti intemperie e alle sgomitate fameliche della politica palermitana e alle sistematiche imboscate dei partiti. E anche adesso Musumeci non si scompone al cospetto di chi vorrebbe farlo fuori per questioni di poltrone. Qualcuno si era convinto che Musumeci avrebbe fatto i bagagli per trasferirsi a Roma e fare il parlamentare nazionale ma è rimasto deluso perché il primo inquilino di Palazzo d’Orleans ha tenuto la barra dritta.
La Meloni non vuole ricandidarlo a tutti i costi solo perché gli è simpatico e perché è un suo alleato, la scelta di Musumeci è semplicemente l’investitura legittima ad un leader che gode del consenso popolare ed è l’unico che può traghettare di nuovo al centrodestra al successo. Se poi qualcuno si ostinerà a darsi una martellata nei maroni è un’altra storia e non farà un favore ai siciliani.


