Si accende il dibattito a Taormina sulle dichiarazioni fatte ieri a Putignano dall’attuale sindaco di Taormina, Cateno De Luca. “Quando sono diventato sindaco di Taormina, per i primi mesi sono entrato e uscito dalla Guardia di Finanza, per le denunce che ho dovuto fare, in quanto nella qualità di pubblico ufficiale, mi capitavano in continuazione situazioni scottanti. Parliamo di contesti dove il Comune era in dissesto perché il livello di corruttela era elevato e l’evasione era quasi all’80%. C’erano anche alberghi a 5 stelle che avevano il contatore dell’acqua intestato ai morti. Noi li abbiamo fatti resuscitare i morti e hanno pagato, perché in un anno ho risanato il Comune di Taormina”. Queste le dichiarazioni di De Luca al Kepos Fest di Putignano, alla presentazione del libro di Franco Gabrielli.
E su queste parole si registra l’intervento dell’ex Comandante della Polizia locale di Taormina, Daniele Lo Presti – ora Comandante della Polizia locale del Comune di Saponara – che in un post social ha così deciso di commentare il tutto.
“…Ma sei andato via perché ti hanno denunciato per corruzione…?”. Basta!! È arrivato il momento di dire la mia. Per oltre due anni ho scelto il silenzio. Non perché non avessi nulla da dire, ma perché ricoprivo un incarico istituzionale e ritenevo che il rispetto del ruolo imponesse prudenza. Ogni mia replica pubblica avrebbe potuto esporre me e l’Ente a inutili polemiche, oltre al rischio di contestazioni disciplinari legate all’utilizzo dei social. A partire dal novembre 2023 sono stato esposto a un vero e proprio tritacarne mediatico. Ricordo una diretta del sindaco nella quale vennero attribuite alla mia persona presunte pressioni nei confronti di un funzionario dell’Asm in relazione alla vicenda della sospensione della fornitura idrica a una struttura ricettiva accusata di allaccio abusivo. Si trattava di un condomino di nuova costruzione e non di un hotel il cui amministratore non era stato messo nelle condizioni di poter regolarizzare la posizione con invio periodico delle letture agli uffici comunali che non avevano mai provveduto a inviare le fatture. Ma pubblicizzare il distacco dell’acqua ad un hotel moroso e paventare una strana ingerenza del comandante era più sensazionale!”.
“Successivamente, durante il comizio di chiusura della campagna elettorale per le elezioni europee del 2024, vennero formulate affermazioni che lasciavano intendere una mia gestione non imparziale delle pratiche amministrative, con l’annuncio che la vicenda sarebbe stata portata all’attenzione delle autorità competenti. Oppure allusioni sulla gestione degli accessi dalla barriera di via Timeo, gestione proprio da me stravolta, ma evidentemente i “tirapiedi” questo non gliel’avevano riferito, e che era in corso di “bonifica” a causa di una precedente gestione non diretta del sistema informatico. Ho scelto all’epoca di non rispondere”.
“Oggi, però, non sono più dipendente del Comune di Taormina e posso finalmente farlo – continua Lo Presti -. Desidero affermare con assoluta chiarezza che non mi sono mai reso responsabile di favoritismi, ritardi volontari nella trattazione delle pratiche, pressioni indebite o, tantomeno, di episodi di corruzione. Non ho mai subito alcun procedimento disciplinare. Non mi è mai stata contestata alcuna condotta illecita. Ad oggi non vi è alcun procedimento a mio carico. Ho lasciato volontariamente il Comune di Taormina perché ho ritenuto che quel modo di amministrare non fosse compatibile con la mia idea di servizio pubblico, fondata sul rispetto innanzitutto delle persone, dell’imparzialità, della legalità e delle istituzioni. Non scrivo queste righe per alimentare polemiche o cercare rivincite personali. Le scrivo perché la reputazione di una persona è un bene prezioso: si costruisce in una vita e può essere compromessa in pochi minuti da accuse o insinuazioni che, quando si rivelano infondate, raramente ricevono la stessa eco. Alla luce delle recenti dichiarazioni del sindaco sulla presunta diffusione della corruzione a Taormina, ho ritenuto doveroso questo chiarimento. Nulla di personale. Solo il diritto di difendere il mio onore, la mia reputazione e la verità dei fatti”.


