La Juventus stringe i tempi per definire il futuro. Un summit di mercato andato in scena alla Continassa ha tracciato la rotta per il futuro della società bianconera. Luciano Spalletti ha parlato chiaro nel faccia a faccia con la proprietà, rappresentata da John Elkann, e con il management guidato da Damien Comolli. Il tecnico toscano non vuole sentire ragioni: per svoltare serve una rivoluzione tecnica, da attuare inserendo almeno un nome di primissimo livello per ogni reparto. Una richiesta perentoria per ridare mentalità vincente, spessore internazionale e geometrie a una squadra apparsa troppo spesso priva di un’identità definita.
Nel valzer dei nomi per l’attacco, l’ultimo profilo a scalare rapidamente le gerarchie è quello di Jean-Philippe Mateta. Il centravanti del Crystal Palace piace moltissimo a Spalletti per la sua debordante fisicità e per la capacità di riempire l’area di rigore. Il suo eventuale arrivo è strettamente legato alle nubi che si rincorrono sul futuro di Dušan Vlahović, il cui rinnovo contrattuale resta un rebus intricato. Se per l’attacco si cerca muscoli e gol, sulla trequarti la parola d’ordine è qualità. Sfumata definitivamente la suggestione Bernardo Silva, che ha scelto il Barcellona, i fari della dirigenza bianconera si sono accesi su Brahim Díaz. Il fantasista del Real Madrid, che conosce già alla perfezione il campionato italiano dopo l’esperienza al Milan, è l’uomo individuato per accendere la luce tra le linee. La Juventus starebbe studiando la formula del prestito, una via percorsa anche nei sondaggi effettuati per un altro top player dei Blancos, il centrocampista Eduardo Camavinga.
La ricostruzione, però, non può prescindere dalla difesa. Spalletti esige un centrale di forte personalità, capace di guidare il reparto e di far partire l’azione con precisione. Il sogno di mercato ha le sembianze di un vecchio pupillo del tecnico: Kim Min-jae. L’allenatore riabbraccerebbe di corsa il gigante coreano, già pilastro del suo Napoli scudettato e oggi al Bayern Monaco. In un reparto arretrato che potrebbe vedere anche una rivoluzione tra i pali (con le ipotesi Nübel e Alisson in caso di addio a Di Gregorio), resta però da sciogliere il nodo più intricato, quello legato a Gleison Bremer.
Il futuro del difensore brasiliano è un vero e proprio punto di domanda. Da un lato, Spalletti vorrebbe blindare i suoi uomini migliori per mantenere solida l’ossatura della squadra; dall’altro, le spietate logiche di bilancio impongono riflessioni profonde. Senza gli introiti certi della Champions League, nessuno può essere considerato davvero incedibile. La permanenza o l’addio di Bremer dipenderanno esclusivamente dalle offerte economiche che perverranno alla Continassa: una sua cessione dolorosa potrebbe infatti diventare il sacrificio necessario per finanziare il massiccio piano di acquisti preteso dall’allenatore.


