Il Medio Oriente resta al centro di tensioni irrisolte, ma i grandi fondi sovrani del Golfo accelerano la loro corsa globale. La nuova stagione degli investimenti passa dalla necessità di diversificare il rischio geopolitico e di ridurre la dipendenza dagli idrocarburi. L’attenzione è puntata sull’Europa. In questo scenario si inserisce con forza anche o soprattutto il Public Investment Fund saudita, il colosso da oltre 900 miliardi di dollari controllato dal principe Mohammed bin Salman, sempre più interessato all’Italia e ai suoi asset più strategici: lusso, turismo, ospitalità e real estate.
Negli ultimi mesi, gli investitori del Golfo hanno intensificato la presenza in Italia. L’operazione simbolo è stata quella dell’ex premier del Qatar Hamad bin Jassim, che attraverso il family office Al-Mirqab ha acquistato per 1,1 miliardi di euro l’80% del palazzo di via Monte Napoleone 8 da Kering, nel cuore del Quadrilatero della moda milanese. Un investimento record che certifica quanto l’Italia venga ormai percepita come un porto sicuro per il capitale arabo, soprattutto nei settori legati all’alto di gamma.
Ma è soprattutto Pif, con i piani alti dell’economia saudita, a guardare con crescente attenzione alle opportunità e alle potenzialità del mercato italiano. Il fondo, protagonista negli ultimi anni di acquisizioni internazionali che spaziano dallo sport ai videogame, dal cinema al turismo, considera il Made in Italy un tassello strategico della propria espansione. Moda, ospitalità, lifestyle ed esperienze nel segmento luxury rappresentano settori perfettamente coerenti con la trasformazione economica che Riyad vuole imprimere al Regno attraverso il piano Vision 2030.
Proprio in questi giorni il Corriere della Sera ha evidenziato i piani degli emiri che vengono rimodulati alla luce del quadro internazionali, e che il conflitto in Medio Oriente “sta accelerando la diversificazione dei fondi sovrani locali che gestiscono oltre 5000 miliardi: i videogame di Ea Sports, i film di Warner Bros, i limoni di Sicilia”.
Ma c’è di più. L’interesse saudita non si limita però alle metropoli, a Milano e Roma. Sempre più osservatori finanziari ritengono che il Sud Italia possa diventare uno dei prossimi terreni di investimento del Golfo. E in questo quadro emergono Capri e Taormina, considerate le destinazioni più appetibili. La Perla dello Ionio è ormai da anni una capitale del turismo di lusso, scelta dai grandi brand dell’hospitality, dai gruppi della moda e dalla clientela ultra high net worth proveniente da Stati Uniti, Medio Oriente e Asia.
Taormina, insomma, ha le carte in regola rispetto al desiderato e sempre più richiesto modello di turismo esperienziale ricercato dai fondi sovrani arabi: esclusività, patrimonio culturale, clima, alta gastronomia e strutture ricettive premium. Non è un caso che molti investitori internazionali abbiano iniziato a monitorare con attenzione le opportunità immobiliari e alberghiere presenti nell’area. Il vero nodo resta la disponibilità di asset di qualità e la capacità del territorio di attrarre capitali attraverso infrastrutture e governance adeguate.
In questo contesto assume un peso particolare il rapporto tra Pif e Sir Rocco Forte. Il fondo saudita è infatti entrato nel capitale di Sir Forte. Public Investment Fund (PIF), detiene oggi il 49% delle quote di Rocco Forte Hotels
Il gruppo dell’imprenditore italo-britannico che rappresenta uno dei marchi più prestigiosi dell’hotellerie europea. E su questo fronte si è creato un asse che va oltre la semplice operazione finanziaria e che potrebbe trasformarsi in una piattaforma di espansione comune nel Mediterraneo, oltre che in Italia.
E proprio Taormina è notoriamente da tempo uno dei sogni imprenditoriali di Sir Rocco Forte. L’interesse del “re del lusso” per la località più iconica della Sicilia Orientale e dell’isola in generale, non è mai stato nascosto e oggi, con il supporto finanziario e strategico del Pif, eventuali operazioni potrebbero assumere una dimensione molto più ambiziosa. Il mercato osserva con attenzione possibili mosse future, soprattutto in un momento in cui gli asset di lusso italiani stanno attirando capitali da tutto il mondo.
La partita che si sta giocando va però oltre il semplice real estate. Per i fondi sovrani del Golfo l’Italia rappresenta un laboratorio di soft power, un luogo dove investire non soltanto per ottenere rendimenti, ma anche per acquisire prestigio, relazioni e posizionamento globale. Dal Quadrilatero della moda alle terrazze di Taormina, il lusso italiano è diventato uno degli approdi privilegiati della nuova finanza araba. E il Pif saudita sembra intenzionato a rafforzare ulteriormente la sua presenza.


