L’inchiesta sulle plusvalenze poteva scoperchiare, ancora una volta, il marcio che c’è nel calcio e che non risparmia (quasi) nessuno in un sistema che ormai se ne frega dei sentimentalismi, specula e lucra sulla passione per fare business e generare profitti in ogni modo. L’inchiesta sui bilanci taroccati con delle valutazioni farlocche nelle operazioni di mercato si è poi risolta qualche giorno fa in una bolla di sapone. Giusto il tempo di mettere un pò di paura a qualcuno e far tirare un sospiro di sollievo all’intero circo che ha festeggiato le decisioni del giudice come fosse una vittoria
Tutti assolti, i presidenti, i dirigenti e i procuratori. L’appiglio sul quale non ci può essere alcuna condanna è che le valutazioni non si possono stabilire in modo “scientifico” e anche un Crisantemi qualsiasi come il “pippone” della Longobarda potrebbe valere 1 euro come anche 10 milioni. L’industria del calcio può ancora fare quello che vale, truccare i bilanci con delle valutazioni gonfiate, sapendo che non potrà essere condannata a differenza di noi comuni mortali.
Si consentirà, così ancora ad alcuni club di concorrere sleamente e di muoversi a proprio piacimento verso banche e investitori in un contesto rischioso ma in sostanza difficilmente perseguibile.
Per fortuna, però, esiste ancora qualcosa che si può ancora chiamare calcio. Per chi volesse vedere immagini di quel calcio che non esiste più, eccolo il filmato perfetto: l’omaggio di José Mourinho al murales dedicato a Diego Armando Maradona ai Quartieri Spagnoli. Quello spiazzo è ormai diventato un tempio del fuoriclasse argentino.
A poche ore dalla gara Napoli-Roma, il tecnico dei giallorossi, che era legato da un rapporto di vera amicizia e stima con Diego, è voluto andare a depositare un mazzo di fiori in memoria del più grande calciatore mai esistito. Diego in quella città ha reso grande il Napoli e se stesso, Mourinho è un grande personaggio del calcio mondiale che si conferma un gigante anche per gesti come questo, che riconciliano lo sport con i veri valori della vita. Chapeau allo Special One.


