Nel vocabolario Treccani c’è una parola che si chiama “dialogo”. Ovvero “conversare con altri”, “discutere apertamente, scambiarsi punti di vista anche diversi, per raggiungere un accordo, un’intesa”.
Fatta questa premessa astratta, a Taormina in questa stagione amministrativa il dialogo è un esercizio raro e faticoso da mettere in pratica e fa rima per lo più con il “monologo”. Così nelle scorse ore è andata in scena l’ennesima occasione persa in una città che pensa o spera, legittimamente, di alzare ancora l’asticella rispetto ad un livello già importante di competitività raggiunta grazie alle forze imprenditoriali. Le potenzialità ci sono tutte.
L’attuale sindaco di Taormina ha presentato al palazzo municipale il programma delle manifestazioni di Natale 2025. Su quello ci soffermeremo in una riflessione a parte. Assai più significativo è il discorso fatto dal parlamentare di Fiumedinisi, che ovviamente cavalca il concetto della “visione strategica”, immancabile cavallo di battaglia della sua narrazione politica, soffermandosi sul tema della destagionalizzazione.
“…Bisogna discutere una volta per tutte con l’Associazione Albergatori Taormina affinché il nostro investimento in calendari e in periodi ben precisi sia accompagnata dalla non chiusura scriteriata delle strutture. Voglio dire che è giusto staccare ma se ci sediamo e magari ragioniamo nell’articolare le chiusure in modo alternato, non posso ritrovarmi ad investire centinaia di migliaia di euro – e siamo pronti a farlo – e mi ritrovo con le classiche questioni di una chiusura delle attività ricettive, allora avremo sprecato risorse. Noi possiamo fare investimenti per il “mordi e fuggi” e investimenti invernali per rassegne importanti, che ovviamente richiedono non solo programmazione ma anche presenza auto-spendente in città. Ma questo significa che ci devono essere le strutture aperte per accogliere queste strategie. La visione strategica deve riguardare tutti. Se qualcuno deve andare in vacanza e far saltare il meccanismo, preferisco saperlo prima. Stiamo approvando il bilancio 2026-28 e dobbiamo sapere se nel 2026 dobbiamo potenziare gli investimenti. Ma io se non c’è una corrispondenza d’amorosi sensi, non ne potenzio. Noi il minimo sindacale lo stiamo facendo, di qualità. Ogni anno che passa, stiamo alzando l’asticella della qualità. E siamo in grado di farlo ulteriormente. Ma bisogna chiarirsi su cosa significa destagionalizzazione e ognuno deve fare la propria parte…”.
Bene. Basterebbero tre righe e un concetto scolastico per evidenziare che la questione della destagionalizzazione, al netto delle abitudini da cambiare, non si risolve con un paio di spettacoli in più. E’ una cosa molto difficile da raggiungere e servono tanti elementi. In primis i voli, perché senza gli aerei nel periodo invernale parliamo soltanto di aria fritta. Le programmazioni per intercettare i turisti stranieri (non quelli di prossimità) si fanno almeno uno o due anni prima, quindi nel prossimo calendario c’è scritto 2026, ma si legge 2027. Più o meno al traguardo di questa Amministrazione. E le “centinaia di migliaia di euro” da spendere, di cui ora si parla, rischiano di diventare una vasca da bagno per continuare a sprecare a vuoto altre risorse. Nudi alla meta, con efficienza, economicità e trasparenza.
Andiamo avanti. Il 6 novembre scorso gli albergatori di Taormina hanno lanciato un invito al dialogo agli amministratori. Il 14 novembre è arrivata la risposta del sindaco, piuttosto discutibile. De Luca, forse già immerso nel furore della trance agonistica per la vicende politiche regionali, anziché raccogliere quell’invito con garbo e spirito di serena condivisione, ha anteposto al ragionamento un diktat.
De Luca ha rimesso subito la questione sul binario delle chiusure alberghiere, definite “scriteriate”. Non esattamente la migliore premessa per un viatico di collaborazione né per una prospettiva di proficua concertazione sulle iniziative da portare avanti.
“Stanno arrivando le legittime risorse da investire nella promozione e nella individuazione di strategie strutturali”, ha poi detto De Luca. Delle risorse, in verità, ci sarebbero già, per iniziare a fare qualcosa e sarebbero quei 4-5 milioni di gettito annuo dell’imposta di soggiorno. Ma di questo De Luca non ne parla, glissa, sorvola. S’alza sulle punte, gonfia il petto e mette le mani avanti con la sua acclarata abilità nel cercare di mettere pressione agli altri. Il punto è che questo esercizio teatrale di leadership, tutto al più, può servire a suggestionare o mandare in visibilio i suoi aficionados che ne interpretano le parole quasi come il verbo di un culto eroico e gli regalano sguardi incantati, un pò come quelli dei bambini che s’illuminano d’immenso davanti al giostraio che porta le caramelle. Confrontarsi con gli attori protagonisti di un territorio è un’altra storia. Performare le risorse, valorizzare una comunità e incidere in modo impattante è una cosa diversa. Gli slogan non bastano.
L’industria dell’ospitalità – albergatori in primis, e anche altri imprenditori, ristoratori, commercianti, etc .- hanno già portato in alto Taormina. La filiera ha dimostrato quello che c’era da dimostrare. Ha portato un beneficio alle proprie aziende e all’immagine e all’economia della città. La politica questo successo non lo ha aiutato. Vale per chi c’era ieri e per chi c’è adesso.
“La visione strategica deve riguardare tutti”. Ma se poi questa visione è come il programma di Natale 2025 auto-confezionato dal Comune, allora di strategico si intravede poco. D’altronde sino a questo momento il Comune è andato per la propria strada, sempre pronto a fare tutto da sé, mai propenso invece a coinvolgere le forze produttive locali e di cui però ci si ricorda una tantum, come adesso con uno slancio natalizio. E siamo già al giro di boa del mandato amministrativo.
“Se non c’è una corrispondenza d’amorosi sensi, io investimenti non ne potenzio”, tuona il sindaco. E che facciamo, dobbiamo dialogare per alzare il livello e invece ci mettiamo a giocare con i piccoli dispetti di palazzo? Vogliamo aggiungere un altro capitolo allo scontro, che va in scena ogni inverno, con i “chiusuristi” taorminesi? Le strutture ricettive ne risentiranno se non ci saranno gli investimenti preannunciati dal sindaco De Luca? No. Andranno avanti comunque e continueranno a fare bene. Come hanno fatto sino ad oggi. Ecco perché bisogna prima chiedersi per quale motivo avvengono le chiusure, al di là dei luoghi comuni.
La politica forse avverte il bisogno di entrare nella partita del turismo ricercando uno spazio maggiore e magari, chissà, l’idea è quella di coinvolgere oltre alle partecipate, ad esempio, anche realtà come il neonato Distretto Taormina-Messina. “Ma bisogna chiarirsi su cosa significa destagionalizzazione e ognuno deve fare la propria parte…“, dice De Luca. E allora il Comune deve comprendere che non sono gli albergatori a doversi mettere a ruota della politica ma è la politica che deve cambiare modo di porsi e deve fare la sua parte ma senza esondare. Chi governa deve mettersi a disposizione delle forze imprenditoriali, valorizzare le professionalità e supportarne le competenze per far crescere Taormina e per determinarne ulteriori margini di sviluppo.
De Luca vuole trovare lo spariglio e intende misurarsi sul terreno impervio della destagionalizzazione, dove sinora la politica locale ha sempre fallito il bersaglio? Benissimo. Lo faccia. Il turismo è un tema che deve unire, un orizzonte che non può dividere. I successi però si costruiscono ovunque con le sinergie vere, non di circostanza.
E allora, prima di sedersi al tavolo con le forze produttive della città, se davvero vuole iniziare a ribaltare la prospettiva, il sindaco ha una prova molto più complicata da affrontare. La vera missione quasi impossibile. Quale? Trovare il coraggio o la voglia di scendere dal piedistallo. Da lì non si costruisce nessuna svolta. De Luca esca dalla sua storyline e si sieda a confrontarsi alla pari con i suoi interlocutori, senza arroccarsi nel suo spartito preferito del “si fa così” e senza pensare che ascoltare gli altri sia soltanto una perdita di tempo per poi fare comunque da sé. Dal trono al tavolo, monologo e dialogo sono due parrocchie diverse e le prove muscolari con i diktat non portano da nessuna parte. Le sfide del turismo sono una scoglio complesso da affrontare, dove la politica non è in grado di dare lezioni e non può neanche tracciare la rotta. Ha molto da ascoltare e tanto da apprendere.


