A Taormina c’è un commediante, prestato ad altri ruoli, sull’orlo di una crisi di nervi. Tanto nervoso quanto consapevole che i suoi giorni esaltanti sono andati. D’altronde ogni commedia, dalla più brillante a quella più scadente, ha sempre un inizio e una fine. E se poi si è pure ripetitivi e si ha l’eterna presunzione di considerarsi i migliori attori… La spocchia, si sa, denota una inconfessabile fragilità e una certa prevedibilità, che accelera i tramonti.
Allora questo commediante, preso da un’eterna ansia da prestazione e incupito dai tempi incerti che avanzano, recapita avvertimenti, intimidazioni ed espressioni che rasentano la minaccia. E’ abituato ai monologhi e al rito del far chinare la testa, soffre chi non ama la padronanza, peggio ancora quelli che gli sono superiori. Ancor più se gli viene ricordato di lasciare perdere le sceneggiate e occuparsi del suo ruolo.
Vade retro. Nessuno si permetta di rimproverare il venerando commediante, altrimenti s’adombra, s’adira e sbarella. In Italia hanno pure chiuso i manicomi da un po’. Di eventuali TSO, tuttavia, se ne occupano altri. Non sono articoli che trattiamo.
Ma se per puro caso qualche minaccia fosse rivolta a queste latitudini, il commediante potrebbe incartarsela e riportarsela a casa. Metterla in bacheca e aggiungerla alla collezione dei fallimenti, che inizia a farsi sostanziosa.
Badi bene il commediante: le minacce non fanno né caldo né freddo e non impressionano di un millimetro chi non si è scomposto neppure quando venne minacciato da qualche soggetto poi condannato per associazione mafiosa. E per intendersi si trattava di un maxi-processo di mafia. Lì sì che c’era poco da scherzare e che poteva esserci spazio per suggestionarsi.
Qui, oggi, siamo di fronte a minacce da sbadiglio. Intimidazioni che, tutto al più, potrebbero far ridere. In fondo, i commedianti possono solo tentare di fare quello. Sino a quando sono brillanti e capaci di tenere la scena. E quando invece ci si ostina a recitare sempre la solita parte, il pubblico si stanca. Il teatro del potere perde il copione e il pubblico se ne va. I guardiani della scena (che non “donano” alla casa madre) osservano e prendono atto. Sono lì e ci rimangono, mentre altri hanno una scadenza, come lo yogurt.
E allora… Lumen Christi, Lumen Christi. Amen. Celebriamo il sommo commediante. E poi? Dovrebbero tremare i minacciati? O verrà il tempo del Sacramento per chi li minaccia?
Signum Crucis In nómine Patris et Filii et Spíritus Sancti. Amen…


