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Zaia: “Immorale che un siciliano si debba curare a Treviso”. Ecco perché l’ospedale di Taormina va difeso (VIDEO)

Nello stesso momento in cui in Sicilia il nuovo piano sanitario – deliberato dalla Giunta regionale – prevede il taglio di 20 posti letto all’ospedale di Taormina, che si aggiungerebbero ai 100 già sforbiciati negli anni precedenti, prospettando tra l’altro riduzioni che investono anche il Dipartimento Oncologico, si registra intanto un intervento significativo proprio sulla sanità siciliana.

Una riflessione impietosa arriva dal Nord Italia ma la questione in realtà riguarda da vicino gli ospedali come Taormina dove il diritto alla salute viene sacrificato sull’altare delle scelte cervellotiche fatte dalla politica. Le parole sono quelle del governatore del Veneto, Luca Zaia, che si sofferma sui “viaggi della speranza” e addirittura gli spostamenti di vita ai quali sono costretti tanti pazienti siciliani – e meridionali, in generale – per andare a curarsi in altre regioni.

Questo video fa riflettere. Soprattutto fa capire – ove mai ce ne fosse bisogno – perché l’ospedale di Taormina va difeso e salvaguardato, in modo fattivo e caparbio, non a chiacchiere. Né peggio ancora si avverte il bisogno di inutili sceneggiate sul tema che non servono ai pazienti che soffrono e non aiutano neanche i professionisti della sanità.

“Ho trovato immorale – afferma Zaia – quanto mi ha detto un siciliano fuori dall’ospedale di Treviso. Entrando in ospedale, c’erano due signori anziani e il marito mi dice “W la Sicilia”. Io ho risposto che è “una bella isola” e gli ho chiesto come mai fossero qui (in Veneto, ndr). E quell’uomo, commosso, mi ha detto che da 2 anni è qui per curare sua moglie e in Ematologia le hanno salvato la vita. Poi quell’uomo mi dice: “Ho nostalgia della mia terra. Per curare mia moglie ho dovuto affittare una casa a Preganziol (Treviso, ndr) e decidere di vivere qui”. Allora, io trovo immorale e poco etico che i cittadini siano costretti a farsi la valigia per curare le persone fuori regione. Noi dobbiamo essere orgogliosi di cosa si fa qui ma le Regioni da dove partono questi cittadini qualche domanda se la devono fare, perché non funziona così”.

“Sempre quell’uomo mi ha detto che la cosa peggiore è entrare in ospedale (in Veneto, ndr) e trovare i propri conterranei (medici e infermieri siciliani, ndr) a curarlo. Quindi – ha evidenziato questo signore – non è che mancano i professionisti ma li trovo qui. Questo vuol dire che qualcuno non alimenta questo flusso”, aggiunge Zaia.

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