TAORMINA – L’assalto finale all’Ospedale San Vincenzo di Taormina è partito. O forse sarebbe più giusto dire che si è compiuto. Altri 20 posti letto tagliati nelle previsioni del nuovo piano sanitario regionale approvato il 24 settembre scorso dalla Giunta regionale. Oltre i problemi della Cardiochirurgia Pediatrica che si prendono la ribalta, c’è di più e l’emergenza di un intero ospedale che sta andando incontro a un destino molto preoccupante. I posti letto del presidio passano da 179 a 159 e l’ennesima sforbiciata fa seguito a quelle che si erano già portate via negli anni passati ulteriori 100 posti letto. Un’ecatombe che fa impressione. E mentre la Tirrenica serra i ranghi e difende con le unghie e i denti, le sue strutture, cercando perlomeno di limitare i danni, nella Ionica si va di fioretto e a fare impressione è la sostanziale inconsistenza dei vari rappresentanti politici di zona.
Da Palermo arriva un altro schiaffo all’ospedale di Taormina ma i sindaci del Distretto Sanitario 32 sono assenti, silenti, distratti da chissà quali altre priorità. Tutto al più faranno qualche inutile dichiarazione di paese, o magari qualche altrettanto retorica e vuota mozione di Consiglio comunale. Il solito copione di ogni volta.
“Faremo”, “diremo”, “difenderemo”, “non permetteremo”. Chiacchiere già viste e straviste che non servono. I fatti sono più ostinati di tutto il resto e certificano in modo impietoso due cose: la prima è che la politica regionale se ne infischia dei rappresentanti politici di questo territorio e sforbicia senza farsi problemi; la seconda è che i sindaci del Distretto Sanitario 32 nelle decisioni sulla rete ospedaliera regionale contano come il due di briscola.
In realtà ci sarebbe anche un terzo aspetto ed quello più importante, è il comune denominatore e collante di tutta questa storia che parte da lontano. E cioè che l’ospedale di Taormina è sempre più stretto nella morsa di due città che si chiamano Catania e Messina e ormai da quelle parti la volontà politica chiara e netta, percepibile pure da chi vive sulla Luna, è quella di riportare Taormina alla dimensione di un presidio di periferia. Farlo tornare indietro di 30 anni. Lentamente, goccia a goccia. Smontarlo posto letto dopo posto letto, pezzo dopo pezzo perché era diventato troppo competitivo rispetto alle due città metropolitane e si era allargato sino alla cintura etnea, servendo in diversi casi da queste parti anche numerosi pazienti di altre province. L’Ospedale di Taormina ha dimostrato di avere professionisti di alto livello nei suoi reparti e ha messo in mostra delle eccellenza sanitarie. Così si è preso un bacino di utenza che ha dato fastidio in città, s’è allargato troppo, è diventato un riferimento per tanta, troppa, gente. E questa espansione Catania e Messina – che a Palermo hanno un peso politico anni luce superiore a Taormina e che nel capoluogo trovano da sempre una sponda solidale – non possono accettarlo, non possono permetterlo.
Dove sono i 24 sindaci del Distretto Sanitario 32, da Taormina a tutti gli altri? Boh. Ad oggi non pervenuti. Subiscono ancora una volta e fanno finta di niente. Perché ci sono equilibri politici regionali e non bisogna fare rumore o urtare le suscettibilità. Gli amministratori locali vanno a Palermo a fare i turisti, non a difendere il proprio territorio e a fare ballare i tavolini come si dovrebbe di fronte ai tagli e al depotenziamento di un ospedale. Incassano sena colpo ferire lo schiaffo inflitto alle comunità locali e ad un intero comprensorio come se non fosse un loro problema. Amen se in ospedale c’è la sofferenza, se arrivano cittadini, uomini e donne, anziani e bambini, che chiedono di essere curati e – alla luce dei tagli di ieri e di oggi – e per alcuni servizi devono poi rivolgersi agli ospedali di Messina o Catania.
Ricordiamoli i 24 comuni che ricadono del Distretto Sanitario 32 e che usufruiscono dei servizi. Li vogliamo elencare tutti e nessuno escluso: sono Taormina, Castelmola, Giardini Naxos, Letojanni, Mongiuffi Melia, Gallodoro, Gaggi, Graniti, Motta Camastra, Francavilla di Sicilia, Mojo Alcantara, Malvagna, Roccella Valdemone, S. Domenica Vittoria, S. Teodoro, Cesarò, S. Teresa di Riva, Sant’Alessio Siculo, Savoca, Casalvecchio Siculo, Limina, Roccafiorita, Antillo e Forza d’Agrò.
A questo punto i 24 sindaci del Distretto Sanitario, eletti anche e soprattutto per proteggere la propria comunità, questo obiettivo non l’hanno raggiunto. Su questo piano, anzi, hanno fallito in termini eloquenti. Di certo non hanno difeso come potevano e dovevano l’ospedale del territorio. A ciascuno di questi sindaci forse rimane una sola cosa da fare, un unico gesto di buon senso se davvero vogliono ribaltare la prospettiva, rimettersi in carreggiata e lanciare un segnale forte sull’ospedale di Taormina: consegnare la fascia e dare prova di essere disposti a farsi da parte per salvare il futuro dell’ospedale San Vincenzo. Ma non lo faranno mai. Il coraggio non è per tutti.


