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Basile in difficoltà, De Luca verso il ritorno a Messina? L’effetto Ponte e Taormina spettatrice interessata

TAORMINA – La classifica Governance Poll 2025 di “Affari Tuoi” ha collocato nei giorni scorsi l’attuale sindaco di Messina, Federico Basile, al decimo posto della classifica dei sindaci metropolitani d’Italia, in fondo alla top ten di una rilevazione che non sarà piaciuta di sicuro al suo collega Cateno De Luca, sindaco di Taormina ma soprattutto mentore politico di Basile.

I sondaggi e le statistiche lasciano il tempo che trovano e vanno presi senza ciurlarci troppo nel manico, che vadano bene o che vadano male, De Luca non si sarà fatto impressionare più di tanto da questa classifica, l’avrà snobbata e forse pure accolta con uno dei suoi proverbiali pernacchi. Poi, in realtà, non è un mistero che per Basile la situazione non sia affatto un quadretto rose e fiori.

A Messina si stanno organizzando per fare “le scarpe” – politicamente parlando – a Basile ma prima ancora al suo leader. E questo De Luca, invece, non lo ignora, lo fiuta da tempo e si è già portato avanti rispetto alla prospettiva di trovarsi a giocare la partita in due modi. Alle prossime elezioni a Messina De Luca potrebbe andare insieme al centrodestra in coalizione o magari provando a frantumare lo schema di nuovo e quindi di nuovo in solitaria come ai bei tempi, con qualche sponda politica pesante in città, analogamente a quella individuata nel 2022 con la “serenata” allora fatta a Nino Germanà.

Nel frattempo Basile soffre, De Luca prova a fare da scudo e chioccia alle critiche e a far passare il messaggio di un clima da “Mulino Bianco”, dove tutto è bellissimo e le cose vanno alla grande ma, oltre la quiete apparente, lo scacchiere politico è fragile e potrebbe indebolirsi ancora di più. Basile non è De Luca. E’ un tecnico, un manager prestato alla politica e questo lo sa bene De Luca in primis, che ha bisogno di blindare la sua “roccaforte” e non può permettersi in nessun modo di perdere Messina. De Luca sta cercando di capire se la riconferma amministrativa a Messina potrà passare nel 2027 dalla “benedizione” di un accordo col centrodestra a una ricandidatura di Basile o se Sud chiama Nord dovrà percorrere un’altra strada fuori dai poli. E’ chiaro che quest’ultima ipotesi sarebbe più complicata da immaginare senza un candidato che trascina e si prende la scena. Il “piano B” equivarrebbe a una riedizione dell’uno contro tutti e farebbe salire in termini esponenziali le chance di un ritorno a Messina proprio di De Luca.

La Messina del Ponte, e di tutti gli annessi e connessi che il Ponte significherà e porterà a Messina, è una “tentazione” per De Luca, che potrebbe decidere di rompere gli indugi e garantire una posizione di rilievo al “fedelissimo” Basile in altro contesto (alle Politiche o alle Regionali) per poi catapultarsi di nuovo lui a Messina e riprendersi la scena dove la sua parabola era decollata. De Luca vuole posizionare il suo movimento dentro il centrodestra alle Regionali 2027 e comunque non ha mai rinunciato neanche per un istante al sogno della presidenza della Regione, sapendo che non sarà questo il turno in cui potersi riproporre. Il crollo dal 25% a poco più del 7% del suo movimento gli ha tolto al momento le chance di giocarsi la corsa alla presidenza. Il treno è passato ma l’Imperatore del Nisi vorrebbe rilanciare la sfida. L’unico posto in cui potrebbe almeno provarci a rimettersi in carreggiata rispetto ad un sogno futuro di Palazzo d’Orleans è di nuovo Messina. La Messina del Ponte.

Spettatrice interessata di questi “incastri” politici è Taormina, dove Cateno De Luca non esclude di ricandidarsi a sindaco ma questa non è una priorità. De Luca ha la consapevolezza che, al netto del suo consenso popolare in caduta libera a Taormina per una lunga serie di errori e per un rapporto disastroso con la comunità, la politica locale è passata ad altra vita e lui ha fatto le mosse che servono per spostare gli equilibri della futura contesa. Dall’altra parte, d’altronde, lo si è detto e ridetto alla noia, non esistono rivali competitivi in grado di impensierire il capintesta, i suoi oppositori si illudono di poter cavalcare il malumore che c’è verso De Luca senza tuttavia avere la caratura per rappresentare un’alternativa credibile. E, in definitiva, la debolezza estrema dei vari anti-De Luca paesani è una polizza ultra-lusso che oggi potrebbe bastare e avanzare all’Imperatore del Nisi per farsi riconsegnare le chiavi della città – lui o chi per lui – anche alle prossime Amministrative. Se poi Messina chiama e Cateno risponde…

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