Il progetto per il raddoppio ferroviario a Taormina sarà “stravolto”? Mai mettere limiti alla provvidenza nel mondo volubile dei comuni mortali ma, realisticamente, in questo caso la risposta più logica e plausibile che si possa dare al momento è che non si intravedono margini, neppure minimi, per determinare questa prospettiva. Al netto del tentativo estremo lanciato in “zona Cesarini” dai sindaci del comprensorio e del “pappagallismo” mediatico che poi accompagna l’onda senza comprendere bene di cosa si sta parlando, è difficile che si possa tornare indietro. Molto complicato. C’è un appalto – lo abbiamo detto – già aggiudicato e un cantiere aperto. Il resto è un’altra storia, compresi i problemi del costone di Via Garipoli.
Facciamo un passo indietro. Esattamente 4 anni fa, il 19 marzo 2021 sono state aggiudicate da Rete Ferroviaria Italiana (Gruppo FS Italiane) due importanti gare per il rilancio infrastrutturale della Sicilia. Una è la nuova linea Caltagirone-Gela, con importo dei lavori a base d’asta di oltre 10 milioni di euro.
L’altra gara allora aggiudicata concerne i lavori del secondo lotto, Taormina-Giampilieri (raddoppio della linea ferroviaria Messina-Catania), aggiudicati all’ATI composta da Webuild Spa (Consorziata Capofila) con Impresa Pizzarotti & C. Spa (Consorziata Mandante) e ASTALDI SPA (Consorziata Mandante) e Progettista: RTP Rocksoil S.p.A. (Mandataria) con Proger S.p.A. (Mandante) e Pini Swiss Engineers S.r.l. (Mandante), a cui è stato affidato il compito di sviluppare il progetto esecutivo e realizzare l’opera. Valore dell’appalto a base di gara, 1.113.074.021 euro.
I lavori allora aggiudicati consistono nella realizzazione di oltre 28 km di linea a doppio binario, dei quali più di 25 in galleria. RFI realizzerà anche le opere di viabilità connesse alla nuova linea ferroviaria e gli impianti funzionali all’intervento, fra cui la nuova stazione di S. Alessio-S. Teresa Riva e le nuove fermate di Nizza di Sicilia-Alì Terme e Itala-Scaletta. Le opere completeranno il doppio binario fra Messina e Catania e si inquadrano nell’ottica della realizzazione dell’asse ferroviario TEN T Messina – Catania – Palermo, parte del Corridoio Scandinavia-Mediterraneo. A lavori ultimati, tra Messina e Catania si conta di ridurre il tempo di percorrenza di circa 30’, consentendo “un servizio di tipo metropolitano da Catania fino a Taormina/Letojanni”.
Detto ciò, ricordiamo anche che il 29 novembre 2018 si è tenuta a Roma la Conferenza di servizi per l’esame del progetto definitivo, alla presenza dei Ministeri competenti, dei rappresentanti degli enti locali per valutare il progetto definitivo dell’opera e per determinare tempi e modalità degli interventi. Tra i sindaci presenti c’erano anche il sindaco di Castelmola, Orlando Russo, ancora oggi in carica, il sindaco di Letojanni, Alessandro Costa, anche lui ieri come oggi in carica. Il sindaco di Taormina non era Cateno De Luca, eletto molto tempo dopo, nel 2023, ed è chiaro ed evidente che il Comune di Taormina avrebbe dovuto un altro approccio che è mancato, nella concertazione del progetto per il raddoppio Rfi. Su questo non ci piove. Ad ogni modo anche l’attuale sindaco di Taormina, De Luca, nel novembre 2018 era sindaco della Città Metropolitana di Messina, ente che prendeva parte alla medesima conferenza dei servizi ed era dentro il percorso procedurale per la previsione del raddoppio Rfi. Ciò significa che tre dei quattro sindaci firmatari del documento con cui si chiede adesso la soppressione della nuova stazione di Taormina erano, insomma, parte attiva nell’iter già arrivato a compimento.
La cartina di tornasole di come andranno le cose, a suo modo, è anche il commento molto posato e formale del sindaco De Luca a seguito dell’incontro con Italferr di giovedì scorso a Roma. Un commento decisamente prudente, “istituzionale”, definiamolo così, dove si dice che è stato avviato il confronto. Punto. Niente di più e niente di meno.
Sul piano tecnico, le fila della vicenda le sta muovendo l’esperto Massimo Brocato, che nel ruolo di “sindaco ombra” ormai ci ha preso gusto e con la benedizione di De Luca sta cercando la quadra sui vari passaggi. Era stato lui ad organizzare un altro incontro con le Ferrovie dello Stato, il 5 dicembre 2024, sempre nella capitale, ha fatto altrettanto giovedì scorso. E Brocato, che nella mattinata del 22 marzo aveva presieduto il vertice in Asm che ha portato poi alla chiusura della Via Garipoli, tra l’altro, ha ideato l’impegnativa previsione dell’opera per l’area pedonale alla ex scuola “Vittorino da Feltre”, da collegare con la nuova stazione di “Madonnina”.
A questo punto Taormina, con il comprensorio, chiede tre cose: la soppressione della nuova stazione “Madonnina”, l’eliminazione del raccordo a Letojanni tra la nuova linea e la vecchia linea e poi c’è la nuova viabilità e quindi la strada veloce Taormina-Trappitello.
Sul raccordo a Letojanni la partita è aperta e le soluzioni si possono trovare, anche perché a quanto pare questa previsione è venuta fuori adesso. Sulla nuova stazione di “Madonnina” c’è una gara già aggiudicata per un valore di Un miliardo di euro e non si può immaginare di prendere 200-250 milioni e spostarli come fossero la bancarella del torrone. Si dirà che il costone di Via Garipoli è instabile, è un problema serio e non si scherza mai quando c’è la natura di mezzo, ma il modo per consolidare il versante alla fine lo si troverà ed è preventivabile che ci possano essere delle varianti ad integrare le opere per garantire il consolidamento del versante e la sicurezza della stazione stessa. Senza andare a stravolgere tutto.
Alla fine della fiera – anche qui lo abbiamo detto e scritto con estrema chiarezza – Cateno De Luca si è mosso per ribaltare il senso dell’emergenza un’opportunità. Pochi lo hanno capito, e d’altronde se oggi (e verosimilmente per i prossimi 10 anni) De Luca a Taormina potrà danzare sul velluto, un motivo ci sarà. La frana di Via Garipoli è diventata un’arma tattica per avere maggiore peso nelle interlocuzioni. Uno strumento di pressione, elemento strategico per andare oltre la necessaria chiusura della strada e per determinare anche e soprattutto la dichiarazione dello stato emergenziale di crisi, con il relativo placet del Governo regionale.
La sussistenza adesso dello stato di crisi e di un Commissario, con gli atti che indicano la necessità di procedere alla realizzazione di una viabilità alternativa, serve a mettere quella citata pressione a Rfi e Italferr per ottenere la realizzazione della strada veloce Taormina-Trappitello. De Luca vuole un impegno definitivo in tal senso. Sin qui, in sostanza, se n’era parlato negli anni scorsi e c’era una sussurrata disponibilità di massima rispetto ad un’opera di compensazione, ma tutto ciò non si era tradotto in atti conseguenziali. Ora De Luca punta a strappare il sì formale e ufficiale sulla strada veloce per Trappitello. E qui, in verità, siamo convinti che ci siano molte chance di centrare l’obiettivo. L’emergenza spiana l’orizzonte per incassare la disponibilità programmatica ma soprattutto in termini di risorse ed è stata anche già fatta una stima dei costi che avrebbe l’opera. Si ragiona sulla fattibilità e qui si sono create le condizioni per una svolta che comincia a prendere forma.
Al centro della trattativa tra Rfi, Italferr e i Comuni c’è la strada Taormina-Trappitello perché è chiaro che non si può più immaginare di andare avanti con l’attuale viabilità del primo polo turistico, prigioniera dell’assenza di alternative funzionali e che innesca puntualmente delle lunghe code che rendono un inferno il tratto tra Capo-Taormina-Villagonia e Giardini Naxos. E’ un dato di fatto che verrà ribadito nel “tavolo risolutivo” che i sindaci hanno chiesto con un documento a firma congiunta di convocare al Commissario per l’emergenza, Salvo Cocina. Il viatico giusto per la svolta. Non a caso l’emergenza a Taormina ha una durata (indicata dal Comune e approvata dalla Giunta regionale) di 6 mesi ed è dentro quei 6 mesi che si cercherà la svolta, in modalità “ora o mai più”. Ciò potendo contare sulla rapidità e la semplificazione che la presenza di un commissario e le relative opportunità derogatorie portano rispetto alla lentezza delle procedure ordine. Aggiungiamoci che Salvo Cocina è il capo della Protezione Civile regionale e si è dimostrato nel tempo una persona capace e concreta.
E la nuova stazione? Non doveva essere prevista ai piedi di Via Garipoli e per 10 anni il Comune di Taormina si è ritrovato il progetto tra le mani ma nessuno se n’è accorto che bisognava cambiarlo e trovare altre soluzioni. Oggi l’ora è fuggita e non può bastare la Via Garipoli per cestinare tutto. Se venisse cancellata un’opera del genere, all’indomani mattina si presenterebbe alla porta in primis l’Anac (l’Autorità Nazionale Anticorruzione) a chiedere conto e ragione rispetto all’iter di un appalto da Un miliardo di euro. Ma questo lo sanno bene tutti gli addetti ai lavori, lo sanno Rfi e Italferr che daranno la massima disponibilità al territorio e ai Comuni su quello che sarà possibile tecnicamente fare per giungere ad una sintesi delle rispettive posizioni ma non possono spingersi oltre e smontare un progetto in presenza di un iter già concluso da un pezzo. E lo scenario lo conosce perfettamente anche De Luca. Il sindaco di Taormina arringa il “No” alla stazione per conquistare in realtà la compensazione di un “Sì” alla strada per Trappitello (anzi Trapp-Dubai). E’ questa la compensazione ai disagi che il comprensorio desidera ed è destinata ad arrivare.


