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Tutti a casa: elezioni dopo l’estate

“All’Italia non serve una fiducia di facciata, che svanisca davanti ai provvedimenti scomodi. Serve un nuovo patto di fiducia, sincero e concreto, come quello che ci ha permesso finora di cambiare in meglio il Paese”. Così il presidente del Consiglio Mario Draghi, nell’Aula del Senato, si era rivolto stamattina alla sua maggioranza lanciando un aut-aut che aveva il senso di un’ultima chiamata per la coalizione che si è spaccata con i Cinque Stelle – che hanno aperto la crisi – da una parte ed il centrodestra (Forza Italia-Lega) dall’altra, che a sua volta ha colto l’occasione per far sapere di non volerne più sapere di fare parte di un esecutivo con i grillini. Nel mezzo tra i due fuochi il PD, proteso in una difficile e praticamente inutile opera di mediazione.

Draghi ha chiesto la fiducia su una risoluzione presentata dal senatore Pierferdinando Casini. E, in seguito alle dichiarazioni di voto dei gruppi, è risultato che Centrodestra e M5s hanno deciso di non partecipare al voto

Il premier stavolta ha provato a mettere all’angolo i partiti e non ha accettato una fiducia di circostanza, con i soliti bluff e sgambetti vari di palazzo. Lo scenario non si prestava a troppe interpretazioni. Fare il Draghi bis o tutti a casa e alle urne a settembre. Con tanti saluti, in quest’ultima eventualità, ai 100 mila euro di fine legislatura nel conto in banca dei ”poltronari” di Montecitorio e Palazzo Madama.

E allora eccolo l’epilogo della partita politica della solita politica – tutta, da una parte e dall’altra – che gioca sulla pelle degli italiani.

Lega, M5s e Forza Italia non votano la fiducia a Draghi al Senato. “Se non partecipano al voto mancherà il numero legale? E manca il numero legale”. E’ quanto ha detto la presidente del Senato, Elisabetta Casellati rivolgendosi al segretario generale di palazzo Madama – a microfono aperto e udibile – subito dopo l’annuncio del M5s che non parteciperà al voto sulla fiducia al governo. Stessa decisione annunciata da Forza Italia e Lega.

Si avvicinano – così – lo scioglimento del Parlamento e il voto. È l’epilogo di una giornata drammatica vissuta tra Palazzo Madama, Palazzo Chigi e il Quirinale e della crisi aperta dal M5s. “In questo giorno di follia il Parlamento decide di mettersi contro l’Italia. Noi abbiamo messo tutto l’impegno possibile per evitarlo e sostenere il governo Draghi. Gli italiani dimostreranno nelle urne di essere più saggi dei loro rappresentanti”. Lo scrive su Twitter il segretario del Pd Enrico Letta.

Anche Mattarella è sceso in campo per indurre il centrodestra a non far cadere il governo, parlando con i leader della maggioranza. Si trattava di accettare il nuovo patto proposto dal presidente del Consiglio: ‘Siete pronti? La risposta non dovete dare a me, ma agli italiani’, aveva detto nelle comunicazioni della mattina. ‘Il sostegno che ho visto nel Paese, mi ha indotto a riproporre un patto di coalizione e a sottoporlo al vostro voto, voi decidete. Niente richieste di pieni poteri’, ha detto Draghi nella replica prima di chiedere la fiducia, che Forza Italia e Lega hanno annunciato che non voteranno, lasciando l’Aula. Non appena è iniziata la chiama sulla fiducia, il presidente del Consiglio Mario Draghi ha lasciato l’Aula di Palazzo Madama. Destinazione Quirinale per le dimissioni bis, poi comincerà il countdown verso il voto, che sarà calendarizzato il 25 settembre o il 2 ottobre.

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