“Il nuovo presidente del regime iraniano, molto meno radicalizzato e ben più intelligente dei suoi predecessori, ha appena chiesto agli Stati Uniti d’America un cessate il fuoco. Valuteremo la situazione quando lo Stretto di Hormuz sarà aperto, libero e sgombro. Fino ad allora, stiamo distruggendo l’Iran o, come si dice, lo stiamo riportando all’età della pietra”. Così su Truth il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump.
AXIOS: “POSSIBILE ACCORDO DI CESSATE IL FUOCO IN CAMBIO DELL’APERTURA DI HORMUZ”
“Gli Stati Uniti e l’Iran stanno discutendo un potenziale accordo che prevederebbe un cessate il fuoco in cambio della riapertura dello Stretto di Hormuz da parte dell’Iran”. Lo riporta il sito Axios citando tre funzionari statunitensi, senza specificare se le discussioni si siano svolte direttamente o solo tramite mediatori. I funzionari hanno avvertito che non è chiaro se si possa raggiungere un accordo. Tuttavia, hanno affermato che il presidente degli Stati Uniti Donald Trump sta discutendo la possibilità con funzionari sia interni che esterni all’amministrazione. Oggi Trump ha scritto su Truth che l’Iran ha chiesto agli Stati Uniti un cessate il fuoco, ma ha sottolineato che lo prenderà in considerazione solo se lo Stretto verrà riaperto. Il ministero degli Esteri iraniano ha prontamente smentito l’affermazione di Trump, e finora Teheran ha sempre negato di aver condotto negoziati diretti con Washington. Trump si rivolgerà alla nazione alle 21:00 (ora della costa orientale degli Stati Uniti) in merito alla questione iraniana.
ARAGHCHI INSISTE: “NON STIAMO NEGOZIANDO”
L’Iran non sta negoziando con gli Stati Uniti. Lo ha affermato con chiarezza il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi in un’intervista ad Al Jazeera. “Le cose tra Stati Uniti e Iran non sono ancora arrivate al livello di negoziati. Si tratta ancora di uno scambio di messaggi diretti e indiretti“, ha detto Araghchi. Il ministro ha confermato di aver ricevuto messaggi dall’inviato speciale americano Steve Witkoff, ma ha precisato che questi vengono gestiti a livello governativo e sotto la supervisione del Consiglio Supremo per la Sicurezza Nazionale iraniano. Rispondendo alla domanda su eventuali negoziati in corso, Araghchi ha spiegato che “nelle relazioni internazionali i negoziati hanno una definizione precisa: si svolgono quando due Paesi siedono faccia a faccia per raggiungere un accordo. Questo non esiste attualmente tra noi e gli Stati Uniti. Ciò che avviene è uno scambio di messaggi, diretti o tramite i nostri amici nella regione. Rispondiamo quando necessario, ma non si sono ancora formate vere trattative. Tutte le affermazioni in questo senso sono false”.
Sul tipo di contatto con Washington, Araghchi ha aggiunto: “Lo scambio di messaggi avviene tramite mediatori. Witkoff mi invia messaggi come faceva in passato, ma questo non significa in alcun modo che stiamo negoziando. È uno scambio che avviene sia in tempo di pace che di guerra”. Il ministro ha escluso categoricamente l’esistenza di canali paralleli o di divisioni all’interno del sistema politico iraniano: “Tutte le comunicazioni passano attraverso il Ministero degli Esteri o con il suo coinvolgimento. Le agenzie di sicurezza possono avere contatti, ma sempre nell’ambito definito dal governo e sotto la supervisione del Consiglio Supremo per la Sicurezza Nazionale. C’è un’unica gestione centralizzata di tutta la questione”. Araghchi ha inoltre ribadito che l’Iran è in grado di “difendersi fino al limite estremo” e che Teheran continuerà a rispondere a qualsiasi aggressione.


