HomeBreaking NewsTerrone di m***a, giornalista aggredito: solidarietà contro l'idiozia razzista (VIDEO)

Terrone di m***a, giornalista aggredito: solidarietà contro l’idiozia razzista (VIDEO)

Degrado, schifo. Solita vergogna. Non si può che dare ragione e una totale solidarietà ai colleghi giornalisti di CalcioNapoli24 che così hanno definito lo squallido episodio andato in scena ieri sera a Milano, al termine del big match del campionato di calcio tra Milan e Napoli.

Un giornalista napoletano, Marco Lombardi, è stato aggredito verbalmente e quasi fisicamente soltanto perché stava commentando per un’emittente meridionale il successo del Napoli contro il Milan, a San Siro, nella prima sfida scudetto andata in scena tra le due compagini favorite quest’anno per la conquista dello scudetto.

L’episodio macchia una serata di sport e di spettacolo calcistico che raramente ormai si vede sui campi italiani. Al fischio finale di Mariani, il Napoli, la squadra dei meridionali (che a San Siro non perde dal 2014) vince con merito davanti a circa 10 mila tifosi giunti a Milano da tutta Italia e lancia la prima fuga della stagione, mentre i campioni d’Italia – che pure hanno disputato anche loro una grande gara – perdono. E allora a qualcuno, per la rabbia, è saltata qualche rotella del cervello.

Lombardi è stato improvvisamente aggredito da un tifoso del Milan all’esterno dello stadio, mentre svolgeva le sue mansioni da inviato nel post-partita. Solo la lucidità del giovane cronista e l’intervento di alcuni passanti hanno evitato il peggio.

“Diamo la linea allo studio”, questa l’inevitabile e saggia decisione presa in diretta. Tutto è avvenuto in diretta, mentre l’aggressore proferiva l’espressione “Terrone di merda” e continuava a inveire contro il giovane cronista. E la cosa più sconcertante è che l’epiteto pare sia stato gridato con sdegno da un supporters rossonero in realtà probabilmente del Sud, visto l’accento.

E’ il paradosso socio-culturale di intere generazioni che si sono avvicinate allo sport più popolare sostenendo le squadre più titolate, quelle che vincevano “facile” scudetti e coppe a suon di miliardi. Squadre forti, belle e vincenti, società disposte ad alimentare i sogni dei più piccoli e i fanatismi degli adulti anche a costo di macinare una valanga di debiti e truccare i bilanci. Il calcio di un tempo è diventato business e nell’azienda del calcio, non a caso, Juventus, Milan e Inter si spartiscono da tempo immemore scudetti, lasciando negli ultimi 35 anni le briciole di due scudetti al Napoli di Maradona, uno scudetto alla Lazio di Cragnotti (che per stare al passo delle rivali ha firmato il suicidio economico della sua azienda) e uno alla Roma di Totti (e di una persona perbene come il compianto Franco Sensi).

Così i più importanti stadi italiani del Nord si sono riempiti (e si riempiono) di tifosi non solo indigeni ma soprattutto d’esportazione, gente che viene “schifata” per le proprie origini ma che, per comode dinamiche “pappagallesche”, è arrivata a solidarizzare col nemico, sino ad inneggiare anzi al peggio possibile nei confronti della propria terra: canta eruzioni vulcaniche del Vesuvio e dell’Etna, con l’augurio di colate di lava, terremoti, malattie e morte ai meridionali. E molto peggio ancora è la coglionata dei “buuu” razzisti puntualmente intonati contro gli atleti di colore. Sempre più spesso tra queste mandrie di pecore del pallone che in Italia danno vita ad atti di razzismo, ci sono proprio “tifosi” del Sud che si fanno una trasferta dalla Sicilia, dalla Calabria o dalla Puglia e dalla Campania stessa, sino a Milano e Torino, per inneggiare contro la propria Terra. Una sublimazione totale dell’assurdo. Follia e idiozia.

Nemmeno il minuto di silenzio che la Lega ha chiesto di svolgere per le vittime dell’alluvione nelle Marche ha frenato l’istinto degli stupidi presenti a San Siro, la Scala del Calcio ridotta da alcuni soggetti ad un ritrovo di capre prive di rispetto per gli altri. La vita è una meravigliosa giostra piena di misteri e buchi neri, verrebbe da ridere se non ci fosse da piangere e ci sarebbe da fare uno studio scientifico sul vuoto cerebrale insito in alcuni esemplari della natura umana quando un meridionale invoca la morte di un suo conterraneo solo perché tifoso di una squadra che è poi la compagine simbolo del Sud stesso e la cui maglia è stata vestita dal più grande calciatore di tutti i tempi.

Anche ieri sera è andato in scena il solito rituale dei cori razzisti, che qualcuno poi definisce allegramente degli “sfottò”. Ma – condividendo la posizione assunta dai colleghi di CN24 – fin quando ci saranno soltanto ridicole ammende e non la chiusura di settori, se non di interi stadi e responsabilità oggettiva anche delle squadre di casa, non cambierà nulla.

I problemi della vita sono altri, eppure nell’Italietta degli asini razzisti 2.0 impera ancora la discriminazione, il razzismo territoriale, da Nord a Sud e da Sud contro il Sud.

Ognuno faccia il tifo per chi vuole ma la violenza verbale e quella fisica va estirpata. Viva la sana rivalità, abbasso l’imbecillità. TN24 esprime piena solidarietà al collega Lombardi e a tutta la redazione di CN24.

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