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Taormina, “zozzoni” cercasi. Il Comune guardi lo scempio di Isola Bella e si multi per inadeguatezza

TAORMINA – “Zozzoni” cercasi ma stavolta a Taormina va in scena una vergogna da auto-multa. La stagione turistica è ormai alle porte, arrivano i primi turisti e gli operatori dell’industria dell’ospitalità corrono per farsi trovare pronti all’appuntamento. Albergatori, commercianti, ristoratori, negozianti si danno da fare, con il solito encomiabile impegno. A maggior ragione negli stabilimenti balneari colpiti dal Ciclone Harry si stringono i tempi, con ancora più determinazione, per centrare l’obiettivo della ripartenza.

Chi non è pronto, e non regge il passo, ancora una volta è la politica locale, in letargo prima del rito a puntate dello show autocelebrativo. A Taormina mare la relativa puntata del miracolo nel Ducato è già fissata per il primo maggio. C’è tempo.

Intanto, l’Associazione Serapide ha lamentato nelle scorse ore “lo sfregio alla società civile”. Sarà stata un’esagerazione? Siamo andati a fare un sopralluogo a Isola Bella per constatare la situazione. In effetti, non soltanto era del tutto corretta la nota di Serapide ma semmai non rendeva pienamente l’idea. A vedere da vicino la spiaggia c’è da mettersi le mani nei capelli. Lo scenario è un esempio plastico di come l’inerzia dell’attività amministrativa mortifica un luogo di straordinaria bellezza, lo lascia nel degrado e lo consegna agli occhi imbarazzati dei turisti. Il copione non è molto diverso da quello già visto alla Villa Comunale.

I volontari taorminesi avevano raccolto e differenziato i rifiuti scaraventati dal Ciclone Harry in spiaggia, a Isola Bella, come d’altronde c’era stata una esemplare mobilitazione pure a Mazzarò. I volontari avevano però esortato il Comune ad affrettarsi a rimuovere tutto, per anticipare le consuete mareggiate che precedono l’avvento della primavera. E, invece, quella spazzatura, non è stata smaltita. La politica se n’è sbattuta di pulire Isola Bella. Il mare non aspetta nessuno e ha sparso quell’accumulo di materiali sulla spiaggia di Isola Bella. Rieccola la spazzatura, in bella mostra, sul litorale e stavolta ad osservarla ci sono i turisti che passeggiano e fotografano. In zona proseguono i lavori di ricostruzione dei lidi e anche gli operai degli stabilimenti non fanno mistero del loro imbarazzo e non si capacitano dell’accaduto. “Vuoi vedere che ora diranno a noi di occuparcene e togliere tutto?”, non a caso ci sussurra sconsolato qualche lavoratore.

Dallo slogan, specialità della casa, alla cruda realtà, il copione si ribalta: da “Taormina bella e pulita” a “Taormina bella e zozza”. Stavolta non si potrà dare la colpa ai soliti “taorminesi zozzoni”, come li ha battezzati a suo tempo il sindaco Cateno De Luca in una delle sue (ormai rare) apparizioni in città. Il blitz forse in questo caso bisognerebbe farlo all’incontrario e farselo da soli, con l’auto-multa da 500 euro da comminare agli inquilini del palazzo municipale.

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Lo vogliamo dire con estrema chiarezza a tutti e nessuno escluso: quando ci si misura con un posto importante come Taormina non si può giocare. O si è all’altezza del compito o non lo si è. La terra di mezzo è un “refugium peccatorum” non esiste. C’è un problema serio di inadeguatezza complessivo della classe politica che regge le sorte della città. La questione esisteva prima e non è stata risolta adesso. La caratura non s’inventa nel carrello della spesa. E a Taormina la tranquillità oggi, per chi governa, del poter godere dell’inesistenza totale di un’opposizione in città è, sì, una “polizza salvifica” (lo abbiamo detto e lo ribadiamo) ma se poi dall’altra parte chi è al potere continua a collezionare figuracce in serie, la gente si si fa un’idea chiara. Vede e provvede. E gli operatori economici non sono scemi neppure loro. La “spremuta” ad oltranza sui tributi prende le sembianze di un macigno e può spuntare la sorpresa che non t’aspetti. Non è detto che possano bastare le “partecipazioni” o la claque né che si ripetano all’infinito i masochismi del cretinismo politico altrui. Per intendersi, assist da fessi come quelli visti a Messina e Giardini.

Qui a Taormina non si comprende chi e cosa si è atteso – e si continua ad aspettare – per ripulire una spiaggia che è il biglietto da visita della città. O devono essere sempre i volontari a immolarsi? E per giunta si va a frustrare la generosità dei cittadini. Bastava poco per liberare il litorale dai rifiuti, tenendo anche conto che la squadra ecologica di Asm è in gamba e ha già dimostrato di saper affrontare bene le emergenze. Non è certo colpa degli operatori se non sono stati mandati a liberare Isola Bella.

Taormina, di questi tempi, caso unico in Italia, ha due sindaci in carica e se quello eletto è assente per impegni di campagna elettorale, l’altro – il co-sindaco delegato, Massimo Brocato – non può restare chiuso a dirigere l’orchestra nel palazzo, come uno “scrivano fiorentino” e, visto che ormai ha avuto in dono i pieni poteri, deve andare sui luoghi, altrimenti la sua stessa candidatura ad “erede” ufficiale al trono di De Luca alle prossime elezioni rischia di complicarsi. O si pensa che possa sempre bastare la parabola del miracolo dentro una bella diretta social, con il “papà” che pontifica, arringa e giustifica la ciurma, decretando urbi ed orbi l’autoassoluzione del Ducato. Ad onore del vero, c’è scappata di recente pure qualche dimissione – dopo relativa sfuriata sindacale – di fronte all’evidenza di un altro scivolone politico. Ma, come detto, il problema è generale, c’è un’intera classe politica locale che forse non regge la pressione, non ce la fa a sostenere l’impegno, la responsabilità, il ruolo. E’ un fatto acclarato.

Questa inadeguatezza non fa bene alla Città di Taormina. Dispiace dover vedere e commentare certe scene. Come si fa poi a parlare di turismo e strategie? Non ci può essere artifizio o equilibrismo che tenga se, alla fine della fiera, viene meno l’abc della gestione ordinaria di un territorio. Il resto lo fa una certa spocchia. Tuttavia, quando si tira sempre e troppo la corda, l’orizzonte non è molto difficile da interpretare. Avoglia a cantarsela e suonarsela da soli. Taormina non si esalta a colpi di spartito e teatro. Si valorizza con l’attenzione costante sulle cose e l’abnegazione quotidiana. Non ci può essere sempre l’eterno alibi che quelli di prima “fiteru” (il che è vero), se adesso si finisce per fare altrettanto. La narrazione miracolistica poi s’ammoscia e s’infrange contro la lezione impietosa della realtà. E quella della Villa Comunale e le precedenti forse non hanno ancora insegnato nulla.

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