TAORMINA – La stagione turistica è ormai alle porte e a poche settimane dalla riapertura di diverse attività economiche (alberghi in primis), Taormina fa i conti con il suo ormai acclarato doppio volto: da una parte la politica che sonnecchia tra le solite chiacchiere e l’assenza di una visione dinamica e incisiva del territorio, e dall’altra la filiera dell’ospitalità, che ancora una volta nasconderà i problemi e salverà tutto e tutti.
Al palazzo municipale c’è un’Amministrazione comunale che ha due sindaci in carica e tutto il resto del circo politico a fare contorno e coreografia. Il sindaco eletto, Cateno De Luca, in queste ore è a Roma per la convention della sua Fenapi, poi sarà impegnato in campagna elettorale a Messina, poi di nuovo a Palermo e, quando avrà uno spazio libero, tornerà a Taormina. Nel frattempo rimane al “timone” del municipio Massimo Brocato, co-sindaco (non eletto, ma delegato) a cui De Luca ha consegnato le chiavi del municipio e si occupa di tutta la parte amministrativa del “quotidiano”.
Praticamente un unicum in Italia, un paradosso che si commenta da sé e un assetto amministrativo che lascia perplessa e contrariata una larga parte dei taorminesi, nel frattempo tartassata dalle continue chiamate ai tuffi nell'”acquario” dei tributi. Una situazione che non trova alcun ostacolo ed anzi resa possibile in piena tranquillità da un’opposizione totalmente inesistente a Taormina. Il fronte cittadino della minoranza il 26 febbraio si ritroverà dopo tre anni di assenza dalla scena per una riunione in cui si celebrerà una fantomatica ripartenza verso le future elezioni Amministrative: un appuntamento a metà tra nostalgia e “sogno” per immaginare, tutti insieme appassionatamente, un ribaltone che ad oggi non ha nessuna possibilità di diventare realtà.
In tutto ciò il 19 gennaio scorso c’è stato un evento epocale come il Ciclone Harry, che ha devastato la zona litoranea e danneggiato gli stabilimenti balneari. Si parla della festa del 1 maggio, si accentra il focus sui ristori come fosse una replica della fase Covid in cui piovevano pure lì ristori come “caramelle” e tutto il resto era un punto interrogativo. E qui il tempo scorre e la svolta è lontana. Gli operatori economici aspettano certezze che non arrivano e la ricostruzione rimane ostaggio delle solite diatribe e i consueti corto circuiti politici, burocratici e amministrativi, tra Regione, Stato centrale e Comuni.
Probabilmente in un Comune come Taormina che ha 40 milioni di euro in cassa ed è il più ricco della Sicilia, ad esempio, si poteva e si doveva immaginare qualcosa di diverso e una strategia migliore di quella che si è vista sin qui. Ma si sa che, ad un anno dalle Regionali, questo è il momento delle schermaglie e anche i ritardi diventano croce e delizia, hanno i loro “contro” e per assurdo pure qualche “pro”. Si traducono in un incubo per gli operatori del turismo che hanno una gran fretta di ripartire, e rappresentano un problema e tuttavia pure un momento per gli attori della politica di scontrarsi ad oltranza con i poteri forti, catalizzare la scena agli occhi della comunità e mettere pressione sugli interlocutori di oggi e avversari di domani. Una partita dentro la partita nel diario degli eventi.
Alla fine della fiera, Taormina farà la sua stagione turistica e siamo certi che andrà bene. E, come sempre, dovrà dire grazie alla sua indomita filiera produttiva, che per fortuna è di un livello nettamente superiore alle dinamiche della politica paesana.
La differenza la farà, ancora una volta, l’industria dell’ospitalità guidata dall’hotellerie, cuore pulsante e realtà trainante della destinazione con le strutture e i professionisti già pronti ad accogliere i turisti. Taormina può vantare a pieno titolo il comparto alberghiero migliore che c’è in Sicilia e nel Sud e questo è un fattore che conta e sposta gli equilibri. E’ una presenza forte e altamente qualitativa, accompagnata dai vari imprenditori, ristoratori, commercianti, negozianti e chi più ne ha più ne metta.
Nel breve periodo, il grande rebus rimane semmai la prospettiva dei balneari, tenendo pure conto della “spada di Damocle” della Bolkestein, perché è chiaro che non basta ricostruire se all’orizzonte ci sono poi le gare. E qui la politica farebbe bene a darsi una mossa e a trovare lo spariglio risolutivo che, al netto delle volontà dell’Europa, forse esiste già e che si ha un pò la sensazione che in tanti facciano finta di non vedere. Ma è l’intero sistema della politica che deve darsi una svegliata e cambiare passo e mentalità. A tutti i livelli, da Palermo e Roma sino ai sindaci e gli amministratori. Meno social e meno sceneggiate, più concretezza e più capacità di affrontare i problemi. Please.


